Rilevamento perdite con termocamera

Le termografia è quella tecnica che sfrutta le termocamere, ovvero telecamere a infrarossi, che sulla base delle emissioni medie dell’infrarosso dello spettro elettromagnetico, formano immagini luminose visibili su uno schermo. Queste termocamere funzionano, più specificamente, tramite apposite lunghezze d’onda nella zona dell’infrarosso termico.

Una telecamera termica o ad infrarossi consente di osservare l’irradiazione dell’acqua mentre passa attraverso la tubazione e indica se vi è una perdita e, se del caso, localizza il luogo esatto in cui si verifica la suddetta perdita. Questo sistema per il quale si va a localizzare una perdita d’acqua usando una termocamera è molto efficace per ispezionare e localizzare perdite i cui tubi si trovano sia sui pavimenti che sulle pareti, anche se difficili da raggiungere.

VI.RO. impianti è una azienda termoidraulica con sede a Casatenovo (LC), specializzata nella manutenzione di impianti termici e che dispone di tutte attrezzature e gli strumenti tecnologici più avanzati sul mercato per risolvere i problemi relativi alle perdite d’acqua in tutti i tipi di edifici nel modo più rapido ed economico.

Oltre a questo tipo di tecnologia, VI.RO. si avvale anche dell’utilizzo di sistemi geofonici e sistemi Gas Check, che consentono di ottenere a loro volta una accurata analisi degli impianti esistenti in un determinato appartamento o ufficio e grazie ai quali è possibile individuare velocemente il punto esatto in cui avviene la perdita, così da ridurre al minimo le possibilità che possano verificarsi ulteriori danni e facendo in modo da non causare alcun tipo di disagio ai vicini o agli appartamenti sottostanti.

L’azienda realizza inoltre impianti fognari sia per edilizia civile che industriale, occupandosi autonomamente degli scavi, della movimentazione e posa delle tubazioni, dei reinterri e del ripristino dei manti, oltre ad effettuare video ispezioni di tubature sia di acque bianche che nere, nonché operazioni di spurgo e manutenzione.

Decorare il bagno con le strisce led

Le strisce led vengono sempre più adottate in casa grazie alla loro versatilità di utilizzo e facilità di applicazione. Eppure, sebbene siano davvero in tanti a ricorrere al loro utilizzo per illuminare e valorizzare determinati ambienti di casa, pochi sembrano aver colto l’idea e l’opportunità di impiegarle anche in bagno per dargli un nuovo volto grazie all’ottima luce che le strisce led sono in grado di produrre. In che modo è possibile applicare le strisce led in bagno e quali sono i posti in cui è preferibile piazzarle per valorizzare al meglio questo ambiente così intimo e privato di casa? Al riguardo gli interior designers più famosi non hanno dubbi e propongono con fermezza l’adozione delle strisce led anche per il bagno, da posizionare ad esempio alle spalle della specchiera sia sul lato superiore che su quello inferiore, in maniera tale da creare un fascio di luce che si dirige in maniera uniforme verso il basso e che illumina bene tutta la zona del lavandino.

Sempre per quel che riguarda il bagno, è possibile applicare le strisce led ad esempio sotto i bordi delle mensole o dei ripiani, così da incentrare l’attenzione su tutti quegli oggetti che sono posti al di sotto creando un’atmosfera decisamente più elegante. È una soluzione piuttosto adottata in soggiorno, basti pensare alle librerie e ripiani nei quali posizioniamo un po’ di tutto, ma che trova applicazione anche nella sala da bagno. Le strisce led vengono solitamente vendute in bobine della lunghezza di 2.5 o 5 metri, e possono essere accorciate a piacimento nel caso in cui si necessiti di strisce più piccole. All’interno del sito www.lucefaidate.it è possibile farsi un’idea visionando in anticipo le diverse tipologie di strisce led disponibili, e scegliere in base al tipo di luce desiderata (caldo o fredda ad esempio), nonché alla dimensione della bobina.

Rilevazione presenze negli uffici pubblici

Oggi il tema della rilevazione presenze dei dipendenti all’interno di uffici pubblici è tornato di grande attualità, considerando i recenti fatti di cronaca che hanno interessato la pubblica amministrazione e sottolineato ancora una volta l’importanza di poter disporre di un sistema che consenta di sapere, in qualsiasi momento, quanti e quali dipendenti si trovino all’interno dei locali in cui viene svolta l’attività lavorativa. Non si tratta unicamente di una misura volta a controllare più efficacemente i lavoratori, ma al tempo stesso una soluzione in grado di migliorare l’intero livello di sicurezza dei locali. In caso di incendio o imminente necessità di evacuare i locali infatti, diventa indispensabile sapere esattamente quanti lavoratori si trovino ancora all’interno della struttura e quanti siano invece già riusciti a mettersi in salvo, così da facilitare anche il lavoro dei soccorritori che sin dall’inizio sapranno quante persone sono ancora presenti all’interno ed in quale area della struttura essi si trovino.

Cotini srl, azienda della provincia di Milano da sempre all’avanguardia nel settore della rilevazione delle presenze, propone soluzioni tecnologicamente avanzate ed in grado di rendere più semplice ed efficace la gestione del personale. I lettori di badge e biometrici permettono di rendere veloce la rilevazione presenze, tramite il pratico utilizzo di badge e la garanzia del riconoscimento dell’utente attraverso impronte digitali o biometria del viso. Grazie infatti ad appositi lettori badge e lettori biometrici (in grado dunque di leggere le impronte digitali o la fisionomia del volto) sarà possibile attivare tornelli e sistemi di apertura che registreranno qualsiasi movimento in ingresso o in uscita, e trasmettendo al tempo stesso questi dati ai vari uffici per mezzo di appositi software, così da rendere più veloce anche la trasmissione dei dati. Programmando a piacimento la centralina è possibile inoltre limitare gli accessi ad una determinata area dell’edificio (inibendo così l’ingresso ad altre aree della struttura) o regolarli in base ai giorni della settimana o alle fasce orarie. Grazie a questo tipo di soluzione è oggi molto più semplice rilevare le presenze dei dipendenti e gestire gli accessi, nonché trasmettere i dati ai vari uffici interni.

E-commerce di cialde per il caffè? Eccone alcuni

Il mercato delle cialde per il caffè è in rivoluzione: alle capsule e cialde originali, ovvero quelle prodotto e commercializzate dai vari sistemi (Lavazza, Nespresso o Dolce Gusto, solo per citare i più famosi… ma anche Bialetti, Illy o Caffitaly), si stano affiancando in modo sempre più importante quelle proposte dai vari siti e-commerce che, giorno dopo giorno, stanno letteralmente spuntando come funghi. Il vantaggio e la comodità di acquistare online un prodotto la cui fornitura non può mai mancare è innegabile, ed gli e-shop si danno battaglia a suon di promozioni, bundle e sconti imperdibili sopratutto sulle cialde e sulle capsule legate al loro brand.

Un esempio è Caffè Agostani, che sul suo sito www.tuttocialde.it propone praticamente ogni tipologia di cialda esistente ai prezzi unitari spesso migliori tra quelli che si possono trovare sul web: il sito è bruttino ed obsoleto, ma la procedura di acquisto decisamente snella ed efficace. Inoltre all’utente vengono suggeriti prodotti correlati che consentono di andare ad azzerare spesso le spese di spedizione. Nota negativa che ci è stata segnalata: un servizio cliente non proprio impeccabile. C’è poi www.caffecaffeshop.com, e-commerce decisamente più moderno e gradevole, che propone un contributo di spedizione davvero molto basso e prezzi aggressivi: molto interessante, inoltre, la scheda riassuntiva dei singoli prodotti per quanto riguarda aroma, intensità e tostatura, una piccola guida per l’utente magari spaesato da tante offerte. Non ci è piaciuta la scarsa disponibilitòà di alcuni prodotti e la totale mancanza di altri.

Infine www.cialdamia.it ci è sembrato decisamente il migliore dei tre: le offerte sono forse meno imperdibili sui bassi quantitativi, ma l’assortimento è davvero immenso in termini di compatibili Nespresso, Lavazza, Dolce Gusto e tutte le altre. Ciò che ci è piaciuto moltissimo è il servizio clienti, preciso e disponibile sia via chat che telefono: non a caso, il sito ha collezionato migliaia di recensioni positive e può mostrare il badge Trust Pilot con 5 stelle.

Sicuramente ciò che non manca è il risparmio, online è davvero possibile fare affari imperdibili azzerando spesso i costi di spedizione e riempiendo la propria dispensa di centinaia di capsule e cialde diverse senza scomodarsi da casa.

Gli italiani non investono, e ancora pochi fanno trading online

A chi si rivolgono gli italiani quando decidono di investire? Hanno una strategia precisa? E su quali prodotti puntano? Secondo la ricerca Bva-Doxa dal titolo Italiani, investimenti e trading online, commissionata da eToro, piattaforma di social trading, il 57% degli italiani non investe, e chi lo fa preferisce scegliere rischi bassi e ricorrere a prodotti tradizionali come fondi, obbligazioni e azioni.

Tra gli investitori, solo il 47% ritiene di avere un piano definito, e molti affermano di dare molto più credito ai rapporti di fiducia affidandosi più ai consigli dei famigliari che a quelli dei consulenti finanziari.

Il 59% chiede consiglio al proprio partner e il 23% non investe più

Il 59% del campione intervistato dichiara infatti di chiedere consiglio al proprio partner, e il 32% si rivolge ai famigliari, posizione a pari merito con il consulente. Per quanto riguarda la scelta degli investimenti, il 43% ha una bassa propensione al rischio e preferisce investire in asset tradizionali (fondi, azioni e obbligazioni), anche se cresce la fetta dei “curiosi” (38%) e di chi (15%) investe in Eft (Exchange Traded Fund), e criptovalute. Gli italiani che non investono, invece, si dividono in due gruppi, chi non lo ha mai fatto (34%) e chi non investe, ma che lo ha fatto in passato (23%), riporta Adnkronos. Tra chi non investe più, il 35% dichiara di non avere più risorse da investire, mentre il 21% non ha più fiducia nel sistema bancario.

Solo il 13% fa trading online

E il trading online? Il campione intervistato lo utilizza per il 13%, e il 17% dichiara di avere intenzione di cominciare presto. Sale, al contempo, la curiosità anche tra gli scettici. Il 38% ha infatti in programma lo studio del trading online per valutare un cambio di abitudine. Tra le barriere di chi non è interessato (33%), c’è soprattutto la mancanza di fiducia (43%), mentre c’è chi sarebbe disposto a cambiare idea se messo nelle condizioni di cominciare con piccole somme (48%) o avere protezione delle perdite (37%). Il 10% di questo campione è disposto a iniziare a fare trading online se vi è la possibilità di copiare strategie e azioni di trader esperti.

Le piattafrome preferite dai trader

Tra coloro che utilizzano il trading online, la piattaforma preferita è eToro, che conquista il primo posto con il 36%, mentre il restante 64% viene spartito da altri 10 brand, tra cui Fineco (20%), Plus500 (15%) e Unicredit (6%). Ma come lavorano gli italiani che utilizzano abilmente queste piattaforme? Il 32% opera occasionalmente, a pari merito con chi opera una volta a settimana. Il 36% del campione invece opera sulle piattaforme da tre volte a settimana a una volta al giorno, senza però scegliere un orario preciso.

Previdenza, crescono le Casse privatizzate

Anche nel 2018 le Casse di previdenza private e privatizzate continuano il loro trend di crescita. Il IV Rapporto sugli investimenti degli Enti di previdenza privati parla infatti di un sistema in ottima salute, in grado di tenere conto delle direttrici principali, ovvero, prudenza, lungimiranza, rendimento, salvaguardia e garanzie delle prestazioni future degli iscritti. Secondo il Rapporto, inoltre, cresce il patrimonio, diminuisce la gestione diretta degli investimenti, cala la percentuale investita in immobili, triplicano gli investimenti nei fondi mobiliari, raddoppia la componente azionaria, e sempre più Casse investono in fondi comuni.

Il patrimonio registra un aumento complessivo del 32,6% in 5 anni

A quanto si legge in una nota di Adepp negli ultimi 5 anni il patrimonio ha registrato un aumento complessivo del 32,6% (dai 65,6 miliardi del 2013 agli 87 miliardi del 2018), dovuta da un lato dai contributi incassati, superiori alle prestazioni erogate (+17 miliardi tra il 2013 e il 2018), e dall’altro dai rendimenti conseguiti, che ammontano a circa l’1,4% netto annuo medio nei 5 anni. Tutte le Casse di previdenza hanno adottato una gestione del patrimonio volta a ridurre il rischio di esposizione proprio degli investimenti. In particolare, le Casse utilizzano tecniche di risk managment che, tramite una diversificazione oculata degli investimenti (Asset Liability Managment – ALM), permettono di diminuire il rapporto rischio/rendimento riducendo il primo pur mantenendo accettabile il secondo.

Più investimenti nei fondi comuni, meno in immobili

Per questo motivo, la percentuale investita in immobili si sta assottigliando sempre più, lasciando maggior spazio ad altri tipi di investimento. E stanno cambiando anche le stesse modalità di investimento. Le Casse, infatti, investono sempre più in fondi comuni di investimento, e nel corso degli anni, tenendo conto della congiuntura economica in corso, hanno indirizzato le proprie scelte sugli investimenti nelle diverse asset class, seguendo il criterio della diversificazione e della riduzione del rischio. In termini assoluti, risultano rilevanti anche le variazioni degli investimenti. Quelli in fondi mobiliari, ad esempio, sono quasi triplicati, passando da 8,3 miliardi di euro del 2013 ai circa 22,3 di fine 2018, mentre gli investimenti in immobili direttamente posseduti sono passati da 11,5 miliardi di euro del 2013 ai circa 4,9 miliardi attuali.

Il 37,1% delle attività è costituita da investimenti in titoli obbligazionari

Una quota molto rilevante del patrimonio delle Casse è poi investita in titoli obbligazionari, e se si considera anche la componente inclusa nei fondi mobiliari, a fine 2018 questa ammonta a circa 32,3 miliardi di euro, costituendo il 37,1% delle attività. Negli ultimi 6 anni, inoltre, si è registrata una considerevole crescita degli investimenti in azioni, passati dal 9,8% degli attivi a un più rilevante 15,7%. E che a fine 2018, riferisce Adnkronos, ammontavano a circa 13,7 miliardi di euro.

Un incremento giustificato anche dalla necessità di accrescere i rendimenti e compensare i bassi rendimenti sugli altri asset.

Ringiovanire si può, almeno di 2 anni e mezzo

Ringiovanire è possibile, un mix di farmaci cancella le “rughe” dal Dna. La buona notizia arriva dai risultati di un esperimento che ha portato indietro di due anni e mezzo l’età biologica di nove volontari. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Aging Cell dal gruppo dell’università della California di Los Angeles.

“Mi aspettavo di vedere un rallentamento del tempo, ma non un’inversione”, commenta il genetista Steve Horvath a capo della ricerca. I risultati hanno sorpreso gli stessi ricercatori, nonostante si tratti di dati preliminari provenienti da un piccolo numero di individui e non da un gruppo di controllo.

Un cocktail di farmaci testato per un anno su 9 uomini di età compresa tra 51 e 65 anni

Lo studio era stato progettato principalmente per verificare se l’ormone della crescita potesse essere utilizzato nell’uomo per ripristinare i tessuti nella ghiandola del timo, cruciale per un’efficace funzione immunitaria. La sua funzionalità inizia infatti a ridursi dopo la pubertà e diventa sempre più ostacolata dal grasso. Test sugli animali avevano mostrato che l’ormone della crescita stimola la rigenerazione del timo, tuttavia lo stesso ormone può anche promuovere il diabete. Nel cocktail perciò la sperimentazione ha utilizzato anche due farmaci contro il diabete. Il tutto è stato testato per un anno su 9 uomini di età compresa tra 51 e 65 anni.

Finora lo stesso risultato era stato ottenuto solo da studi condotti sugli animali

Alla fine del test l’età biologica dei partecipanti è risultata ringiovanita di due anni e mezzo, misurati analizzando i segni dell’età sui geni.

Questa è la prima volta che i trattamenti farmacologici per rallentare l’invecchiamento sono stati sperimentati sull’uomo. “Finora, infatti, lo avevano dimostrato solo studi condotti sugli animali”, aggiunge il genetista e biologo molecolare Benedetto Grimaldi, dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit).

Per il momento, aggiunge, Grimaldi, “questo è stato dimostrato su un gruppo limitato di persone, ma comunque è importante perché è la prima prova diretta sull’uomo e fa sperare che la sperimentazione si possa allargare, includendo un numero maggiore di individui”.

Una vera e propria reversione dell’invecchiamento

L’altro aspetto “abbastanza inatteso – prosegue l’esperto – è che non solo è stato rallentato l’invecchiamento, ma sono stati cancellati alcuni segni che ha lasciato sul Dna, ottenendo la reversione dell’invecchiamento”. In pratica, spiega Ansa, il mix di farmaci usato ha agito come una sorta di lifting genetico, che ha cancellato le rughe dal Dna. Sono state infatti cancellate le modifiche chimiche che si accumulano nel Dna (in questo caso accumulate in due anni e mezzo), e che rappresentano il segno genetico dell’invecchiamento.

Inoltre il trattamento ha avuto effetto sul sistema immunitario. “E anche questo – osserva Grimaldi – è fondamentale perché il sistema immunitario risente dell’invecchiamento”. Tutto ciò “è importantissimo e fa ben sperare – continua l’esperto – perché lo scopo delle ricerche di questo tipo è allungare la vita garantendo il benessere delle persone”.

Il mattone è sempre il miglior investimento per gli italiani

Investire sul mattone conviene sempre, e si conferma al primo posto per gli italiani che hanno la possibilità di incrementare la ricchezza, ma non vogliono rischiare. Lo conferma la nona edizione dell’indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2019, realizzata da Intesa Sanpaolo e dal Centro Luigi Einaudi. Secondo il quale il 57% degli italiani nell’ultimo decennio ha ristrutturato la casa o un altro immobile.

Quest’anno l’analisi si è focalizzata sugli “ottimisti”, coloro, cioè, che nei dieci anni di post crisi sono sempre stati attivi, ovvero hanno realizzato almeno un investimento immobiliare  in un’attività economica o professionale, nuova o già esistente, hanno investito in un corso di formazione, o hanno creato o allargato il nucleo familiare.

L’8,3% degli ottimisti ha fondato un’attività economica dopo il 2009

In particolare, chi ha creato, acquisito o ingrandito un’attività economica adesso copre il 53,8% del suo fabbisogno economico di famiglia. L’8,3% degli ottimisti ha fondato, in autonomia o con un familiare, un’attività economica dopo il 2009, il 5% vi è subentrato o la ha acquistata, il 10,4% la ha ingrandita. Gli investimenti hanno riguardato per la maggior parte esercizi commerciali, ditte artigianali e studi professionali. Il 29% circa degli ottimisti, poi, ha formato o ingrandito una famiglia nell’ultimo decennio, quasi il 26% ha avuto uno o più figli e quasi il 3% ne ha adottato uno o più.

L’ottimismo paga

Poco meno di un quarto degli ottimisti ha iniziato o fatto iniziare a un familiare almeno un corso di specializzazione o di formazione aggiuntiva dopo il 2009, riporta Adnkronos. I corsi sono stati finanziati in circa l’85% dei casi dai risparmi personali o familiari, e sono le donne ad avere investito di più. Chi ha investito nel capitale umano ha dichiarato effetti positivi sull’occupazione nel 43% dei casi e nel 6% sul reddito.

”I dati – commenta Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi e curatore della ricerca – sembrano suggerire che l’ottimismo paga, o almeno ha pagato, e che i comportamenti proattivi nell’impiego del risparmio e del tempo sono la chiave che ha portato 4 famiglie su 10 a progredire più della media del campione, nonostante le sfide concrete cui il mondo economico, del lavoro e delle imprese, le ha sottoposte”.

L’ambizione per la casa è il motivo principale del risparmio per il 41,3%

Per quanto riguarda il risparmio, tra gli ottimisti prevale quello intenzionale, cioè diretto a scopi specifici. L’ambizione per la casa è il motivo principale del risparmio intenzionale per il 41,3%, e i figli, in particolare, la loro istruzione, per il 21,5%. Meno sentita tra gli ottimisti è la necessità di risparmiare per la vecchiaia. Infine, quasi un quinto degli ottimisti ha un’assicurazione sanitaria, e anche le polizze Ltc e le polizze vita sono leggermente più diffuse tra gli ottimisti rispetto al campione principale.

 

In Europa solo un terzo dei rifiuti elettronici si ricicla correttamente

Ogni anno sono 9 milioni le tonnellate di rifiuti elettronici generati in Europa. E di queste solo un terzo, circa 3 milioni di tonnellate, vengono trattate nel pieno rispetto della legge. Il resto viene smaltito in modo non sicuro dal punto di vista ambientale. O, peggio, finisce per ingigantire le discariche abusive sparse per tutto il Pianeta. La Francia è il Paese che nel triennio 2015-2017 ha immesso più apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee) nel proprio mercato, con un quantitativo medio corrispondente a 1.487.418 tonnellate all’anno. In seconda posizione il Regno Unito (1.391.642 tonnellate), seguito da Italia (848.011), Spagna (551.947), Olanda (333.785) e Portogallo (141.987).

Francia prima per ritiro dei Raee domestici. Italia all’ultimo per raccolta procapite

Secondo i dati divulgati durante il convegno Raee: sei nazioni a confronto, risulta che la Francia è la prima nazione anche nel ritiro dei Raee domestici, con un quantitativo che nel 2018 è stato di 728.569 tonnellate. Anche qui il Regno Unito è secondo (493.323), seguito da Italia (310.610), Spagna (268.003), Olanda (167.235) e Portogallo (67.692), che però conteggia nella cifra fornita sia i Raee domestici sia quelli professionali.

Il nostro Paese occupa l’ultimo posto per quanto riguarda la raccolta procapite, cioè i kg di Raee raccolti ogni anno per ogni abitante, pari a 5,1 kg/abitante, meno della metà della Francia (10,8 kg/abitante). Sul podio anche i Paesi Bassi (9,7 kg/abitante) e il Regno Unito, con 7,4 kg/abitante. Seguono il Portogallo (6,6 kg/abitante) e la Spagna (5,8 kg/abitante).

Promossi e bocciati

Grazie a un modello multi-consortile regolato, con più Sistemi Collettivi operanti in concorrenza sotto il controllo del Centro di Coordinamento Raee, il sistema Raee italiano, dal punto di vista organizzativo, è considerato una best practice dalla Comunità Europea. Ma il Bel paese registra ancora un gap importante tra i risultati di raccolta e gli obiettivi fissati dalla direttiva europea sui Raee. Nel 2018, riferisce Adnkronos, solo quattro Paesi hanno superato il target di raccolta del 45% fissato fino all’anno scorso dall’Unione Europea, Olanda (50%), Francia e Spagna (49%), e Portogallo (48%). Il tasso di ritorno, ovvero il rapporto tra Raee gestiti e media delle Aee immesse sul mercato nei tre anni precedenti, non è stato raggiunto né dall’Italia, ferma al 37%, né dal Regno Unito con il 35%.

Il problema principale riguarda i “flussi paralleli”

In attesa di conoscere i numeri relativi al 2019, sembra improbabile per tutte e sei le nazioni riuscire a raggiungere il target minimo del 65% in vigore dall’inizio di quest’anno. A oggi però il problema principale nel settore dei Raee riguarda i “flussi paralleli”, ovvero l’ingente quantità di rifiuti elettrici ed elettronici che scompare senza lasciare traccia.

“Nel nostro stesso mercato – commenta Maurizio Bernardi, Presidente di Ecodom, il Consorzio italiano recupero e riciclaggio Raee – operano purtroppo numerosi soggetti per i quali i Raee rappresentano solo una fonte di arricchimento, da sfruttare senza riguardo del bene sociale, dell’ambiente e dell’economia”.

 

Approvato il testo base del Codice della strada

In autostrada anche con una moto o scooter con 120 di cilindrata, pattini, monopattini e skate anche sulle aree pedonali. Queste alcune modifiche apportate al Codice della strada, approvato ufficialmente dalla commissione Trasporti della Camera. “Il pilastro fondamentale delle modifiche è la sicurezza e alcune norme servono a renderci più europei”, riferisce uno dei relatori, Diego De Lorenzis (M5s), precisando che i lavori in commissione sono sospesi fino al voto delle europee, e riprenderanno il 28 maggio.

Il termine per la presentazione degli emendamenti al testo base con le relative modifiche è stato confermato per il 3 giugno.

Strade protette, e limiti ridotti davanti agli edifici scolastici

Il testo è diviso in 9 articoli, che vanno dalle disposizioni in materia di tutela dei soggetti vulnerabili alle disposizioni per la sicurezza stradale, le norme per favorire la mobilità personale e ciclistica e quelle per veicoli pesanti, macchine agricole e veicoli d’epoca.

“Faremo una riunione alla ripresa dei lavori – spiega De Lorenzis – ed è possibile che ci sia qualche aggiustamento da fare”, ma esclude che si possa ritornare sul tema dell’aumento del limite a 150 km/h in autostrada, già escluso dal ministro, riferisce Ansa. Alcune delle misure contenute nel testo base mirano infatti a rendere le strade protette, delimitando zone a traffico limitato, e con limiti ridotti a 30 km/h davanti agli edifici scolastici.

Maggior sicurezza per i ciclisti

Una delle novità riguarda l’uso di moto e scooter, attualmente ammessi in autostrada solo con cilindrata superiore ai 150 cc. Con le nuove modifiche il divieto di circolazione su autostrade e strade extraurbane viene abbassato sotto i 120 cc. Ma la circolazione sarà consentita solo a soggetti maggiorenni con patente A, B o superiore, o da almeno due anni con patente A1 e A2 (quelle per sedicenni e diciottenni).

Per la sicurezza dei ciclisti viene introdotta poi la linea di arresto agli incroci, denominata “casa avanzata” (realizzata almeno 3 metri davanti allo stop, tenendo i ciclisti lontani dai gas di scarico), e vengono fornite alcune indicazioni sul sorpasso di una bicicletta da parte delle auto per assicurare una maggiore distanza laterale di sicurezza, che fuori dai centri urbani viene quantificata in 1,5 metri.

Mute quasi quadruplicate per chi usa lo smartphone durante la guida

Via libera, inoltre, alla circolazione di pattini, monopattini e skate sugli itinerari ciclopedonali, aree pedonali e spazi riservati ai pedoni. Proprio per i pedoni viene codificato che le auto dovranno dare la precedenza “quando si accingono ad attraversare la strada”, e hanno sempre la precedenza quando il traffico non è regolato da vigili o semafori. Confermato il divieto di usare smartphone, computer portatili, notebook e tablet durante la guida, pena una multa da 422 a 1.697 euro (quasi quadruplicate dalla attuale sanzione di 161 a 467 euro) e sospensione della patente da 7 giorni a due mesi. Multe che lievitano a 644-2.588 euro se si reitera la violazione nel corso di un biennio.

 

Facebook superato da YouTube per numero di accessi

YouTube sorpassa Facebook. A dicembre 2018 sono 35 milioni gli italiani che hanno effettuato un accesso alla piattaforma di Google contro i 34.958.000 connessi al social network di Mark Zuckerberg. Anche se di poco, quindi, Facebook è stato superato dal “Tubo”. Almeno, secondo l’analisi condotta da Vincenzo Cosenza, l’esperto di social media autore del blog Vincos.it, sui dai dati di Audiweb. In terza posizione, sepre secondo l’analisi,  ci sarebbe Instagram, seguito da LinkedIn e Pinterest.

Facebook detiene il primato per utenti attivi

Se YouTube è primo per accessi Facebook detiene però il primato per utenti attivi (31 milioni), “sicuramente più di quelli di YouTube, mai svelati”, commenta Cosenza. La piattaforma in blu è anche prima per tempo speso dagli italiani, oltre 14 ore al mese per utente (media annuale). YouTube viene invece usato in media per 5 ore e 20 minuti ogni mese, e Instagram, per circa 5 ore.

La sorpresa è Tik Tok, l’app di video molto popolare tra i teenager, “che seppur con un’audience ancora limitata, riesce a coinvolgere i teenager per circa 2 ore e mezza al mese”, aggiunge Cosenza.

La classifica degli accessi ai social media

Nella classifica degli accessi ai social media, dopo YouTube e Facebook in terza posizione c’è Instagram che raggiunge 24,4 milioni di italiani (+61% rispetto al 2017). Segue LinkedIn, con un’audience di circa 16,5 milioni di persone (+69%). Qui la sorpresa è Pinterest, “che pur volando sotto il radar dei mass media, riesce a sviluppare un pubblico di 12,3 milioni di persone, facendo registrare la crescita maggiore: +142% in un anno”, sottolinea l’esperto.

Secondo Audiweb cresce anche Twitter, arrivando a superare i 9 milioni e portandosi ai livelli del 2014. Chiudono la classifica Tumblr con 2,6 milioni di audience (+40%), Snapchat con circa 2,4 milioni (+25%), e Tik Tok, che avrebbe 750.000 visitatori. Anche se i dati ufficiali parlano di 2,4 milioni di utenti attivi mensili.

“Strategie per incrementare l’engagement dei propri utenti”

Riguardo al tempo speso sui Social, riporta Ansa, Twitter si piazza leggermente sopra i 60 minuti di utilizzo, mentre immediatamente sotto l’ora, ci sono Tumblr (49 minuti) e Pinterest (48 minuti). Snapchat, invece, tiene gli utenti coinvolti per circa 28 minuti, mentre LinkedIn soltanto 13 minuti al mese.

“Per queste ultime piattaforme è plausibile attendere mosse atte a incrementare l’engagement dei propri utenti, con giochi e contenuti video originali – spiega ancora l’esperto -. Insomma l’unico modo per sopravvivere allo strapotere dei giganti sarà quello di attuare strategie volte a prosperare nella propria nicchia”.

Uomini italiani, i più giovani sono a corto di ottimismo

Poco ottimismo e soprattutto tante differenze generazionali. Ecco lo spaccato del “sentire” maschile secondo l’Eruispes, che ha condotto un’analisi sugli uomini italiani per comprendere i diversi aspetti della loro vita quotidiana. In generale, i giovani sono più incerti rispetto al futuro, poco soddisfatti della propria posizione lavorativa e più pessimisti riguardo alla loro situazione economica. Nonostante ciò, spendono di più per se stessi, per il tempo libero e per la tecnologia e dedicano con maggiore frequenza parte dei loro risparmi al gioco d’azzardo.

Lavoro: più della metà è positiva riguardo al futuro

Il 64% degli uomini italiani intervistati risponde di avere un’occupazione contro il 36% che afferma di non lavorare. Tra i lavoratori si riscontra un certo ottimismo per quanto riguarda la possibilità di fare progetti per il futuro, ritenendo che la posizione lavorativa ricoperta consenta loro “abbastanza” di fare progetti per il futuro nel 46,3% dei casi e “molto” nell’11%; il 31,3% del campione afferma di poter fare “poco” progetti per il futuro e l’11,4% “per niente”. Poco meno della meta’ (48,8%) si sente “abbastanza” tranquillo nel sostenere spese importanti (mutuo, automobile, casa), ma esiste anche un 30,7% (una percentuale non da poco) che dichiara di potersi permettere poco questo genere di spese. Se si analizzano i dati per fasce anagrafiche, emerge che 4 lavoratori su 10 di età compresa tra i 18 e i 25 anni, affermano di non poter progettare “per niente” il proprio futuro. Sempre tra i giovanissimi si riscontra la percentuale più elevata di quanti si sentono “molto” costretti a dover cercare un nuovo impiego (20%), valore che scende progressivamente nelle fasce d’età successive.

Più sereni gli uomini del Nord-Ovest

Oltre all’età, conta parechcio anche l’area geografica in cui si abita. I lavoratori del Nord-Ovest sono quelli più convinti di ricoprire una posizione lavorativa che permette loro di fare progetti per il futuro, con il 57,3% che risponde “abbastanza” e il 16,5% “molto”; solo il 5,8% ritiene di non poter fare progetti e il 20,4% ne è poco convinto. Per buona parte del campione maschile intervistato, la situazione economica del Paese è rimasta pressochè stabile (41,5%), anche se i pessimisti che vedono un peggioramento superano quanti hanno percepito dei miglioramenti.

Economia italiana, i ragazzi sono pessimisti

Nel complesso, sono i giovani tra i 18 e i 24 anni ad avere una visione più pessimista sull’andamento dell’economia del Paese (il 27,7% ha avvertito un netto peggioramento). Il 45,6% degli uomini afferma di dover attingere ai risparmi per arrivare a fine mese e solo uno su tre arriva a fine mese senza grandi difficoltà. Poco più di un quarto degli intervistati (22,2%) riesce a risparmiare; affrontare spese mediche mette in difficoltà’ il 19% degli italiani e pagare le utenze il 28,5%. Fra quanti sostengono le spese di un mutuo, il 32,7% riscontra problemi nel pagare la rata, mentre per il 47,7% di quanti versano un canone di affitto questa spesa risulta faticosa da affrontare.

Italiani dipendenti dallo sport. Con l’incubo della prova costume

L’attenzione quotidiana alla forma e al benessere psicofisico è un’abitudine virtuosa, purché non diventi un’ossessione. Per molti italiani infatti sembra che la passione per lo sport rischi di trasformarsi in una vera e propria mania. E se c’è chi passa anche più di 10 ore in palestra alla settimana per rimettersi in forma in vista della prova costume per 6 italiani su 10 lo sport è addirittura sinonimo di stress. Sono le vittime da sport-dipendenza, un problema che riguarda più le donne (48%) degli uomini (37%).

È quanto emerge da uno studio di Nutrimente, l’associazione per la prevenzione, la cura e la conoscenza dei disturbi del comportamento alimentare, condotto con metodologia Woa (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio web su circa 1500 italiani attraverso oltre 100 fonti fra testate, magazine, portali, blog e community nazionali.

Migliorare la prestanza fisica a scapito di un’alimentazione corretta

“L’ossessione da sport è una sindrome che si concentra sul miglioramento della prestanza sportiva come se il livello fosse quello agonistico – afferma Sara Bertelli, psichiatra, psicoterapeuta presidente dell’Associazione Nutrimente Onlus – che porta la persona a cambiare totalmente lo stile di vita, partendo soprattutto dall’alimentazione”. Il rischio è che si cerchi di controllare la perdita di peso, e la rimessa in forma, aumentando l’attività fisica e restringendo ancora di più l’alimentazione. Anche con comportamenti scorretti come “l’eliminazione dei carboidrati complessi a favore delle proteine – aggiunge Bertelli – o con l’assunzione di integratori, non sempre sicuri per la salute”.

La gym-a-holic colpisce il 63% degli italiani

La gym-a-holic è l’ossessione da fitness, una dipendenza che ha spesso riguardato ex modelle e atleti, e che si manifesta in malesseri fisici, dolori ai tendini e ai muscoli. Questa forma di dipendenza raggiunge il suo apice attraverso una necessità di dedicarsi all’attività fisica ogni giorno, più volte al giorno, compresi i giorni di festa, sacrificando gli amici, la famiglia e il lavoro, riporta Adnkronos. Dalla ricerca risulta che gli sport-ossessivi sono il 63%, quasi la metà (44%) di essi trascorre oltre 10 ore alla settimana in palestra, altri (25%) dalle 7 alle 10 ore. La loro più grande preoccupazione è non riuscire a bruciare calorie in eccesso (33%), e non tornare in forma per l’estate (25%).

Pancia piatta, girovita perfetto, glutei più sodi

Soprattutto in questo periodo, poi, gli italiani pensano a recuperare la forma. Quasi la metà (46%) ammette di aver esagerato durante l’inverno. Per altri le responsabilità vanno ricercate nel fatto di non aver ripreso la palestra dopo l’estate. Il 22% ammette di non aver mai adottato un regime alimentare corretto.

Quanto alle donne, quasi cinque su 10 (48%) desiderano una pancia piatta e un girovita perfetto, mentre 3 su 10 (30%) vorrebbero glutei più sodi, e il 19% vuole recuperare gambe snelle e affusolate. Gli uomini sognano invece addominali scolpiti (41%), braccia e gambe decisamente più definite (22%), e più in generale recuperare la massa muscolare perduta (18%).