Il mercato Mobility è in ripresa dalla pandemia

La crisi degli ultimi anni sembra volgere al termine, e se alcuni comparti del mercato italiano della mobilità hanno già superato il 2019 in termini di spesa dei consumatori, altri proseguono la ripresa iniziata nel 2021, ma restano ancora lontani dai valori pre-pandemia. Inoltre, nonostante il ricorso a strumenti di pagamento elettronici riguardi ancora solo una transazione su 10, il digitale sta aumentando la sua incidenza anche nei comparti più tradizionalmente legati al contante. Un esempio è il trasporto su taxi, dove la penetrazione delle carte di pagamento nel 2022 ha raggiunto il 27% del totale. È quanto emerge dagli Osservatori Innovative Payments e Innovazione Digitale nel Turismo della School of Management del Politecnico di Milano.

In crescita trasporti aerei, ferroviari e autonoleggi

Il comparto aereo, prima voce del mercato Mobility e il più colpito dalla pandemia, nel 2022 segna +65% rispetto al 2021, assestandosi a 9,9 miliardi di euro (-27% sul 2019). Anche per il mercato dei traghetti, dopo un anno di stabilità, il volume delle transazioni torna a crescere, sfiorando i 2 miliardi di euro (+29% sul 2021). Il settore del trasporto su autobus a medio-lungo raggio registra invece un +24% sul 2021, per un valore totale di 310 milioni di euro, mentre il trasporto ferroviario, dopo due anni di incertezza, supera seppur di poco (+1%) il 2019. Anche il mercato dell’autonoleggio ha conseguito risultati positivi: con oltre 1,5 miliardi di euro (+66% sul 2021) nel 2022 ha già superato il valore pre-pandemia del 9%.

Taxi: +81% rispetto al 2021

Nel trasporto pubblico locale i servizi urbani nel 2022 raggiungono un transato complessivo di 3,8 miliardi di euro (+46% sul 2021) recuperando quasi completamente il gap con il 2019. Il mercato dei taxi, dopo una forte contrazione nel 2020, è quello con la crescita maggiore rispetto al 2021 (+81%), sfiorando 1,5 miliardi di euro (+250 milioni sul 2019). Il mercato del pedaggio autostradale, seconda voce principale della Mobility, nel 2022 vale nel complesso oltre 8,5 miliardi di euro (+6% sul 2021), superando leggermente il valore del transato del 2019, mentre il settore delle ZTL registra una forte ripresa (+32% sul 2021), ma il valore complessivo (62 milioni) resta ancora lontano dai 90 milioni del 2019.

Pagamenti digitali più rilevanti anche per treni e autobus

Nel 2022 il contante rimane lo strumento preferito dai consumatori nella quasi totalità dei casi, ma il digitale conferma la sua penetrazione in alcuni comparti, facendo da volano al rilancio di mercati tradizionalmente più legati al pagamento fisico o in loco. È il caso degli autobus a medio-lungo raggio, per i quali aumenta del 12% rispetto al 2019 l’incidenza dell’acquisto tramite carte e wallet proprietari degli operatori di trasporto. Anche i canali online diventano più rilevanti, dal 54% di incidenza nel 2019 al 64% nel 2022, recuperando a valore circa l’80% del pre-pandemia.
Anche nel mercato del trasporto ferroviario si conferma il ricorso a strumenti elettronici per prenotare/pagare, dove l’online incide sul 59% dei volumi del comparto, +18% sul 2019.

Spazi lavorativi, è l’ora del cambiamento

Addio a uffici tradizionali e “statici”, sì a spazi di lavoro flessibili e adatti alle nuove esigenze. Dopo la pandemia, anche gli spazi professionali vanno reinventati. Tra smart working e una maggiore attenzione alla work-life balance, le aziende più illuminate ripensano gli ambienti dove ospitare i collaboratori. C’è di più: come riferisce un’indagine di Sodexo, multinazionale francese leader nei servizi di ristorazione, ben 1 azienda su 3 intende ripensare e trasformare i propri spazi di lavoro.  L’obiettivo finale è migliorare il benessere e la qualità della vita lavorativa del personale.

L’evoluzione del lavoro nel corso del tempo

Non è certo un segreto che nel tempo, progressivamente e con una forte accelerazione nei mesi scorsi, il concetto di lavoro sia cambiato profondamente. “Si è passati dal vivere per lavorare al lavorare per vivere, ben rappresentato dagli anni ‘80 e ’90” spiega Stefano Biaggi, Presidente e AD di Sodexo Italia. “Oggi la nuova frontiera è il lavorare per cambiare: andare a lavorare per cambiare noi stessi e cambiare il mondo in meglio. È in questo nuovo scenario che Sodexo ha deciso di annunciare Vital Spaces, la nuova proposta di valore per le aziende che vogliono intraprendere questo percorso di sperimentazione e innovazione. Sodexo è un’azienda di servizi a valore aggiunto: il servizio di ristorazione, storicamente il nostro core business, oggi incide per il 70% del fatturato mentre gli altri servizi Soft & Hard FM, che portano un valore all’esperienza del dipendente in azienda tramite la gestione e la cura degli spazi, pesano per il 30%”.

Spazi lavorativi da “reinventare”

Per capire di più di questo fenomeno, Sodexo Italia ha coinvolto tre esperti: Carmelo di Bartolo, Docente di Creatività e Progettazione Iulm e di Ergonomia Cognitiva Unisob, Gianandrea Ciaramella Architetto e professore associato del Politecnico e l’esperto di smartworking di Workitect Luca Brusamolino. Che affermano: “Il ruolo dei servizi si sta trasformando perché sta cambiando il modo in cui si utilizzano gli spazi. Gli spazi degli uffici sono sempre più spesso oggetto di una trasformazione che comporta una loro riduzione o rimodulazione per un impatto più sostenibile dell’impresa nell’ambiente. Sono spazi sempre più flessibili e polifunzionali perché le medesime aree devono essere destinate ad accogliere diversi tipi di attività durante la giornata o diverse tipologie di lavoro: di gruppo o individuale. Sono spazi che devono permettere l’incontro delle persone, indispensabile per favorire la creatività e il senso di appartenenza all’azienda. Il lavoro da remoto, infatti non è parimenti efficace quando è necessario stimolare la creatività e l’attaccamento all’azienda”. 

“Soluzioni e servizi per far vivere bene le persone”

“Quello che le aziende stanno sperimentando sono soluzioni e servizi per far vivere bene le persone in spazi gradevoli e facili da usare” aggiungono gli esperti. “Soluzioni che permettano di avere a disposizione aree di dimensioni e con caratteristiche adatte agli obiettivi dell’attività dei lavoratori: una postazione individuale insonorizzata o un ambiente ampio dove riunirsi o ancora una sala dove lavorare senza distrazioni. Ancora, aree per dare prestigio all’azienda e messe a disposizione dei collaboratori così da valorizzarli e farli sentire strategici”.

Quali sono i tatuaggi più popolari su Instagram e Google?

Sono cinque i tipi di tatuaggi più popolari in tutto il mondo: Nome, Lettera, Citazione, Parola, e Testi. Almeno, secondo Preply, che ha analizzato il numero di post taggati su Instagram e la domanda annuale di ricerca su Google. Secondo la piattaforma di apprendimento online i nomi tatuati sono infatti il tatuaggio più comune, con oltre 298.000 post su Instagram e 2,6 milioni di ricerche annuali su Google. Solitamente è il nome di un membro della famiglia, una persona cara o la/ilpartner. Al secondo posto, con un totale di 2,2 milioni di post su Instagram e ricerche su Google, si piazzano le lettere tatuate. In genere, le lettere tatuate sono semplici e presentano un singolo carattere, spesso la prima lettera di un nome, o di un luogo significativo per chi ha scelto questo tipo di tatuaggio.

Un ottimo modo per esprimere la propria personalità

Che vogliano ispirare o divertire, le citazioni tatuate sono un ottimo modo per esprimere la propria personalità. Si aggiudicano quindi il terzo posto, con 87.400 post su Instagram e 896.640 ricerche annuali su Google. Che si tratti di un sentimento, un’azione o qualcosa di motivante, le parole tatuate possono riflettere una serie di pensieri e sentimenti diversi. In quanto quarta tipologia più comune, le parole tatuate sono presenti in 87.400 post di Instagram e ottengono 535.200 ricerche annuali su Google. Tatuarsi un testo è invece al quinto posto, con 150.320 risultati totali su Instagram e su Google. I testi tatuati possono variare in lunghezza e stile, che si tratti di un testo particolarmente significativo o una frase della propria canzone preferita.

Giapponese, cinese e arabo le lingue più tatuate

Non ci si deve per forza limitare alla propria lingua madre quando ci si fa un tatuaggio. Molti infatti scelgono di farsi tatuare parole o frasi straniere. Alcuni preferiscono l’aspetto estetico di determinate lingue, altri apprezzano il mistero di una lingua che i loro coetanei non conoscono.  Il giapponese è in cima alla lista delle lingue (231.240 ricerche all’anno), seguito dal cinese (184.800). Forse perché nella versione scritta di queste lingue vengono utilizzati simboli che molti potrebbero trovare esteticamente gradevoli.
L’arabo è la terza lingua più popolare (81.600), mentre l’italiano si colloca al 9° posto, con 19.080 ricerche annuali ogni anno, dimostrando di essere popolare in tutto il mondo.

A Milano più ricerche per rimozioni o correzioni

Disegnare con un inchiostro permanente sul proprio corpo può spesso portare le persone a pentirsene. Con i tatuaggi in lingua, questi rimorsi possono derivare da errori di ortografia e traduzioni errate.
Per individuare i Paesi con il maggior numero di pentimenti Preply ha analizzato la domanda di ricerca per la rimozione e le correzioni di tatuaggi, e gli Stati Uniti mostrano il maggior numero di rimorsi: oltre 1 milione di ricerche annuali per la rimozione di tatuaggi, seguiti da Brasile e Regno Unito (275.040 e 217.200 ricerche).
Con 6.720 ricerche all’anno in Italia è Milano dove si riscontra la maggiore richiesta di rimozioni di tatuaggi, seguita da Roma (6.720) e Torino (1.680).

In 2 anni +572 start up innovative, soprattutto “rosa”

A fine settembre 2022 sono duemila le start up innovative femminili registrate, 572 in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Insomma, malgrado la pandemia l’innovazione al femminile cresce. Proprio a cavallo dell’epidemia da Covid 19 molte donne hanno dato vita a questa tipologia di impresa, costituita nella forma di società di capitali, specializzata nello sviluppo, nella produzione e nella commercializzazione di un prodotto o servizio ad alto valore tecnologico. Come mostrano i dati elaborati da InfoCamere per l’Osservatorio sull’imprenditorialità femminile di Unioncamere, le innovatrici rappresentano il 13,6% del totale delle start up. Una quota analoga a quella registrata due anni prima (13,5%), ma in questo biennio la loro crescita è stata notevole: +40%.

Più innovazione al femminile in Lombardia, Lazio, Campania, Emilia-Romagna

Oltre il 70% di queste duemila imprese femminili opera nei servizi alle imprese (1.455), poco più del 15% nelle attività manifatturiere (306), e il 4,6% nel commercio (91), mentre quote residuali sono attive negli altri settori economici.  L’innovazione al femminile ha il suo cuore pulsante in quattro regioni, che concentrano più del 50% del totale delle imprese innovative guidate da donne: Lombardia (470), Lazio (263), Campania (204), ed Emilia-Romagna (143). In valori assoluti, invece, i saldi più consistenti in questi due anni sono stati registrati in Lombardia, Lazio, Campania e Toscana.

Donne impegnate nei settori a maggior contenuto di conoscenza 

L’aumento considerevole delle start up innovative va del resto di pari passo con il crescente impegno delle donne nei settori a maggior contenuto di conoscenza, come i Servizi di informazione e comunicazione, le Attività finanziarie ed assicurative, le Attività professionali, scientifiche e tecniche, l’Istruzione e la Sanità e assistenza sociale. Settori che oggi rappresentano quasi il 10% dell’universo femminile che fa impresa.

A fine settembre 2022 più di 1 milione 342mila imprese femminili

Nel complesso, a fine settembre 2022, le imprese femminili sono più di 1 milione 342mila, e rappresentano il 22,18% dell’imprenditoria italiana. Tra i settori a maggior tasso di femminilizzazione Altre attività dei servizi (in cui le imprese femminili sono oltre la metà), Sanità e assistenza sociale (37,21%), Istruzione (30,92%), Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (29,21%), Agricoltura (28,13%) e Noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (26,54%). Le imprese femminili sono inoltre più diffuse al Centro e nel Mezzogiorno, dove rappresentano oltre il 23% dell’imprenditoria totale, con punte del 27% nel Molise, del 26% in Basilicata, di oltre il 25% in Abruzzo e di più del 24% in Sicilia e in Umbria.

I valori guida per la spesa 2022 secondo il Nuovo Codice Consumi 

Dal punto di vista dei consumi, con i suoi 59 milioni di abitanti l’Italia si può ‘riassumere’ in sole nove comunità di consumatori. Si tratta di comunità trasversali per età e collocazione geografica, e per genere e status socio-economico, perché ad accomunarle sono altri fattori: i valori, le passioni, gli atteggiamenti. E quindi, l’adesione a uno stesso stile di vita, e anche di spesa. A individuarle, grazie a un approccio innovativo, è stato il Nuovo Codice Consumi, realizzato da GS1 Italy in collaborazione con Ipsos e McKinsey & Company.

I sei temi dei consumi per gli italiani 

Anzitutto il Nuovo Codice Consumi ha identificato sei temi chiave che definiscono i principali valori, e con quale dimensione, gli italiani si relazionano alla spesa, ai consumi e alla vita quotidiana. I sei temi sono Emozionalità di prodotti e marchi, Innovazione dell’esperienza di consumo, Omnicanalità ed esperienza d’acquisto, Cura per l’ambiente e la persona, Territorialità, e Convenienza e parsimonia.
In seguito, il Nuovo Codice Consumi ha suddiviso gli italiani in nove ‘comunità di sentire’, diverse, ma non mutualmente esclusive.

Dagli angeli custodi ai ribelli etici

La prima è quella di chi si gusta le piccole cose (12% dei consumatori italiani), per i quali basta poco per essere felici. La seconda riguarda gli angeli custodi, ‘coloro che curano il nido’ (11%) o caring parsimoniosi, e la terza, gli ispirati dall’edonismo (14%), che racchiude i ‘disattenti con il gusto di essere ammirati’.  A questi seguono i follower del fashion (10%), consumatori ‘ricercati dal gusto brandizzato’, e i saggi del benessere (20%, la comunità dei ‘conviviali concentrati sulla salubrità’.
Ma c’è anche una comunità di chi è costretto a vivere veloce (13%), gli ‘urban-onnivori disinteressati’, per i quali la vita è un delivery, e una che contraddistingue i ribelli etici, o moral suasion: ovvero, ‘no logo e freddi con la GDO’ (11%).

Dagli amanti delle marche ai sostenitori della sostenibilità

C’è poi una comunità di sperimentatori accorti, i ‘creatori di gusti, informati e avveduti’ (22%), e una di autentici nostalgici del genius loci, i ‘custodi tradizionalisti ed elegiaci a km0’ (12%). Insomma, dagli amanti delle marche a quelli dell’autoproduzione, dai fedelissimi del mercato a chi fa la spesa online, dai sostenitori della sostenibilità a quelli dei territori di produzione, dai parsimoniosi attenti al prezzo a quelli che fanno scorte quanto ci sono promozioni, sono questi gli italiani delle nove community individuate dal Nuovo Codice Consumi.

Quali sono le intenzioni di viaggio degli italiani per le festività natalizie 2022?

La voglia di vacanza degli italiani non manca. Il 18% dei nostri connazionali è intenzionato a concedersi un periodo di vacanza durante le festività natalizie, e il 58% tra gennaio e marzo 2023, pur con una leggera contrazione rispetto allo scorso anno. Ma come saranno le prossime vacanze natalizie e invernali degli italiani? Alla domanda risponde l’aggiornamento di Future4Tourism, l’indagine Ipsos che dal 2017 analizza ed esplora i trend futuri del turismo nazionale e internazionale per comprendere le scelte di viaggio e di vacanza degli italiani. 

Il 18% degli italiani è intenzionato a partire

Ma quali sono le previsioni per le vacanze natalizie 2022? Il 18% degli italiani è intenzionato a fare un periodo di vacanza fuori casa durante le festività (in calo di 2 punti percentuali rispetto allo scorso anno) e circa 8 connazionali su 10 rimarranno nel Bel Paese. Il Capodanno è la festività che prevalentemente si decide di includere nel proprio periodo di viaggio (51%), e in un caso su 3 il periodo si estenderà includendo o il giorno di Natale o il giorno dell’Epifania. Rilevante però è anche la quota di coloro che pur andando in vacanza non includono nessuna festività: sono il 24%. 

L’Italia continua a essere la meta più scelta

I prossimi mesi saranno cruciali per comprendere l’andamento del mercato turistico, considerando i diffusi aumenti di prezzo che già influenzano le scelte di consumo. In merito alle vacanze invernali 2023, tra chi ha già deciso la destinazione, al pari dello scorso anno, l’Italia continua a essere la meta più scelta (68%). Le destinazioni oltre confine, tuttavia, continuano il costante trend di risalita dopo i periodi caratterizzati dalla pandemia. Il 20% dei vacanzieri, infatti, viaggerà in Europa, il 10% opterà per mete extra europee, e il rimanente 2% farà una crociera. Relativamente alla tipologia di vacanza, le visite culturali e a città d’arte verranno scelte dal 34% dei viaggiatori, posizionandosi subito dopo le mete all’aria aperta.

L’inverno per molti significa trascorrere le giornate sulla neve

Montagna, collina e lago raccolgono le preferenze del 38% dei viaggiatori invernali. E se per le vacanze ‘culturali’ Toscana e Lazio sono le regioni più gettonate, le vacanze all’aria aperta interesseranno soprattutto Trentino-Alto Adige, Lombardia ed Emilia-Romagna. Le vacanze in località di mare saranno invece scelte dal 28% dei vacanzieri. L’inverno per molti italiani significa però trascorrere giornate sulla neve. Tra gli sciatori solo l’11% non modificherà le proprie abitudini rispetto agli scorsi anni. Il restante 89% si vedrà costretto ad adottare strategie di contenimento della spesa, scegliendo località con prezzi degli impianti di risalita più contenuti (37%), riducendo le giornate di sci (28%), fino, almeno per quest’anno, alla completa rinuncia (24%).

LinkedIn, perchè è importante fare personal branding?

Attualmente su LinkedIn ci sono 16 milioni di utenti italiani e oltre 400mila aziende con sede in Italia: è la terza business community per volume in Europa e il più esteso database di contatti per quanto riguarda il mercato del lavoro in Italia. Con questi numeri, appare subito evidente perchè è importante esserci, e bene. Già, perchè l’utilizzo corretto del social consente davvero di fare avanzamenti di carriera. LinkedIn è ormai un “sorvegliato speciale” di recruiter e head hunter, che lo utilizzano in maniera professionale per cercare candidati o approfondire la conoscenza di profili già noti: secondo una survey Wyser, oltre l’80% dei recruiter effettua una ricerca online del candidato dopo aver ricevuto il suo curriculum e il 42,9% utilizza i social in generale e LinkedIn in particolare per cercare una conferma delle qualifiche per il lavoro del/della candidato/a, mentre il 45,2% lo usa per farsi un’idea sulle caratteristiche della personalità, come apertura mentale, propensione a collaborare e senso etico, ritenute sempre più fondamentali soprattutto per profili manageriali e di responsabilità.

Come curare il proprio profilo

“Se è vero che i professionisti sono sempre più attratti da aziende di cui sposano i valori, le organizzazioni sono alla ricerca di quei profili che non solo rispondano alle competenze di cui hanno bisogno, ma sappiano anche farsi portatori della cultura e mission aziendale, che siano cioè dei veri e propri ‘ambassador'” commenta Carlo Caporale, ad di Wyser Italia e LinkedIn Top Voice Lavoro 2022. “Il personal branding rappresenta quindi un’opportunità per presentarsi al meglio sul mercato del lavoro e, al contempo, di dimostrare la padronanza di una soft skill oggi molto richiesta”. Ma come si fa? Ecco alcuni consigli da parte degli esperti. Curare la propria presenza su LinkedIn può diventare un elemento distintivo che rileva soprattutto nelle fasi di crescita della propria carriera. La prima regola per emergere è quella di aggiornare il profilo personale. Quasi il 50% di chi si occupa di ricerca e selezione dà valore alla coerenza delle informazioni del profilo con quelle contenute nel curriculum. Oltre al confronto con la sezione ‘Esperienze’, però, le varie sezioni del profilo personale – foto di copertina, headline, sezione ‘Informazioni’ e molte altre – offrono la possibilità di inserire dettagli che per ragioni di sintesi vengono esclusi dal curriculum, ma che sono utili a sottolineare capacità e competenze acquisite o il grado di responsabilità che si gestisce o ancora a far intuire aspetti della personalità o soft skill. Anche la propria community va curata con attenzione. Gli esperti consigliano di richiedere e accettare richieste di collegamento da contatti di lavoro (colleghi, collaboratori, responsabili) o di business (fornitori, clienti attuali o potenziali). E’ opportuno seguire invece quelle persone o aziende affini ai propri interessi e che parlano di temi rilevanti per la propria occupazione. Attraverso le interazioni con i post, che siano like o condivisioni, si possono rinsaldare relazioni con i contatti; commentando dei post o rispondendo a commenti altrui si può iniziare o proseguire conversazioni e stringere nuove relazioni.

Condividere notizie o produrre contenuti

E’ strategico informarsi e posizionarsi sui temi rilevanti per il proprio business. LinkedIn svolge sempre di più un ruolo di media per l’informazione relativa al mondo del lavoro e dell’impresa. Oltre a pagine ufficiali come LinkedIn Notizie e Obiettivo Lavoro, a produrre i contenuti sono proprio i suoi utenti, aziende e persone, ciascuno esperto nel proprio ambito. Condividere una notizia di settore accompagnata da un proprio commento oppure un post in cui si racconta un progetto fa posizionare come persona esperta in un preciso settore. 

Giovani e lavoro: la figura del tecnico non attrae. Perchè?

Una ricerca di AstraRicerche, commissionata dal Gruppo Tesya, fotografa ambizioni, bisogni e desideri relativi a scuola e lavoro dei giovani studenti tra i 15 e 19 anni in Italia, Spagna, Portogallo, Slovenia e Croazia. In particolare, sul profilo professionale del tecnico permangono da parte dei giovani ancora pregiudizi e sentimenti contrapposti, mentre è una figura che si sta evolvendo per rispondere alle nuove aspettative dettate dall’innovazione tecnologica. E che rimane di fondamentale importanza per un tessuto produttivo centrale allo sviluppo economico del Paese. Oggi infatti le aziende faticano a trovare tecnici e figure professionali specializzate: il lavoro c’è, ma manca la manodopera, e non solo in Italia.

Una professione per niente “cool”

La capacità del tecnico è quella di analizzare, comprendere e prevenire i problemi, e di conseguenza, intervenire direttamente per risolverli. Poiché sempre più aziende sono orientate verso sistemi di manutenzione predittiva, basati sulla teoria del guasto zero, la figura del tecnico si è evoluta in quella del tecnico predittivo, in cui interpretazione dei dati e utilizzo efficace della tecnologia giocano un ruolo determinante. Ma per i giovani italiani questa figura è ancora avvolta da stereotipi: per il 35% ha uno stipendio basso, per il 32% non è una figura professionale stimata, per il 30% non è per niente ‘cool’ perché non ha grandi responsabilità e né deve prendere decisioni, e per il 47% fa un lavoro faticoso. Non solo: per il 41% le scuole professionali e tecniche sono consigliate a chi ha poca voglia di studiare.

Gli indicatori che influenzano la scelta

Per quanto riguarda gli indicatori che influenzano la scelta di accettare o meno un lavoro, per i giovani italiani sono retribuzione adeguata (56%), possibilità di crescita personale (43%) e assenza di precarietà (40%). Nel merito delle competenze, riporta Adnkronos, per i giovani predominano componenti legate alle soft skill, soprattutto la comunicazione, che per i giovani italiani guida la classifica (40%). Seguono la capacità di comprendere il cliente (39%) e la capacità di problem solving (33%), mentre la capacità di apprendimento continuo è al terzo posto (23%).

La scuola e le professioni del futuro

Gli studenti italiani ritengono che la scuola, in particolare quella superiore, dovrebbe fornire non solo conoscenze e competenze in uno specifico ambito, ma anche formare a essere validi come colleghi (58%), ed esaltare caratteristiche caratteriali e comportamentali (44%). Le professioni ritenute più rilevanti sono quelle legate alle nuove tendenze del mondo web: al primo posto, il grafico/designer/web designer (64%), seguito da YouTuber, TikToker, Web Influencer (61%), mentre al terzo posto si attesta l’informatico, sviluppatore di siti web e app (55%), e solo all’ultimo posto il tecnico meccanico, elettronico, commerciale (42%).

In un anno in Lombardia raddoppiano le cessazioni d’impresa: +144,3% 

Secondo l’ultimo rapporto di Unioncamere Lombardia sull’andamento della demografia delle imprese nel terzo trimestre del 2022, in Lombardia aumentano le cessazioni di impresa, che nel periodo considerato arrivano a essere 17.754. Un numero più che raddoppiato su base annua, con una crescita del +144,3% rispetto all’analogo periodo del 2021. L’incremento è guidato dalle cancellazioni d’ufficio messe in atto dalle Camere di Commercio per eliminare posizioni formalmente attive, ma non più operative, che risultano 10.048. Ma aumentano comunque anche le cessazioni dichiarate dalle imprese, sebbene meno intensamente: sono infatti 7.526. Il fenomeno potrebbe rappresentare l’avvio di un processo di ‘smaltimento’ delle mancate cessazioni degli anni scorsi, caratterizzati da bassi livelli di mortalità anche grazie alle misure di sostegno intraprese dal Governo per contrastare gli effetti della pandemia.

All’incremento delle cessazioni si accompagna la stabilità delle iscrizioni

Sempre secondo il rapporto di Unioncamere Lombardia, all’incremento delle cessazioni si accompagna una stabilità delle iscrizioni, che sono pari a 10.630, e segnano una crescita del +0,2%, confermandosi sui livelli pre-Covid. Si tratta di un dato che testimonia la resilienza della Lombardia di fronte al peggioramento delle prospettive economiche. A livello nazionale il flusso di nuove imprese risulta infatti in diminuzione. Dopo sei trimestri di crescita la dinamica fra iscrizioni e cessazioni si traduce però in un calo complessivo del numero di imprese lombarde attive. Con un -0,6% su base annua ora risultano infatti 818.305.

Unioncamere: “un campanello d’allarme”

“L’aumento delle cessazioni d’impresa è un campanello d’allarme: dopo la crisi dovuta alla pandemia, il conflitto in Ucraina e le tensioni sui mercati dell’energia stanno mettendo a dura prova il nostro sistema economico – ha dichiarato il Presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio -. Se le prospettive continueranno a deteriorarsi, anche la propensione a fare impresa potrebbe risentirne, e il fenomeno potrebbe proseguire nei prossimi trimestri”.

Una dinamica particolarmente intensa nel commercio: -2,6%

La diminuzione del numero di imprese attive risulta particolarmente intensa nel settore del commercio, dove segna un -2,6%, nell’industria, che segna  ugualmente un -2,6%, e nelle attività di alloggio e ristorazione, a -1,8%. Anche il settore delle costruzioni torna in territorio negativo (-1,3%), ma lo stock di imprese edili rimane comunque ampiamente superiore ai livelli pre-Covid. E sebbene il processo di contrazione stia rallentando, l’agricoltura conferma la tendenza strutturale al ridimensionamento (-0,9%), mentre gli altri servizi rimangono il solo settore in crescita, con un +1,7%.

Auto elettriche: ricaricarle oggi costa il 161% in più

Secondo un’analisi realizzata da Facile.it oggi per ricaricare un’auto elettrica si spende il 161% in più rispetto a un anno fa. “Dodici mesi fa, per tutte le simulazioni realizzate, l’auto elettrica era nettamente la più economica dal punto di vista dei costi di carburante, con una spesa che a seconda del modello era inferiore tra il 50% e il 70% rispetto alle versioni a benzina e diesel”, spiegano gli esperti di Facile.it Il comparatore ha preso in esame 3 modelli di auto nelle versioni full electric, diesel e benzina, considerando i consumi dichiarati dalle case automobilistiche (sulla base del ciclo misto WLTP) e i prezzi di energia e carburante.

Utilitaria segmento B: il diesel è più economico

Per l’energia elettrica, Facile.it ha considerato il costo di una ricarica casalinga, usando come valore di riferimento i prezzi in vigore nel mercato tutelato a ottobre 2021-2022. Per benzina e diesel il portale ha invece utilizzato i valori medi del prezzo alla colonnina rilevati a settembre 2021, e nell’ultima settimana del mese. La prima analisi ha riguardato un’auto utilitaria, segmento B, con cilindrata 100-136 CV. Nella versione diesel l’auto ha un’autonomia di 24,4 Km/l, a benzina di 19,6 Km/l, mentre l’elettrica percorre 6,3 Km/kWh. Considerando un tragitto di 1.000 km il motore diesel è quello più economico: sono sufficienti 71 euro per un pieno, mentre per la benzina occorrono 83 euro, e per l’elettrica 85 euro di elettricità.

Berlina segmento C: 80 euro di elettricità per 1000 km

La seconda simulazione di Facile.it ha preso in esame un’auto berlina, segmento C, cilindrata 130-150 CV, nelle versioni diesel (22,5 Km/l), benzina (18,7 Km/l) ed elettrica (6,6 Km/kWh). Anche in questo caso il veicolo che costa di meno in carburante per fare 1.000 km è quello diesel (77 euro), mentre con l’auto elettrica 80 euro. Il meno efficiente in questo caso è il modello a benzina che richiede 88 euro.

Berlina segmento D: conviene l’auto elettrica

La terza simulazione è l’unica dove il modello elettrico è ancora oggi il più conveniente in termini di rifornimento. Per la simulazione si è presa in considerazione un’auto berlina, segmento D, cilindrata 249-286 CV, nelle versioni benzina Mild-Hybrid (13,2 Km/l), diesel Mild-Hybrid (16,1 Km/l) ed elettrica (5,4 Km/kWh). Considerando una percorrenza di 1.000 km in questo caso l’auto elettrica risulta essere la più economica: occorrono solo 99 euro di energia, mentre per quella diesel servono 108 euro di carburante e per quella a benzina addirittura 124 euro.