Come lavora un investigatore privato?

Tutti abbiamo probabilmente una visione piuttosto cinematografica dell’investigatore privato. In realtà si tratta di professionisti molto meno appariscenti di quel che possiamo avere visto in qualche film, ma che hanno una grandissima abilità nel recuperare informazioni e verità al momento nascoste.

Dunque si tratta certamente di una figura avvolta da un alone di mistero, e che possibilmente tutti abbiamo incontrato in città senza sapere però chi avevamo di fronte o a fianco.

Vediamo allora di capirne di più sul suo lavoro e su quali siano i compiti di un investigatore privato.

Cosa fa un investigatore privato?

Un investigatore privato può essere specializzato in un ambito piuttosto che in un altro. C’è chi è più specializzato nell’ambito di questioni che riguardano la sfera personale, chi invece in ambiti maggiormente legati ad aspetti legali o monetari.

A prescindere da quale sia l’esatto settore di appartenenza, un investigatore privato ha il compito ben preciso di indagare per riuscire a portare alla luce la verità e le eventuali prove che possono dimostrare in maniera inconfutabile una determinata situazione.

Egli quindi ha il preciso compito di reperire delle informazioni preziose per chi li ha ingaggiati, riuscendo a muoversi nel totale anonimato e dunque senza far destare alcun sospetto alla persona o alle persone che sono oggetto di investigazione.

Acquisiti i dati durante la sua indagine, un investigatore li rielabora per cercare di mettere insieme i pezzi del puzzle e portare alla luce la verità. Egli dispone già di tutta l’attrezzatura e gli strumenti necessari per effettuare il suo lavoro.

Per questo motivo ha ampia libertà di azione e trascorre le sue giornate direttamente “sul campo” per raccogliere prove ho rilevare ciò di cui ha bisogno.

Come si muove un investigatore privato nell’ambito delle indagini?

Pur trattandosi di una materia alquanto riservata, possiamo affermare certamente che un investigatore privato effettui parte delle sue indagini in ufficio e il resto direttamente su strada.

Per quel che riguarda la parte in ufficio, egli può servirsi di un PC per effettuare delle ricerche su internet, o di fare delle telefonate così da acquisire eventuali elementi preziosi per la sua indagine.

Chiaramente, per completare il quadro è necessario effettuare dei precisi appostamenti o anche dei pedinamenti per riuscire ad acquisire le prove decisive.

In base al tipo di indagine, chi si occupa di investigazioni private produce anche della documentazione fotografica da mostrare al cliente e che rappresentano in maniera inequivocabile le prove di cui il cliente aveva bisogno.

In alcuni casi, con tutta l’accortezza necessaria, l’investigatore può decidere di interrogare dei soggetti o di contattare gli uffici pubblici al fine di poter carpire informazioni preziose.

Dunque per rispondere alla domanda “chi è un investigatore privato?” possiamo affermare che si tratti di un professionista il cui compito è quello di andare alla ricerca della verità adoperando tutti gli strumenti a sua disposizione, e fornendo altresì tutte le prove che possono essere determinanti in sede giudiziale.

Dunque tutto quel che al momento può apparire come dubbio o fumoso, grazie al lavoro di un investigatore privato diventa chiaro e limpido. Al termine del suo lavoro egli va a consegnare al cliente un preciso report che include tutti i dati e le informazioni di cui è venuto a conoscenza, incluso eventuale materiale fotografico che per determinati tipi di indagine può rappresentare una prova schiacciante.

A questo punto il cliente può adoperare tutte queste prove direttamente in un aula di tribunale se lo ritiene opportuno, dato che grazie ad esse può mostrare la verità e dunque fornire delle prove concrete di un eventuale tesi di accusa.

In quali settori viene adoperata l’aria compressa per la produzione?

Tanti prodotti sempre presenti nella tua nostra vita di tutti i giorni esistono grazie anche al lavoro effettuato da un compressore d’aria industriale che fornisce la sua energia ed il suo lavoro per consentire di ottenere tale risultato finale.

Sebbene sul mercato sia presente un’ampia varietà di compressori  industriali usati e nuovi, la scelta del dispositivo ideale dipenderà principalmente dal tipo di settore cui è destinato e dalla qualità dell’aria compressa richiesta, che si basa sui noti standard internazionali di qualità. Ecco alcuni dei settori in cui i compressori industriali sono particolarmente utilizzati:

  • Settore tessile: Alcuni dei compressori più utilizzati in questo settore sono dei  compressori “oil-free” per processi sensibili come filatura, tessitura, tintura e testurizzazione, e compressori a iniezione d’olio a velocità fissa o variabile per processi che comunque non entrano in contatto con il prodotto finale.
  • Settore farmaceutico: questo settore richiede i più elevati standard di qualità, ed  i compressori d’aria “oil-free” sono i dispositivi più utilizzati in questo settore in processi come l’essiccazione, il confezionamento di medicinali e in altri processi ancora come ad esempio il trasporto pneumatico.
  • Settore automobilistico: per l’assemblaggio dei veicoli, i compressori più comunemente usati in questo settore sono i compressori d’aria a iniezione d’olio fino a 40 HP. Per finiture più precise, a volte vengono utilizzati compressori “oil-free” per le vernici spray.
  • Settore produzione carta e cellulosa: i compressori più utilizzati in questo settore sono  compressori a iniezione d’olio ad alta potenza (tra i 100 HP ed i 420 HP) e anche compressori “oil-free”, i quali sono essenziali per prodotti per l’igiene, pannolini per bambini e fazzoletti, tra gli altri prodotti.
  • Settore alimentare: l’industria alimentare richiede elevati livelli di purezza dell’aria. La presenza di olio nel processo di compressione può portare a prodotti contaminati che influiscono sulla qualità del prodotto finale e vanno a mettere in pericolo il consumatore, nonchè influiscono sulla reputazione dell’azienda produttrice. Pertanto, anche in questo caso si utilizzano compressori “oil-free”. Per qualsiasi altro processo che non sia a contatto con il prodotto finale, possono essere utilizzati compressori ad iniezione d’olio da 3HP a 420HP.

Cos’è la Classe Zero?

La presenza di olio nell’aria compressa è il principale parametro di qualità utilizzato dalle industrie. Si tratta di una classificazione internazionale che negli anni è cresciuta di importanza.

La norma ISO 8573-1 offre certificazioni suddivise in varie classi che si differenziano in base alla concentrazione di olio nell’aria. L’attuale Classe Zero  è conosciuta come lo standard più elevato per quel che riguarda la purezza dell’aria compressa.

Compressore industriale a iniezione o “oil-free”: quale scegliere?

I compressori “oil-free” sono stati progettati per applicazioni in cui il prodotto finale non può avere alcun tipo di contatto fisico con la rete dell’aria compressa e/o con il prodotto finale.

Con un compressore “oil-freesi riduce notevolmente l’utilizzo dei filtri dell’aria, così come l’utilizzo di pezzi di ricambio, ci sono minori perdite di carico in linea e una maggiore operatività senza interruzioni, ovvero  l’attrezzatura ha bisogno di meno tempo per i tempi di fermo dovuti alla manutenzione. Oggi sul mercato sono presenti diversi modelli di compressori “oil-free”, ciascuno adatto a risolvere necessità specifiche.

Chiaramente, se le operazioni che effettui con l’aria compressa non coinvolgono in maniera diretta il prodotto finale o comunque la presenza d’olio non va ad intaccarne la qualità, puoi avere tutta la tranquillità del sapere che puoi utilizzare un compressore d’aria ad iniezione d’olio .

Assicurati ad ogni modo di includere i filtri di linea per migliorare la qualità dell’aria compressa in base al tipo di utilizzo che intendi farne.

È obbligatorio avere la cassetta della posta?

La cassetta della posta è uno strumento indispensabile, grazie al quale possiamo ricevere la corrispondenza sapendo che la nostra privacy sarà tutelata. Nessuno infatti, ad eccezione del titolare della cassetta stessa, può aprirla e dunque avere accesso a ciò che contiene.

Sia che si tratti di lettere, sia che si tratti di pacchi, quel che viene messo al suo interno dal portalettere o dal corriere può essere visionato e ritirato esclusivamente dalla persona che fa utilizzo di quella cassetta. Ad ogni modo, quando si va ad abitare in un nuovo appartamento, o quando si acquista una abitazione secondaria, capita spesso che ci si chieda se sia obbligatorio o meno avere una cassetta della posta.

 Vediamo allora insieme cosa prevede la legge e se siamo o meno obbligati a prevedere la presenza di una cassetta postale presso la nostra abitazione, a prescindere dal fatto che questa sia una residenza principale o secondaria, unità monofamiliare o condominio.

In particolar modo è l’articolo 45 del Decreto Ministeriale del 9 Aprile 2001 a prevedere la presenza delle cassette postali. Esso recita: “Per la distribuzione degli invii semplici devono essere installate, a spese di chi le posa, cassette accessibili al portalettere. Lo scomparto di deposito, la forma e le dimensioni dell’apertura devono rispondere alle esigenze del traffico postale e risultare tali da consentire di introdurvi gli invii senza difficoltà particolari. Le cassette devono recare, ben visibile, l’indicazione del nome dell’intestatario e di chi ne fa uso“.

Dunque è proprio la legge a prevedere che una cassetta postale debba sempre essere presente laddove ci sia una abitazione o ufficio. Questa deve inoltre recare una targhetta con il nome ed il cognome dell’intestatario, così da consentire facilmente di individuare la cassetta postale giusta a chi deve lasciare la corrispondenza.

Cosa succede se non ho una cassetta postale?

In questo caso, così come previsto dall’articolo 37, il portalettere non potrà recapitare la corrispondenza all’indirizzo indicato. Per questo motivo egli porterà nuovamente la posta presso l’ufficio postale di competenza ed è proprio qui che il destinatario potrà andare a ritirarla (verrà lasciato un apposito avviso di giacenza) o delegare qualcuno che lo faccia al posto suo, entro i termini di giacenza.

Dunque non è possibile non installare una cassetta della posta considerando che saremo noi gli unici a subirne degli svantaggi. Anche se si tratta di una seconda casa infatti, può sempre presentarsi la necessità di ricevere una lettera o semplicemente verificarsi il tentativo di invio di corrispondenza da parte di enti comunali o pubblici, ad esempio.

Non ricevere questo tipo di corrispondenza sarebbe un problema in quanto potrebbe anche trattarsi di importanti notifiche che richiedono una azione da parte nostra in tempi relativamente brevi. Anche per questo motivo è bene fare in modo che la cassetta della posta sia sempre presente e facilmente accessibile.

Dove posizionare la cassetta?

La legge prevede che la cassetta debba essere posizionata sulla pubblica via, così da consentire al portalettere di poterla raggiungere facilmente e di non essere costretto a suonare a qualcuno e farsi accompagnare per accedere ai locali in cui è presente la bacheca della posta.

La pioggia o la grandine non rappresentano un problema in questo senso In quanto i modelli moderni realizzati in 100% in alluminio sono perfettamente resistenti e preservano la nostra corrispondenza dall’azione delle intemperie.

Non devi inoltre temere per eventuali tentativi di scasso o sottrazione, in quanto le cassette postali da esterni vengono progettate in maniera tale da riuscire a resistere anche a questo tentativo di sollecitazioni per far sì che la tua corrispondenza possa sempre essere al sicuro in attesa del tuo ritiro.

La Spettrometria Ottica

Grazie alla spettrometria ottica è possibile identificare materiali e classificarli, sia che questi siano organici o no. Tale tecnica trova applicazione nei settori più svariati, che vanno da quello medico a quello industriale e scientifico.

L’analisi e l’identità dei materiali avviene solitamente all’interno di una particolare telecamera detta camera iperspettrale. Questo particolare tipo di strumento ha il grande vantaggio di riuscire ad abbinare le tecniche di analisi e di misura sfruttando la spettroscopia ottica.

Questo è dunque un componente molto importante dell’intero processo di analisi, in quanto consente di monitorare ogni processo produttivo al fine di garantire sempre una elevata qualità della produzione e dunque di fare in modo che tutti i prodotti offerti al cliente finale superino gli standard di qualità richiesti.

Il funzionamento di uno spettrometro

Tali strumenti hanno la capacità di riuscire a misurare le radiazioni provenienti dagli oggetti e in questa maniera riescono ad intuirne quella che è la composizione chimica. Ciò avviene grazie alla capacità degli spettrometri di riuscire a misurare e classificare il comportamento della luce su una piccola parte dello spettro elettromagnetico, in maniera da riuscire ad identificare i materiali che lo compongono. Questa caratteristica unica consente agli spettrometri di essere adoperati nei settori più impensabili che vanno ben oltre l’utilizzo medico-scientifico: parliamo infatti anche del settore militare, astronomico e automotive.

Miglioramento generale della qualità di produzione

Optoprim srl è un’azienda che offre tale tecnologia, e lo fa tramite un vasto catalogo che annovera strumenti di ogni tipo in grado di soddisfare le necessità di realtà provenienti da ogni tipo di settore. La consulenza offerta da Optoprim Srl consente di individuare esattamente il macchinario più adatto in base alle necessità specifiche, e rappresenta un valido aiuto anche per quel che riguarda l’integrazione della tecnologia prescelta all’interno del processo produttivo.

Grazie a tale tecnologia, è realistico affermare che la qualità di produzione di un impianto o di un settore di qualsiasi tipo è chiaramente destinata a migliorare.

Rilevazione presenze negli uffici pubblici

Oggi il tema della rilevazione presenze dei dipendenti all’interno di uffici pubblici è tornato di grande attualità, considerando i recenti fatti di cronaca che hanno interessato la pubblica amministrazione e sottolineato ancora una volta l’importanza di poter disporre di un sistema che consenta di sapere, in qualsiasi momento, quanti e quali dipendenti si trovino all’interno dei locali in cui viene svolta l’attività lavorativa. Non si tratta unicamente di una misura volta a controllare più efficacemente i lavoratori, ma al tempo stesso una soluzione in grado di migliorare l’intero livello di sicurezza dei locali. In caso di incendio o imminente necessità di evacuare i locali infatti, diventa indispensabile sapere esattamente quanti lavoratori si trovino ancora all’interno della struttura e quanti siano invece già riusciti a mettersi in salvo, così da facilitare anche il lavoro dei soccorritori che sin dall’inizio sapranno quante persone sono ancora presenti all’interno ed in quale area della struttura essi si trovino.

Cotini srl, azienda della provincia di Milano da sempre all’avanguardia nel settore della rilevazione delle presenze, propone soluzioni tecnologicamente avanzate ed in grado di rendere più semplice ed efficace la gestione del personale. I lettori di badge e biometrici permettono di rendere veloce la rilevazione presenze, tramite il pratico utilizzo di badge e la garanzia del riconoscimento dell’utente attraverso impronte digitali o biometria del viso. Grazie infatti ad appositi lettori badge e lettori biometrici (in grado dunque di leggere le impronte digitali o la fisionomia del volto) sarà possibile attivare tornelli e sistemi di apertura che registreranno qualsiasi movimento in ingresso o in uscita, e trasmettendo al tempo stesso questi dati ai vari uffici per mezzo di appositi software, così da rendere più veloce anche la trasmissione dei dati. Programmando a piacimento la centralina è possibile inoltre limitare gli accessi ad una determinata area dell’edificio (inibendo così l’ingresso ad altre aree della struttura) o regolarli in base ai giorni della settimana o alle fasce orarie. Grazie a questo tipo di soluzione è oggi molto più semplice rilevare le presenze dei dipendenti e gestire gli accessi, nonché trasmettere i dati ai vari uffici interni.

La Nautica italiana prende il largo: risultati economici eccezionali

Il 2021 verrà ricordato come uno degli anni d’oro della nautica italiana: il settore ha infatti chiuso con un fatturato a 6,1 miliardi di euro, con un incremento record di 31,1% rispetto l’anno precedente. E’ questo uno dei dati più significativi – e di vanto – contenuti nella nuova edizione di Nautica in Cifre – Log, l’annuario statistico realizzato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica in partnership con Fondazione Edison, presentato durante il Salone Nautico di Genova. 

Il miglior incremento di fatturato da sempre

Dalla presentazione emerge come il 2021 per l’industria italiana della nautica si sia rivelato l’anno con il migliore incremento di fatturato di sempre e come l’anno nautico appena concluso abbia assicurato solide prospettive anche per il 2022, consolidando una crescita strutturale. “Considerando gli scenari economico-politici che stiamo attraversando – con forti criticità sul fronte dell’approvvigionamento delle componenti, imprevedibili fluttuazioni dei prezzi e della disponibilità delle materie prime e una sempre più evidente scarsità di manodopera specializzata” si legge nella nota che accompagna i dati “si tratta di un risultato eccezionale per le nostre imprese. I numeri sono chiari: il fatturato globale del settore è passato da 4,6 miliardi del 2020 a ben 6,1 miliardi del 2021. L’incremento registrato rispetto all’anno precedente è stato del +31,1%: un dato straordinario che consente non solo di compensare il lieve calo registrato nel 2020, ma di portare il fatturato del settore a livelli pressoché analoghi a quelli del biennio record del 2007-2008”. 
Tra i motivi del successo, c’è sicuramente l’exploit delle esportazioni della produzione cantieristica nautica, che nell’anno scorrevole terminato a marzo 2022 hanno toccato il massimo storico di 3,37 miliardi di euro, con gli USA primo mercato in assoluto per i nostri cantieri (485 milioni di euro, pari a una quota del 16,4%). Altri fattori determinanti sono i portafogli ordini dei cantieri italiani di yacht e superyacht, che per molti operatori coprono addirittura il prossimo triennio.

Un settore che impiega oltre 26mila addetti

Anche l’occupazione ha fatto registrare risultati positivi, testimoniati da una crescita per il complesso della filiera del +3,2% (+10,3% per la produzione cantieristica). Dietro questi risultati la capacità di fare sistema sia a livello nazionale e che territoriale e il forte investimento in qualità, competenza, innovazione e sostenibilità. Molto interessanti, inoltre, i dati relativi ai moltiplicatori della filiera della nautica da diporto – 9,2 per l’occupazione e 7, 5 per quanto riguarda il valore aggiunto – che sono i più elevati tra le economie del mare. Gli addetti complessivi sono saliti a 26.350 rafforzando ulteriormente il trend occupazionale positivo (+9,7% rispetto al precedente anno) che ha caratterizzato trasversalmente tutti i comparti del settore, con una particolare incidenza nella costruzione di nuove unità (+14,7%) in cui sono impiegati quasi la metà degli addetti complessivi del settore (14.710).  

Twitter: partono i test per la funzione “modifica tweet”

Twitter ha iniziato i test per la nuova e rivoluzionaria funzione ‘modifica tweet’. Il pulsante di modifica verrà concesso prima ai dipendenti di Twitter per effettuare test interni, ed entro la fine del mese agli utenti del servizio di abbonamento Twitter Blue. Anche se Twitter non ha ancora specificato quando sarà possibile modificare i tweet, prevede di dare a tutti questa possibilità.
“Speriamo che con la disponibilità di ‘modifica tweet’, twittare diventi più accessibile e meno stressante – ha comunicato la piattaforma di microblogging co-fondata nel 2006 da Jack Dorsey dal proprio blog -. Ogni utente, dovrebbe essere in grado di partecipare alla conversazione in un modo che abbia più senso”.

Misure di sicurezza contro chi diffonde fake news

“Il test sarà inizialmente localizzato in un singolo paese, e si espanderà man mano che osserviamo come le persone utilizzano la funzione – spiega la società -. Presteremo inoltre molta attenzione all’impatto della funzione sul modo in cui le persone leggono, scrivono e interagiscono con i Tweet”.
Per evitare che il pulsante ‘modifica tweet’ diventi uno dei preferiti tra chi diffonde fake news, Twitter ha aggiunto misure di sicurezza. Gli utenti potranno apportare modifiche solo entro 30 minuti dopo la pubblicazione del tweet originale. Dopo una modifica, il tweet riporterà un’etichetta per mostrare che è stato modificato. Facendo clic sull’etichetta, gli utenti potranno vedere la cronologia delle modifiche.

Il secondo cambiamento dopo l’aumento al limite di caratteri

Da quando Twitter è stato lanciato, nel 2006, le basi per utilizzarlo sono state semplici e sempre uguali: si scrive un tweet, si pubblica e si affrontano le conseguenze di errori di battitura e grammaticali. Il pulsante di modifica è quindi forse il più grande cambiamento nel servizio di social media dal 2017, ovvero da quando Twitter ha aumentato il limite di caratteri per i messaggi da 80 a 140 caratteri. Man mano che da servizio di nicchia Twitter è divenuto una piattaforma globale, sempre più utenti hanno iniziato a chiedere di poter modificare i propri post. Ebbene, dopo 15 anni, nove mesi e 22 giorni, il pulsante modifica potrebbe diventare realtà.

C’è qualcosa di nobile nel lasciare gli errori in mostra?

Nel 2020, Twitter ha lanciato Fleets, una funzionalità che eliminava i post degli utenti dopo 24 ore, che però non ha preso piede. Recentemente, l’azienda ha introdotto Circles, una funzionalità che consente di pubblicare messaggi a un sottoinsieme più piccolo di 150 follower. La società, riferisce Agi, ha sempre sostenuto che c’era qualcosa di nobile nel lasciare gli errori in mostra. Un utente potrebbe modificare un tweet dopo che è già stato ampiamente condiviso, scambiando un messaggio benevolo con uno fuorviante. Più recentemente, però, ha iniziato a riconsiderare un pulsante di modifica, proprio perché cercava di far crescere il suo servizio e di attirare persone che potrebbero essere più attente alle loro parole. 

Meta: in arrivo funzionalità a pagamento per Facebook, Instagram e WhatsApp

Meta si appresta a mettere in piedi un team ad hoc per pianificare possibili funzionalità a pagamento per le app Facebook, Instagram e WhatsApp. Lo riporta il sito specializzato in tecnologia The Verge, che ha visionato un memo interno inviato di recente ai dipendenti della società di Mark Zuckerberg.  La nuova divisione, sottolinea The Verge, è la prima seria incursione di Meta nella creazione di funzionalità a pagamento nelle sue principali app, che insieme contano miliardi di utenti in tutto il mondo.

Un gruppo di lavoro dedicato alle New Monetization Experiences 

Il gruppo di lavoro costituito da Meta è stato chiamato New Monetization Experiences, e sarà guidato da Pratiti Raychoudhury, che in precedenza ricopriva il ruolo di capo della ricerca di Meta.
“Vediamo opportunità per creare nuovi tipi di prodotti, funzionalità ed esperienze per cui le persone sarebbero disposte a pagare e per cui sarebbero entusiaste di pagare”, ha affermato a The Verge John Hegeman, vicepresidente Monetizzazione di Meta, che supervisiona il gruppo e che ha fatto intendere per l’implementazione delle funzionalità “un orizzonte temporale di cinque anni”.

Anche Twitter e TikTok hanno iniziato a testare contenuti a pagamento per i creators

In realtà, sulle piattaforme di Meta sono già presenti funzionalità a pagamento, come ad esempio nei gruppi di Facebook, in cui gli amministratori possono addebitare l’accesso a contenuti esclusivi. Oppure su WhatsApp, dove viene addebitata ad alcune aziende la possibilità di inviare messaggi ai propri clienti. Instagram ha invece recentemente annunciato che i creatori potrebbero anche iniziare ad addebitare un abbonamento per l’accesso a contenuti esclusivi. Del resto, anche altri social come Twitter e TikTok hanno iniziato a testare contenuti a pagamento per i creators, riferisce Ansa.

A luglio ricavi diminuiti anno su anno per la prima volta in assoluto

La decisone di apportare funzionalità a pagamento per le proprie app arriva dopo un calo di introiti per la società sia nella raccolta pubblicitaria sia negli investimenti dirottati nel metaverso, la nuova scommessa della compagnia. L’ultima trimestrale di luglio ha infatti certificato ricavi diminuiti anno su anno per la prima volta in assoluto. Di fatto, l’azienda di Zuckerberg è alle prese con la contrazione del settore e con la modifica firmata Apple del suo sistema App Tracking Transparency, che dà la possibilità agli utenti di non fornire informazioni dettagliate agli inserzionisti. Insomma, riporta Il Giornale, per Meta le stime non sorridono, ed è previsto ‘un anno difficile’ sul lato economico. Secondo Hegeman, quindi, le funzionalità a pagamento potrebbero diventare una parte significativa dell’attività di Meta a lungo termine.

Reddito di Cittadinanza: i dati del primo triennio

Il Reddito di Cittadinanza è una forma di sostegno economico finalizzato al reinserimento lavorativo e all’inclusione sociale, istituito con decreto legge nel gennaio 2019 e diventato operativo dal 6 marzo dello stesso anno. Qualora il nucleo familiare sia composto da uno o più soggetti di età pari o superiore a 67 anni, oppure se sono presenti persone di età inferiore in condizione di disabilità grave o non autosufficienti, il Rdc diventa Pensione di Cittadinanza (Pdc).
Secondo i dati del Coordinamento generale statistico INPS in tre anni oltre 2 milioni di nuclei familiari, circa 4,65 milioni di persone, hanno ricevuto il pagamento di almeno una mensilità. Il totale erogato al 17 gennaio 2022 corrisponde a quasi 20 miliardi di euro. Numeri che mostrano la validità di questo strumento di sostegno, ma che raccontano anche di tante persone in difficoltà economica.

Il 70% di chi ha ricevuto l’Rdc per la prima volta risulta ancora beneficiario 

Nei primi tre mesi dall’entrata in vigore (aprile-giugno 2019) 859mila nuclei familiari hanno aderito alla misura. In seguito, circa 250mila per semestre, con picchi in corrispondenza dei momenti più critici della pandemia. Da aprile 2019 a dicembre 2021 il numero di coloro che sono entrati e usciti dalla prestazione nello stesso semestre è di 64.477 nuclei. Il 70% di coloro che hanno ricevuto il beneficio per la prima volta tra aprile-giugno 2019, risulta ancora beneficiario. Non vi sono infatti limiti di durata alla fruizione della misura, che può essere protratta nel tempo previa verifica dei requisiti ogni 18 mesi.

Le tipologie di beneficiari

A dicembre 2021 i nuclei familiari che hanno ricevuto Rdc o Pdc sono 1.375.728. Il 44,7% appartiene a un nucleo di un solo componente adulto, e il 67,3% è senza minori, con leggera predominanza maschile (51,5%). Sempre a dicembre 2021, 439.737 percettori hanno ricevuto un importo medio mensile tra 400-600 euro, e quasi 300mila hanno percepito tra 600-800 euro. Nella fascia tra 800-1.000 euro spariscono i nuclei monocomponente, mentre nella fascia oltre 1.200 euro si contano 11.427 nuclei familiari, quasi tutti con almeno 4 componenti. Inoltre, delle 3.048.988 persone appartenenti ai nuclei familiari beneficiari di Rdc e Pdc a dicembre 2021, una su quattro è minorenne, e due su tre risiedono al Sud.

Rdc e reinserimento lavorativo

Uno degli aspetti più importanti del Rdc è rappresentato dalla finalità nell’agevolare il rientro nel mondo del lavoro. Dall’analisi sui primi tre anni della misura, emerge come su una percentuale di 100 soggetti beneficiari di Rdc e Pdc, escludendo il 41,8% costituito da minorenni, anziani, disabili e pensionati, il 58,2% è rappresentato da ‘teoricamente occupabili’. Tra questi, il 18,7% risulta ‘ready to work’, coloro che attualmente hanno una posizione contributiva contemporanea al Rdc, il 24,9% ha una posizione contributiva precedente al 2017, e il 14,6% non è mai stato occupato.

Cyber attacchi e sicurezza in azienda: come difendersi? 

L’utilizzo sempre più elevato di archiviazione cloud di dati, un tempo soltanto cartacei, espone sempre più aziende a minacce e cyber attacchi. Oggi la sicurezza informatica è cruciale per ogni azienda, ma soprattutto per tutti i processi aziendali che prevedono la condivisione di dati e documenti. Difendere dati sensibili e documenti diventa allora fondamentale: Kyocera Document Solutions, punto di riferimento nel campo della collaboration aziendale, ha stilato un elenco di consigli per proteggere i dati aziendali. Innanzitutto, è necessario gestire al meglio la sicurezza dei dispositivi di copia e stampa. L’adozione di una politica di sicurezza che permetta di gestire al meglio tutta l’infrastruttura documentale e IT è infatti fondamentale.

Gli hacker stanno raffinando le tecniche di frode

Gli hacker stanno raffinando le tecniche di frode. È fondamentale quindi fare attenzione a cliccare soltanto su link sicuri. In caso di dubbio sull’autenticità del link, è consigliabile aprire una nuova finestra del browser e digitare l’URL nella barra di ricerca. Si può anche installare un filtro antispam collegandolo alla posta elettronica. Ma soprattutto, mai rivelare online informazioni riservate. Nessuna azienda richiederà dati sensibili senza un valido motivo e senza adeguate misure di sicurezza.
Quanto ai cloud, consentono la crittografia dei file e sono in realtà molto sicuri, perché non possono essere aperti da criminali informatici ma solo da chi è autorizzato all’accesso. Inoltre, queste piattaforme garantiscono un backup automatico, quindi, nessun dato andrà perso o danneggiato. Un ulteriore vantaggio rispetto al file cartaceo, che rischia il deterioramento.

Mai riutilizzare vecchie password!

Importante, mai riutilizzare vecchie password, né utilizzare la stessa per più account, perché questo le rende deboli e facilmente decifrabili. E attenzione alla navigazione: è necessario dotare i pc aziendali di antivirus, come quelli in grado di scansionare le mail. Se i pc dell’azienda necessitano di una protezione extra, potrebbe risultare utile installare firewall sui vari laptop. Quando si naviga, poi, assicurarsi di essere su un sito web sicuro: per farlo, verificare la presenza dell’icona di sicurezza ‘lock’ nella barra del browser. E mai utilizzare una rete wi-fi non protetta se si lavora da remoto. In caso di connessione dalla dubbia sicurezza, meglio ricorrere all’hotspot del cellulare.

Attenzione ai software obsoleti

Prestare sempre massima attenzione ai download: non installare software sconosciuti o di cui non si conosce la provenienza ed evitare anche i file compressi, perché potrebbero nascondere dei virus macro o dei malware. Inoltre, aggiornare i software: le vecchie versioni risultano infatti molto più deboli e prive dei nuovi sistemi di difesa. Dopo aver valutato tutte le possibili minacce, è fondamentale individuare i punti deboli dell’azienda e stabilire un ordine di priorità su cui agire. È poi essenziale informare bene i dipendenti a proposito della policy e dei protocolli da seguire, educandoli ai possibili rischi.

Instagram sta testando l’AI per verificare l’età degli utenti

Per certificare che l’età sia quella giusta, e che un utente di 18 anni abbia effettivamente 18 anni, Instagram sta testando negli Stati Uniti alcune modalità per verificare l’età degli utenti.
Tra le possibilità, quella di caricare un documento d’identità con foto, oppure chiedere conferma ad almeno tre amici comuni e validare così la propria età (il cosiddetto “social vouching). Oppure, ha annunciato Meta di recente, sarà possibile registrare un video selfie. In questo caso a dare il semaforo verde ci penserà l’Intelligenza Artificiale dopo una scansione del viso. Per avere un account Instagram occorre avere 13 anni, e il social network propone infatti contenuti e modalità di approccio che nelle intenzioni vogliono essere adatte a un pubblico di minori fino a 18 anni. Questo è il motivo per il quale la piattaforma di Meta ha avviato i test.  

Limitare opzioni ed esperienze per adeguarle a un pubblico minorenne 

“Quando sappiamo che qualcuno è un adolescente e ha un’età compresa fra i 13 e i 17 anni forniamo esperienze adeguate all’età, come inserirlo automaticamente in account privati, prevenire contatti indesiderati da parte di adulti che non lo conoscono e limitare le opzioni che gli inserzionisti hanno per raggiungerli con gli annunci”, ha spiegato in un post sul blog della società Meta Erica Finkle, direttore della governance dei dati presso Meta.

“Capire l’età di qualcuno online è una sfida complessa”

Già dal 2019 Instagram aveva reso più severe le regole di accesso con l’introduzione del Family Center, ma nel 2020 il progetto Instagram Kids è stato abbandonato. Ebbene, la decisione di chiedere conferma dell’età agli utenti si è resa necessaria anche dopo che una serie di studi ha collegato l’uso di Instagram alla salute mentale dei giovani utilizzatori della piattaforma, con le conseguenti preoccupazioni anche da parte delle istituzioni.
“Capire l’età di qualcuno online è una sfida complessa – ha spiegato la società – vogliamo lavorare con altri nel nostro settore e con i governi per stabilire standard chiari per la verifica dell’età online”.
E il nodo è appunto quello di verificare l’età di chi non ha un documento d’identità.

L’Intelligenza Artificiale stima l’età in base alle caratteristiche del viso

Se non hai un documento d’identità a verificare la tua età ci pensa l’Intelligenza Artificiale o al massimo tre amici utenti, riporta AGI. Nel primo caso Instagram utilizza gli strumenti di Yoti, una società con sede a Londra che utilizza l’Intelligenza Artificiale per stimare l’età in base alle caratteristiche del viso. “La tecnologia di Yoti stima la tua età in base alle caratteristiche del viso e condivide questa stima con noi – ha sottolineato la compagnia -. Meta e Yoti poi eliminano l’immagine. La tecnologia non può riconoscere la tua identità, solo la tua età”.

Il 5G cresce più in fretta delle altre tecnologie mobili

Per raggiungere il traguardo del miliardo di abbonati il 4G ha impiegato sei anni, mentre il 5G raggiungerà un miliardo di abbonamenti nel 2022, ovvero due anni prima. Solo nel primo trimestre 2022 si sono aggiunti circa 70 milioni di abbonamenti, ma i margini sono ancora enormi. Secondo il Mobility Report di Ericsson, il 5G sta crescendo più velocemente di tutte le precedenti generazioni di tecnologie mobili. E se oggi solo un quarto della popolazione mondiale ha accesso potenziale alle reti 5G, attraverso cui passa circa il 10% del traffico mobile globale, entro il 2027 tre quarti della popolazione sarà coperta da questa tecnologia. Il 60% del traffico sarà gestito da reti 5G e gli abbonamenti saranno 4,4 miliardi, quasi la metà di tutte le sottoscrizioni.

Tra cinque anni la quinta generazione avrà una penetrazione dell’82%

In Europa occidentale a fine 2021 gli abbonamenti erano 31 milioni, in decisa crescita rispetto ai 5 milioni di fine 2020, e nel 2023 sfioreranno 150 milioni.
E se il 4G rappresenta circa l’80% delle sottoscrizioni tenderà a perdere quota a partire dal prossimo anno, e tra cinque anni il 5G avrà una penetrazione dell’82%. Le reti più efficienti sono la condizione base per lo sviluppo di servizi più complessi e la fruizione di prodotti più ‘pesanti’ (streaming, videogiochi, alta definizione). Non sorprende, quindi, che la diffusione di 4G e 5G vada di pari passo con la crescita del traffico dati, raddoppiato negli ultimi due anni.

Si diffondono smartphone di fascia media

Anche le vendite di dispositivi 5G sono più che raddoppiate tra il 2020 e il 2021, e molto dipende dagli smartphone. Emergono infatti dispositivi 5G di fascia media, non più solo di gamma da oltre mille euro. E in futuro la connettività di nuova generazione approderà anche alle fasce più economiche, con un prezzo stimato di 120 dollari. Occhiali e visori per la realtà aumentata poi beneficeranno di una connettività che assicura prestazioni migliori, ma la loro diffusione è ancora limitata. La quinta generazione, inoltre, sta favorendo l’emergere di nuovi ‘pacchetti’: a dominare è ancora quello tradizionale, basato su una quantità limitata di dati, ma con il traffico in aumento potrebbe crearsi un ‘tappo’ alla diffusione del 5G.

Il modello di abbonamento ideale: pacchetto dati illimitato, ma solo per alcuni servizi

Le dimensioni delle offerte attuali, riporta AGI, spesso di poche decine di giga, non sono infatti tagliate su prodotti che richiedono un dispendio di dati ben più consistente. Per lo stesso motivo, fornire a tutti abbonamenti illimitati da centinaia o migliaia di giga potrebbe essere complicato. Ecco allora il modello emergente: un pacchetto dati illimitato, ma solo per alcuni servizi. Il prezzo dell’abbonamento potrebbe quindi cambiare in base al livello di velocità. Per accedere a servizi ‘leggeri’ non è necessario spingere il 5G al limite delle sue capacità, ma chi desidera immagini in altissima definizione e tempi di latenza ridotti potrebbe essere disposto a pagare di più.

Per l’estate 2022 gli italiani scelgono il Bel Paese

Quest’anno il 75,7% degli italiani che hanno già prenotato le vacanze estive non si allontanerà dal Bel Paese, così come il 66,8% di chi non ha ancora prenotato, che sembra avere la medesima intenzione di rimanere all’interno dei confini nazionali. È quanto emerge dall’ultima survey svolta da Younited, la fintech del credito istantaneo in Europa, su un campione di oltre 4.300 intervistati. Tra mare, montagna, città d’arte, borghi storici, park per appassionati di sport e ottimo cibo, l’Italia è in grado di rispondere alle esigenze di qualsiasi turista. Dopo l’Italia, le più sognate dai vacanzieri sono le mete europee, scelte dal 17,3% di chi ha già prenotato e dal 20,9% di chi non l’ha ancora fatto, mentre le nazioni extra-europee sono state scelte dal 7% di chi ha già prenotato e dal 12,3% di chi non ha ancora effettuato una prenotazione.

Una spesa importante per il bilancio di molti vacanzieri

Cresce però anche la percentuale di italiani che chiederà un prestito per le vacanze, che secondo Younited passa dal 5,5% che lo ha fatto negli ultimi 3 anni al 16% di quest’anno. La vacanza tanto sognata per un anno rappresenta però una spesa importante per il bilancio di molti italiani, e per questo richiede un’attenta pianificazione del budget.

Quanto si spenderà per le vacanze?

Più di un quarto degli intervistati (34,3%) prevede una spesa di oltre 1.000 euro, in crescita rispetto al 27,2% dell’anno scorso, e un ulteriore 23,7% fra i 750 e i 1.000, in leggero calo rispetto al 25,8% del 2021. Sono solo il 10% coloro che affermano che spenderanno meno di 250 euro e 15,3% quelli che ne spenderanno fra 250 e 500, mentre il 16,7% dichiara di prevedere una spesa fra 500 e 700 euro. Rispetto al 2021, le percentuali di chi dichiara che spenderà all’incirca quanto l’anno scorso e di chi invece spenderà di più, sono più o meno equivalenti: 43,6% nel primo caso e 40,1% nel secondo. Solo il 16,4% afferma di prevedere una spesa inferiore.

I pochi risparmi inducono a richiedere un prestito

I pochi risparmi sono la motivazione della scelta di richiedere un prestito per più della metà (63,4%) di coloro che ricorreranno a questa soluzione nel 2022, mentre il 17,6% sostiene di voler fare una vacanza più lunga, e l’8,9% di aver scelto mete più costose. Per il 5,3% la scelta è dettata da un ampliamento del nucleo familiare e per il 4,9% da una diminuzione del salario. La possibilità di dilazionare il pagamento, che permette di non rinunciare a un momento di spensieratezza distribuendo l’impatto economico su diversi mesi, è il vantaggio più apprezzato dagli intervistati (47,5%), seguito dall’opportunità di soddisfare le esigenze della famiglia (37,5%).

Cosa preoccupa Millennial e GenZ? Clima, carovita e lavoro 

Quali sono le principali preoccupazioni dei Millennial e dei ragazzi della GenZ italiani? Il cambiamento climatico, il costo della vita e il lavoro. Lo ha scoperto la Millennial e GenZ Survey 2022 di Deloitte, che in continuità rispetto all’edizione precedente, “fa emergere una sensibilità che istituzioni e imprese italiane devono recepire e trasformare in proposte di sostenibilità concrete e credibili”, commenta il ceo di Deloitte Italia, Fabio Pompei.
La ricerca fa emergere quindi la preoccupazione crescente dei giovani sul carovita, “una tendenza inevitabilmente legata alla ondata inflazionistica che stiamo vivendo a causa della pandemia e della guerra in corso in Ucraina – aggiunge Pompei -. I giovani sono i primi a risentire dell’aumento dei prezzi”. Non a caso, la paura di rimanere disoccupati è tra le tre prime preoccupazioni.

Cambiamento climatico: siamo vicini al ‘punto di non ritorno’

Per il 42% dei GenZ e il 37% dei Millennial il cambiamento climatico è la sfida numero uno da affrontare, e l’80% dei GenZ e il 76% dei Millennial pensano che siamo vicini al ‘punto di non ritorno’ nella risposta al cambiamento climatico. Insomma, i giovani del nostro Paese si confermano particolarmente sensibili al tema del cambiamento climatico. Tanto che il 72% della GenZ e il 77% dei Millennial afferma di aver sperimentato di persona almeno un evento meteorologico grave negli ultimi 12 mesi. E per ridurre il proprio impatto ambientale il 95% dei Millennial e il 96% della GenZ affermano di ‘fare uno sforzo per proteggere l’ambiente’.

Costo della vita: poco ottimisti sulle prospettive previdenziali

I ragazzi sono sempre più preoccupati dal costo della vita: solo il 25% della GenZ e il 21% dei Millennial afferma di poter pagare senza problemi le proprie spese, e quasi la metà vive con i soldi contati. Queste dinamiche incidono sulla capacità di risparmio dei giovani, sempre meno ottimisti sulla probabilità di arrivare alla pensione con tranquillità. A livello globale, solo il 41% della GenZ e dei Millennial è convinto che riuscirà ad andare in pensione e a essere tranquillo finanziariamente.
In Italia i numeri sono anche più critici: solo il 28% della GenZ e il 30% dei Millennial è ottimista sulle proprie prospettive previdenziali.

Cosa si aspettano dal mondo del lavoro?

Dopo due anni di sperimentazione di lavoro da remoto, GenZ e Millennial hanno le idee chiare su cosa si aspettano dal mondo del lavoro, riporta Adnkronos. I fattori che contano di più per Millennial e GenZ sono il work life balance e le opportunità di apprendimento e crescita. Il work life balance è il primo fattore di scelta soprattutto per i Millennial (36%) che cercano un nuovo impiego. Significativi anche i numeri sul lavoro da remoto. Quasi la metà della GenZ e dei Millennial italiani lavora quasi sempre in ufficio, ma la maggior parte (67% GenZ e 63% Millennial) preferirebbe un modello di lavoro ibrido che garantisca maggiore flessibilità.

Greenergy, l’Italia non può aspettare

L’attuale situazione fra Russia e Ucraina ha messo in luce quanto sia delicata la questione dell’approvvigionamento energetico e soprattutto quanto possa essere dispendiosa. Tanto che il costo del gas e dell’energia peserà, e non poco, suoi conti delle famiglie italiane. Questo fatto, però, fa comprendere con chiarezza che che l’adozione di energie rinnovabili come il fotovoltaico non sia più una scelta ma una necessità. Tuttavia, quello che emerge rispetto allo stato dei progetti di fotovoltaico nel nostro paese non è incoraggiante. Dati alla mano, ogni anno 9 progetti di impianti su 10 risultano bloccati dagli iter autorizzativi. In un momento che vede l’approvvigionamento di energia come una priorità fondamentale per il Paese è doveroso prendere coscienza di come lo sblocco degli iter consentirebbe all’Italia di autoprodurre energia preziosa. 
I dati forniti dall’Alleanza per il Fotovoltaico non lasciano dubbi sulla questione: ammonta a circa 40 GW la produzione di energia da fotovoltaico attualmente bloccata dagli iter autorizzativi. In termini monetari si parla di 35 miliardi di euro di investimenti privati, pronti per partire, bloccati dalla burocrazia.

Opportunità uniche per lo sviluppo del fotovoltaico

A farsi portavoce di queste criticità è Greenergy, azienda di Castellaneta (Taranto) leader nel settore delle energie rinnovabili ed EPC Contractor che da 16 anni si impegna a fornire soluzioni per efficientare aziende e abitazioni. Sin dalla sua nascita, riferisce Adnkronos, l’azienda ha sviluppato progetti di fotovoltaico contribuendo a rendere energeticamente efficienti grandi aziende, importanti enti e tantissime abitazioni. Ma non basta. Il territorio italiano offre opportunità uniche per lo sviluppo di progetti di fotovoltaico, troppo spesso bloccati, incompiuti o fermati in partenza a causa di tempi e processi di approvazione troppo lunghi. Oggi più che mai è necessario essere consapevoli che non possiamo più permetterci di perdere tempo sulle rinnovabili. Per far sì che questo avvenga è necessario che l’efficienza energetica diventi un obiettivo per le imprese. Per le aziende, il fotovoltaico può essere oggi il principale volano per lo sviluppo grazie all’accrescimento di valore e, aspetto fondamentale, il notevole risparmio in costi per l’energia: un elemento cruciale contro cui le imprese italiane lottano ormai da quasi un anno. Efficientare un’azienda porta vantaggi anche meno concreti ma non meno importanti come quelli valoriali. Un’azienda energeticamente efficiente oggi è più competitiva perché attenta e consapevole del proprio ruolo e delle responsabilità nei confronti dell’ambiente.

Il valore delle rinnovabili

Le opportunità di sviluppo offerte dalle energie rinnovabili sono moltissime. Nonostante la crescente attenzione verso il tema, ad oggi non siamo affatto vicini al picco di questo processo di innovazione. Proprio per tali motivi puntare e investire adesso nelle rinnovabili e nel fotovoltaico potrà fare la differenza domani, tanto in termini ambientali quanto in termini economici e di sviluppo territoriale. Lo sviluppo di un progetto, infatti, è in grado di garantire diversi benefici per il territorio dove è ospitato: da chi investe a chi realizza, fino all’utilizzatore dell’energia. Contribuire a creare un mondo più sostenibile è un dovere che ciascuno è chiamato a compiere.