Inflazione in frenata, a settembre 1,4%

Dopo quattro mesi di accelerazione a settembre l’inflazione rallenta. E dall’1,6% di agosto i  prezzi al consumo passano all’1,4%. Inoltre, su base annua, la frenata rilevata dall’Istat nei dati definitivi è ancora più netta di quella indicata nella stima preliminare, attestata all’1,5%. A decelerare di alcuni decimi di punto è anche l’inflazione che grava sulle spese quotidiane, come quelle per i beni alimentari, i beni per la cura della casa e della persona, e i prodotti ad alta frequenza d’acquisto. Ma per i prodotti di largo consumo, gas ed elettricità, la crescita dei prezzi rimane più alta.

Il rallentamento si deve principalmente alla dinamica dei prezzi dei beni alimentari

Il rallentamento dell’inflazione si deve principalmente alla dinamica dei prezzi dei beni alimentari, sia lavorati (la cui crescita in termini tendenziali passa da +1,9% a +1,2%) sia non lavorati (da +3,1% a +2,4%), alla quale si aggiunge quella dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +2,8% di agosto a +2,5%).

Anche i beni energetici non regolamentati rallentano (da +9,5% di agosto a +9,3%), anche se tuttavia continuano ad aumentare. Per i prodotti di largo consumo, così come per gli energetici regolamentati (gas ed elettricità), la crescita dei prezzi rimane comunque più alta rispetto quella registrata per il paniere nel suo complesso.

I prezzi dei servizi relativi ai trasporti in calo del 4,9%

La diminuzione congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo si deve prevalentemente al calo dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-4,9%) e, in misura più contenuta, dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,8). L’inflazione decelera quindi sia per i beni (da +2,0% di agosto a +1,7% di settembre) sia per i servizi (da +1,1% a +1,0%). Il differenziale inflazionistico tra servizi e beni rimane però negativo, anche se meno marcato rispetto ad agosto (da -0,9% a -0,7%).

Anche l’inflazione di fondo al netto di energetici e alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici, registra una decelerazione: da +0,8% a +0,7% la prima, e da +1,1% a +0,9% la seconda.

La fine dei saldi estivi fa crescere l’IPCA

Se sui prezzi dei prodotti di largo consumo le tensioni si attenuano (beni alimentari, per la cura della casa e della persona, da +2,1% a +1,5%), su quelli ad alta frequenza d’acquisto l’inflazione permane a un livello più alto rispetto all’indice generale (da +2,7% a +2,3%), riporta askanews.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta invece dell’1,7% su base mensile a causa della fine dei saldi estivi, e dell’1,5% su base annua (da +1,6% rispetto ad agosto). L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati diminuisce dello 0,5% su base mensile, ma cresce dell’1,3% rispetto a settembre 2017.

Parlare di cibo? Gli italiani lo fanno tutti i giorni

In Italia il cibo è sulla bocca di tutti, o quasi. Almeno, su quella del 51% degli italiani, che hanno la tendenza a dare all’argomento “cibo e gusto” la stessa importanza che danno all’atto del mangiare stesso. Nell’analisi di Squadrati, società di ricerca che analizza cultura e consumi, dal titolo ‘Italiani che parlano di cibo: un dibattito infinito’, emerge che la propensione a parlare di cibo è alta. E in percentuale lo è ancora di più nella maggior parte dei giovani nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, con una quota che raggiunge il 58%.

Una tendenza che però non ha nulla a che vedere con l’utilizzo dei social network, che si posizionano solo al sesto posto fra i “luoghi” in cui avvengono le conversazioni.

Un argomento serio

L’analisi, commissionata da Coca-Cola, e realizzata su un campione di 1.504 intervistati di età compresa tra i 18 e i 64 anni, ha messo in luce nello specifico quanto sia vera la percezione che nel nostro Paese parlare di gusti a tavola sia importante quanto lo stesso atto di mangiare. Viene inoltre specificato che l’82% degli italiani ritiene che quello del cibo sia un argomento serio, con un 88% degli intervistati che parla di cibo mentre è a tavola. Di questi il 67% parla di ciò che sta mangiando, ma il 20% è già proiettato a cosa mangerà durante i pasti successivi.

La casa il regno delle discussioni su cibo e gusti

I ricercatori spiegano inoltre che è la casa il regno delle discussioni sul cibo e sui gusti (80% degli intervistati), seguita a distanza dal ristorante (53%) e ufficio (45%). Seguono i supermercati (34%), il bar (30%) e infine i social network (20%). Un dato che evidenzia come il luogo eletto per affrontare questo tipo di argomento sia più reale che virtuale.

 

Parla come mangi

Il modo di dire legato al cibo più amato dagli italiani è invece Parla come mangi (44%). Si registra inoltre che nella classifica delle persone con cui capita più spesso di intavolare discussioni sul tema, gli amici conquistano il primo posto (segnalati dal 74% del campione) e battono il partner (al secondo con il 62% delle risposte), seguiti poi, in terza posizione, da genitori e colleghi (entrambi al 45%).

Ma perché il tema del cibo è così rilevante nelle conversazioni dei nostri connazionali? Il 44% degli italiani non ha dubbi: perché mangiare è uno dei piaceri della vita

Aumentano le assunzioni, ma anche le domande di disoccupazione

Nel periodo gennaio-maggio 2018  le assunzioni nel settore privato sono aumentate, registrando un incremento complessivo del 9,8% rispetto allo stesso periodo del 2017. In particolare, i contratti a tempo indeterminato salgono del 3,1%, mentre gli aumenti maggiori riguardano i contratti in somministrazione (+21,5%) e quelli di apprendistato (+13,7%).

Aumenti anche per i contratti a tempo determinato (+8,4%), stagionali (+7,0%) e intermittenti (+8,8%). Si conferma poi l’aumento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (+70.000), che registrano un  incremento rispetto al periodo gennaio-maggio 2017 (+45,7%). In contrazione, invece, i rapporti di apprendistato confermati alla conclusione del periodo formativo (-18,4%). Lo rileva l’Inps nel pubblicare di dati di maggio dell’Osservatorio sul precariato.

50.998 rapporti di lavoro “incentivati” dalla Legge 202

A maggio migliora per il quinto mese consecutivo la variazione tendenziale dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, che rimane però ancora negativa (-39.000). Quanto alla fruizione dell’incentivo esonero triennale giovani l’Inps rileva che nel periodo considerato sono stati incentivati 50.998 rapporti di lavoro con i benefici previsti dall’esonero triennale strutturale per le attivazioni di contratti a tempo indeterminato di giovani (Legge n.202). Di questi 28.174 sono riferiti ad assunzioni mentre 22.824 a trasformazioni a tempo indeterminato. Il numero dei rapporti incentivati è pari al 6,9% del totale dei rapporti a tempo indeterminato attivati.

Aumentano anche le cessazioni di lavoro, ma a tempo determinato

Le cessazioni di lavoro nel settore privato, nel complesso, sono in aumento. E rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente salgono del 14,3%. A crescere sono le cessazioni di tutte le tipologie di rapporti a termine, soprattutto i contratti a tempo determinato e in somministrazione, mentre diminuiscono quelle dei rapporti a tempo indeterminato (-4,1%).

Nel periodo considerato si registra poi un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +748.000, di poco inferiore a quello del corrispondente periodo del 2017 (+767.000). Il saldo annualizzato è la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi, e consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro.

Cassa integrazione,  interventi in deroga e disoccupazione

Nel mese di giugno il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 19,5 milioni, in diminuzione del 27,6% rispetto allo stesso mese del 2017 (27,0 milioni). Sempre a giugno gli interventi in deroga sono stati invece pari a 0,1 milioni di ore autorizzate, registrando un decremento del 96,4%. La variazione congiunturale registra nel mese di giugno 2018 rispetto al mese precedente un decremento pari al 47,5%.

A maggio 2018, rileva inoltre l’Inps, sono state presentate 100.075 domande di NASpI e 1.150 di DisColl. Nello stesso mese sono state inoltrate 1.049 domande di ASpI, mini ASpI, disoccupazione e mobilità, per un totale di 102.274 domande, il +4,0% rispetto al mese di maggio 2017 (98.353 domande).

Decorare il bagno con le strisce led

Le strisce led vengono sempre più adottate in casa grazie alla loro versatilità di utilizzo e facilità di applicazione. Eppure, sebbene siano davvero in tanti a ricorrere al loro utilizzo per illuminare e valorizzare determinati ambienti di casa, pochi sembrano aver colto l’idea e l’opportunità di impiegarle anche in bagno per dargli un nuovo volto grazie all’ottima luce che le strisce led sono in grado di produrre. In che modo è possibile applicare le strisce led in bagno e quali sono i posti in cui è preferibile piazzarle per valorizzare al meglio questo ambiente così intimo e privato di casa? Al riguardo gli interior designers più famosi non hanno dubbi e propongono con fermezza l’adozione delle strisce led anche per il bagno, da posizionare ad esempio alle spalle della specchiera sia sul lato superiore che su quello inferiore, in maniera tale da creare un fascio di luce che si dirige in maniera uniforme verso il basso e che illumina bene tutta la zona del lavandino.

Sempre per quel che riguarda il bagno, è possibile applicare le strisce led ad esempio sotto i bordi delle mensole o dei ripiani, così da incentrare l’attenzione su tutti quegli oggetti che sono posti al di sotto creando un’atmosfera decisamente più elegante. È una soluzione piuttosto adottata in soggiorno, basti pensare alle librerie e ripiani nei quali posizioniamo un po’ di tutto, ma che trova applicazione anche nella sala da bagno. Le strisce led vengono solitamente vendute in bobine della lunghezza di 2.5 o 5 metri, e possono essere accorciate a piacimento nel caso in cui si necessiti di strisce più piccole. All’interno del sito www.lucefaidate.it è possibile farsi un’idea visionando in anticipo le diverse tipologie di strisce led disponibili, e scegliere in base al tipo di luce desiderata (caldo o fredda ad esempio), nonché alla dimensione della bobina.

Gli under 35 sono i nuovi imprenditori turistici. In Lombardia si viaggia in jeans

Il turismo, oggi, è una cosa per giovani. La Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, registra infatti che in Italia le attività imprenditoriali under 35 legate ai viaggi e alla ristorazione sono cresciute in 5 anni del 14%. In pratica, un’impresa su sette. Si tratta di oltre 2.500 imprese dei servizi di ristorazione e circa 100 attività di alloggio e pesano il 5% sul corrispondente totale italiano (53 mila imprese giovani). Quasi un’imprese su due (47,5%) è di imprenditori nati all’estero mentre le imprese femminili sono il 29% del totale.

Merito dell’onda lunga di Expo?

Sarà perché Milano ha ospitato l’Expo, tutta la Lombardia pare richiami sempre più questo tipo di investimenti.  Secondo la portavoce Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Valeria Gerli, occorre una strategia mirata per procedere in questa direzione ottimistica, continuando ed attirare un turismo eterogeneo ed internazionale, puntando  su  grandi eventi, qualità e varietà dell’offerta.

Arte, cultura e leisure i vanti di Milano

Arte, cultura e leisure sono da sempre i punti forti di una Milano, città fiore all’occhiello che attira investitori da tutto il mondo. Ma in generale tutte le città lombarde – ognuna con peculiarità attraenti e ambiti storico-culturali rilevanti – sono vivaci e ben organizzate.

Un settore colorato di rosa

Grande sorpresa poi per le attività in rosa: le giovani donne si rivelano ottimi manager con offerte turistico-ristorative – una su cinque – diffuse praticamente ovunque sul tessuto nazionale ed una concentrazione particolare in Piemonte, Friuli, Sicilia e Lazio.

Non resta che spingere con nuove idee e strategie sulla qualità evolutiva delle offerte per mantenere un tasso di turisti proficuo e in continua crescita.

Obiettivo competitività turistica: la partita si gioca su qualità e digitalizzazione

L’Italia è un Paese a vocazione turistica e oggi più mai, in termini di competitività turistica, occorre fare la differenza, anticipare le tendenze e soddisfare le innumerevoli necessità dei viaggiatori offrendo esperienze vive e indimenticabili. Nel tempo sono però cambiate le modalità di chi si accinge a organizzare un viaggio, e i canali online sono diventati un fattore imprescindibile che richiede personale adeguatamente formato per interagire in modo costruttivo e proficuo sulle piattaforme digitali. Ecco dunque che l’innovazione diventa l’opportunità per essere protagonisti e rispondere ai bisogni e ai comportamenti del consumatore digital. Proprio per questo

Formaper, azienda speciale della Camera di commercio, ha infatti destinato un percorso formativo per i giovani imprenditori, a sostegno di una crescita mirata ed un potenziamento delle competenze promozionali e di marketing digitale, per innalzare così gli standard qualitativi dell’offerta e del territorio

I cinque punti del Manifesto per l’innovazione dell’ANGI

Semplificazione, formazione, infrastrutture, startup ed e-government: sono questi i 5 punti del Manifesto per l’innovazione dell’ANGI, l’associazione che promuove e rilancia il tema dell’innovazione e del progresso in Italia. Si tratta di cinque parole chiave considerate dall’ANGI fondamentali per sostenere la competitività dell’Italia nel mondo. Secondo l’ANGI, infatti, occorre puntare innanzitutto sul concetto di semplificazione, per abbattere i costi di 33 miliardi l’anno per le Pmi, ma anche sulla formazione, per invertire il trend della fuga dei cervelli dal Paese, che fa perdere all’Italia circa 14 miliardi all’anno in termini di capitale umano, pari all’1% del Prodotto interno lordo.

Potenziare il programma WiFI4EU e istituire un organismo unico di e-government

La terza parola chiave del Manifesto per l’innovazione è infrastrutture, soprattutto nel senso del potenziamento del programma WiFI4EU, con il quale la Commissione europea intende promuovere le connessioni wi-fi gratuite per i cittadini negli spazi pubblici di tutti i comuni.

Per quanto riguarda l’e-government, secondo l’ANGI sarebbe utile istituire un organismo unico al fine di promuovere, vigilare e controllarne l’attuazione all’interno della Pubblica Amministrazione. Lo stesso organismo dovrebbe avere come priorità anche quella di occuparsi dei reati informatici commessi ai danni dei cittadini.

Startup, la parola chiave per attrarre liquidità dall’estero

Una sfida importante per le aziende italiane è quella di riuscire ad attrarre liquidità dall’estero, per colmare il calo del 23% degli investimenti stranieri alle imprese. E startup è la parola-chiave per vincere questa sfida. Secondo il Manifesto dell’ANGI occorre infatti mettere a punto forti incentivi fiscali, e facilitare l’accesso e gli strumenti al credito agevolato fino a 100 mila euro per le startup innovative.

Inoltre, sempre secondo l’ANGI, sarebbe opportuno trasformare Cassa Depositi e Prestiti in un organismo di supporto alle Pmi, e regolare il Fintech e le criptovalute a tutela dei consumatori, riporta Askanews.

La nuova legislatura dovrà affrontare le sfide dell’era digitale

“La nuova legislatura dovrà fronteggiare un definito cambio di era: la contaminazione digitale è diffusa in ogni ambito e sono tante le nuove sfide da affrontare”, sottolinea Matteo Tanzilli, Affari Istituzionali e Comunicazione dell’ANGI.

Dagli studi effettuati dall’Associazione nel corso degli anni sull’opinione pubblica italiana, risulta che “semplificazione, formazione e infrastrutture sono parole chiave che emergono nettamente tra le priorità e i desiderata dei nostri intervistati”, commenta Roberto Baldassari, Presidente dell’Istituto Piepoli e Direttore del Comitato Scientifico dell’ANGI. Mentre startup ed e-government riscuotono particolare attenzione soprattutto nella fascia di età under 30.

L’inefficienza della Giustizia costa 40 miliardi alle imprese

Circa 40 miliardi di euro: questo è il conto che le imprese italiane pagano alla burocrazia e alle inefficienze della Giustizia. Secondo l’ultimo studio Cer-Eures il dedalo di norme e i ricorsi nelle aule dei tribunali rappresentano un freno alla capacità imprenditoriale e allo sviluppo economico del Paese. E rivolgersi a un giudice del Tar è diventata la regola più che l’eccezione.

Lentezza delle indagini e incertezza dei tempi processuali si traducono in meno investimenti esteri, e in una perdita di 130mila posti di lavoro. Inoltre, sequestri preventivi e stop agli impianti a volte si trasformano nell’anticamera del fallimento. Eppure le inchieste giudiziarie possono chiudersi dopo anni con la piena assoluzione.

Finire nel registro degli indagati può costare caro

Dal caso Ilva al calvario dei piccoli imprenditori, finire nel registro degli indagati può costare caro. In Italia, in media, ci vogliono 991 giorni per arrivare a una sentenza nel settore civile, oltre il doppio di Spagna (510), Germania (429) e Francia (395).

Vi sono poi profonde differenze lungo la Penisola. La distanza regionale sfiora i 1.300 giorni (Piemonte, 543, e Campania 1.813), mentre fra province il gap è quasi di 6.000 giorni, dai 422 a Treviso ai 6.236 di Napoli.

Quando il creditore diventa vittima dell’erario

Quando poi è la Pubblica Amministrazione a tardare la consegna di documenti o pagamenti, il rischio è che il creditore diventi vittima dell’erario. “Più che consentire, in astratto, indennizzi e risarcimenti per i ritardi, la vera sanzione sarebbe considerare illegittimo il provvedimento che arriva fuori tempo massimo”, spiega all’Adnkronos Miriam Allena, docente di diritto amministrativo all’Università Bocconi.

Secondo dati Cna, Confederazione nazionale dell’Artigianato e della Piccola e media impresa, il costo della burocrazia per le Pmi è di 22 miliardi di euro all’anno. Inoltre, nonostante la legge fissi i pagamenti entro 30 giorni, sempre secondo la Cna, la PA italiana salda i fornitori dopo 144 giorni, contro i 38 della Ue.

L’effetto bloccante del ricorso al Tar

Sul fronte della giustizia amministrativa, il ricorso al giudice costituisce quasi la regola e non l’eccezione. Il numero dei ricorsi in materia di appalti dinanzi ai Tar è stato di 3.329 nel 2016, e i tempi medi di definizione nel 2016 sono stati di 149 giorni. Il cosiddetto effetto bloccante del ricorso al Tar impatta inoltre sullo 0,7% sul totale delle procedure bandite. “Più del luogo comune che il Tar blocca tutto – aggiunge Allena – bisogna valorizzare forme alternative di risoluzioni delle controversie”.

Rilevazione presenze negli uffici pubblici

Oggi il tema della rilevazione presenze dei dipendenti all’interno di uffici pubblici è tornato di grande attualità, considerando i recenti fatti di cronaca che hanno interessato la pubblica amministrazione e sottolineato ancora una volta l’importanza di poter disporre di un sistema che consenta di sapere, in qualsiasi momento, quanti e quali dipendenti si trovino all’interno dei locali in cui viene svolta l’attività lavorativa. Non si tratta unicamente di una misura volta a controllare più efficacemente i lavoratori, ma al tempo stesso una soluzione in grado di migliorare l’intero livello di sicurezza dei locali. In caso di incendio o imminente necessità di evacuare i locali infatti, diventa indispensabile sapere esattamente quanti lavoratori si trovino ancora all’interno della struttura e quanti siano invece già riusciti a mettersi in salvo, così da facilitare anche il lavoro dei soccorritori che sin dall’inizio sapranno quante persone sono ancora presenti all’interno ed in quale area della struttura essi si trovino.

Cotini srl, azienda della provincia di Milano da sempre all’avanguardia nel settore della rilevazione delle presenze, propone soluzioni tecnologicamente avanzate ed in grado di rendere più semplice ed efficace la gestione del personale. I lettori di badge e biometrici permettono di rendere veloce la rilevazione presenze, tramite il pratico utilizzo di badge e la garanzia del riconoscimento dell’utente attraverso impronte digitali o biometria del viso. Grazie infatti ad appositi lettori badge e lettori biometrici (in grado dunque di leggere le impronte digitali o la fisionomia del volto) sarà possibile attivare tornelli e sistemi di apertura che registreranno qualsiasi movimento in ingresso o in uscita, e trasmettendo al tempo stesso questi dati ai vari uffici per mezzo di appositi software, così da rendere più veloce anche la trasmissione dei dati. Programmando a piacimento la centralina è possibile inoltre limitare gli accessi ad una determinata area dell’edificio (inibendo così l’ingresso ad altre aree della struttura) o regolarli in base ai giorni della settimana o alle fasce orarie. Grazie a questo tipo di soluzione è oggi molto più semplice rilevare le presenze dei dipendenti e gestire gli accessi, nonché trasmettere i dati ai vari uffici interni.

Il vino del futuro è green, con le bollicine e premium

Secondo il sondaggio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, realizzato pochi giorni fa nell’ambito dello studio ‘Il futuro dei mercati, i mercati del futuro’, il successo commerciale del vino nei prossimi 5 anni sarà determinato in buona parte dai prodotti a marchio bio o sostenibile. Chiamati a dare un’opinione sui trend a breve termine del mercato del vino nei 6 mercati top di Usa, Regno Unito, Cina, Germania, Giappone e Russia, i 12 manager dei principali gruppi vitivinicoli del Paese sostengono inoltre che sono gli sparkling, i vini con le bollicine, quelli del momento e del prossimo futuro. In particolare, tra i consumatori di Regno Unito, Giappone e Russia, seguiti da quelli di tedeschi e statunitensi.

I vini premium contageranno gli Usa e gli emergenti Russia e Cina

Per i 12 capitani d’impresa intervistati anche i vini premium, da oltre i 20 dollari a bottiglia, saranno gli artefici del successo del vino mondiale. Se la tendenza-green predomina nei mercati storici (Germania, Usa, Regno Unito e Giappone), la fascia premium contagerà ulteriormente gli Usa, e gli emergenti Russia e Cina. Buon sentiment anche sugli autoctoni, indicati trend del futuro specialmente in Giappone e, in seconda battuta, in Russia e Stati Uniti. A sorpresa, poi, è previsto un ritorno di fiamma per i rossi fermi, la seconda tipologia più promettente dietro agli immancabili sparkling.

Per i top player l’Italia crescerà in Russia

L’Italia riuscirà ad accrescere le proprie quote di mercato specialmente in Russia e nei due principali buyer dell’Estremo Oriente, con una buona ripresa delle vendite anche nella vecchia Germania. Timide invece le aspettative su un incremento delle quote di mercato negli Stati Uniti (sebbene siano indicati in crescita anche nel prossimo lustro), dove ad approfittarne saranno invece i produttori francesi oltre a quelli di casa. In Cina, dopo l’Australia, che crescerà più di tutti, anche il Cile e l’Italia approfitteranno del rallentamento della Francia, storico market leader. Che continuerà a comandare in Gran Bretagna, seguito però dai vini del Belpaese e quelli neozelandesi, riporta Askanews.

Fra le denominazioni italiane vince ancora il Prosecco

Sempre secondo il sondaggio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor la previsione sulle performance delle principali denominazioni italiane premia il Prosecco, indicato come il vino a maggiore prospettiva di mercato un po’ ovunque. Con qualche eccezione: il Pinot grigio vince negli Usa, il Primitivo in Germania, e l’Amarone in Cina.

L’identità digitale sul dark web vale 1.200 dollari

Dai social network alle piattaforme per gli acquisti online, i servizi di streaming per film e musica fino a quelli per la consegna del cibo a domicilio: tutti i servizi online a cui siamo iscritti, e che usiamo quotidianamente più volte, sul dark web nell’insieme possono valere 1.200 dollari. Sulla rete sommersa, dove si vendono anche droga e armi, e si scambiano immagini pedopornografiche in anonimato, la nostra identità digitale vale più o meno il prezzo attuale di un iPhone. A compilare un vero e proprio listino è la società Top10VPN.com, che ha setacciato i principali luoghi dell’online sommerso dove prospera il mercato dei dati rubati dai cybercriminali.

Gli account Apple valgono 15 dollari, ma il servizio più remunerativo per gli hacker è PayPal

Gli account Apple sono tra i più ricercati, e valgono 15 dollari, i profili Facebook 5 dollari, LinkedIn, Twitter e Instagram rispettivamente 2 dollari, 1.66 e 1.28. I profili di Netflix valgono 8 dollari circa, e non manca la compravendita dell’accesso alle caselle di posta elettronica, come Gmail e Yahoo, proposte sul mercato a poco più di un dollaro. Il servizio più remunerativo per gli hacker è però PayPal, l’app che consente il trasferimento dei soldi e i pagamenti digitali, che per tutti i dati personali e bancari contenuti è quotato la cifra record di 247 dollari. La lista comprende anche eBay e Amazon, rispettivamente 12.48 e 9 dollari, e Airbnb, a 10 dollari.

Il giro d’affari dell’online sommerso va da 300 mila a 500 mila dollari al giorno

Secondo i dati recenti, quelli del Rapporto Clusit 2016, il giro d’affari dell’online sommerso ammonta a una cifra compresa tra i 300 mila e i 500 mila dollari al giorno. E nel listino il prezzo di ciascun tipo di profilo varia a seconda di un numero di fattori, come i soldi disponibili sui conti, la facilità di accesso alle informazioni, e la capacità di dirottare l’account per truffe. Top10VPN.com riporta il caso dell’hackeraggio di alcuni profili registrati su app per la consegna di cibo, grazie al quale, oltre al furto di dati, sono stati ordinati in modo fraudolento cibo e alcolici per quasi 180 dollari.

Come difendersi dal furto dei dati?

Si può supporre che gli hacker entrino in possesso dei dati con violazioni dei siti, oppure tramite phishing: email che contengono link infetti, e che una volta “aperte” scaricano virus che estraggono i dati personali. Gli hacker però approfittano anche di password deboli impostate dagli stessi utenti. Per cautelarsi, come spesso consigliano gli esperti di sicurezza, è utile ricorrere a password lunghe e diverse a seconda dei servizi usati, nonché ricorrere all’autenticazione “a due fattori”, che implica due diversi sistemi di verifica delle proprie credenziali.