È obbligatorio avere la cassetta della posta?

La cassetta della posta è uno strumento indispensabile, grazie al quale possiamo ricevere la corrispondenza sapendo che la nostra privacy sarà tutelata. Nessuno infatti, ad eccezione del titolare della cassetta stessa, può aprirla e dunque avere accesso a ciò che contiene.

Sia che si tratti di lettere, sia che si tratti di pacchi, quel che viene messo al suo interno dal portalettere o dal corriere può essere visionato e ritirato esclusivamente dalla persona che fa utilizzo di quella cassetta. Ad ogni modo, quando si va ad abitare in un nuovo appartamento, o quando si acquista una abitazione secondaria, capita spesso che ci si chieda se sia obbligatorio o meno avere una cassetta della posta.

 Vediamo allora insieme cosa prevede la legge e se siamo o meno obbligati a prevedere la presenza di una cassetta postale presso la nostra abitazione, a prescindere dal fatto che questa sia una residenza principale o secondaria, unità monofamiliare o condominio.

In particolar modo è l’articolo 45 del Decreto Ministeriale del 9 Aprile 2001 a prevedere la presenza delle cassette postali. Esso recita: “Per la distribuzione degli invii semplici devono essere installate, a spese di chi le posa, cassette accessibili al portalettere. Lo scomparto di deposito, la forma e le dimensioni dell’apertura devono rispondere alle esigenze del traffico postale e risultare tali da consentire di introdurvi gli invii senza difficoltà particolari. Le cassette devono recare, ben visibile, l’indicazione del nome dell’intestatario e di chi ne fa uso“.

Dunque è proprio la legge a prevedere che una cassetta postale debba sempre essere presente laddove ci sia una abitazione o ufficio. Questa deve inoltre recare una targhetta con il nome ed il cognome dell’intestatario, così da consentire facilmente di individuare la cassetta postale giusta a chi deve lasciare la corrispondenza.

Cosa succede se non ho una cassetta postale?

In questo caso, così come previsto dall’articolo 37, il portalettere non potrà recapitare la corrispondenza all’indirizzo indicato. Per questo motivo egli porterà nuovamente la posta presso l’ufficio postale di competenza ed è proprio qui che il destinatario potrà andare a ritirarla (verrà lasciato un apposito avviso di giacenza) o delegare qualcuno che lo faccia al posto suo, entro i termini di giacenza.

Dunque non è possibile non installare una cassetta della posta considerando che saremo noi gli unici a subirne degli svantaggi. Anche se si tratta di una seconda casa infatti, può sempre presentarsi la necessità di ricevere una lettera o semplicemente verificarsi il tentativo di invio di corrispondenza da parte di enti comunali o pubblici, ad esempio.

Non ricevere questo tipo di corrispondenza sarebbe un problema in quanto potrebbe anche trattarsi di importanti notifiche che richiedono una azione da parte nostra in tempi relativamente brevi. Anche per questo motivo è bene fare in modo che la cassetta della posta sia sempre presente e facilmente accessibile.

Dove posizionare la cassetta?

La legge prevede che la cassetta debba essere posizionata sulla pubblica via, così da consentire al portalettere di poterla raggiungere facilmente e di non essere costretto a suonare a qualcuno e farsi accompagnare per accedere ai locali in cui è presente la bacheca della posta.

La pioggia o la grandine non rappresentano un problema in questo senso In quanto i modelli moderni realizzati in 100% in alluminio sono perfettamente resistenti e preservano la nostra corrispondenza dall’azione delle intemperie.

Non devi inoltre temere per eventuali tentativi di scasso o sottrazione, in quanto le cassette postali da esterni vengono progettate in maniera tale da riuscire a resistere anche a questo tentativo di sollecitazioni per far sì che la tua corrispondenza possa sempre essere al sicuro in attesa del tuo ritiro.

Arredo luxury per un soggiorno unico

Parlare di lusso significa fare riferimento all’esclusività e alla creatività, aspetti che dobbiamo considerare quando si progetta uno spazio di svago e condivisione. Uno degli ambienti di cui bisogna tenere particolarmente conto per rendere casa nostra un ambiente esclusivo, elegante con un tocco moderno è sicuramente il soggiorno. 

La selezione degli arredi del soggiorno definisce non solo il design dell’ambiente ma anche la tua personalità, e garantisce il comfort necessario per i momenti di relax.

Attualmente esiste un’ampia varietà di scelta per quel che riguarda l’arredo luxury per soddisfare i tuoi gusti . Ma quando si sceglie un arredo di questo tipo è necessario tenere conto di diversi aspetti, tra cui la dimensione dello stesso affinché si adatti allo spazio, nonchè i colori che si devono armonizzare con il resto della casa.

Se stai pensando di rinnovare il look al tuo soggiorno, scegli degli arredi con materiale di qualità che garantisca durata nel tempo e che offra uno stile moderno.

La scelta del divano

Indubbiamente, il divano per il soggiorno è un elemento indispensabile che fornisce non solo comfort ma anche un gradevole impatto estetico quando viene scelto in armonia con gli altri elementi presenti nella stanza. 

Oggi vengono preferiti i divani comodi ma che lasciano intravedere uno stile molto sofisticato, ce ne sono di tutti i tipi: dal tessuto più colorato al più sobrio, dai tessuti più delicati a quelli particolarmente resistenti.

 Il tavolo imprime il tuo stile

Crea un design particolare con un’atmosfera esclusiva e attraente preferendo un tavolo di design,  un elemento di arredo che dà vita d ogni tua stanza e offre spunti decorativi unici, degni del miglior designer di interni. Ne esistono di diverse dimensioni, forme e design adattandosi perfettamente al tuo living

Lampade come fonte di illuminazione e elemento decorativo

Le lampade sono un elemento ideale per diffondere calore e delicatezza in casa. Un aspetto eccezionale e di grande importanza per la decorazione di una stanza è proprio l’illuminazione, poiché ci permette di apprezzare gli elementi che ci circondano e creano dei gradevoli giochi di luce e ombra. 

Così come selezioniamo i mobili in base allo stile, è bene anche scegliere le lampade più adeguate ai nostri ambienti, così che questo elemento decorativo possa garantire in tutti gli spazi non solo la luce, ma anche esaltare le forme.

Ci sono dunque diverse opzioni per chi desidera acquistare nuovi mobili ed elementi decorativi di lusso, e basta solo un po’ di gusto per trasformare ogni spazio di casa in un ambiente ideale in cui puoi vivere momenti di tranquillità, ma anche di divertimento e divertimento con la famiglia e gli amici.

Valorizzare il soggiorno con gli specchi

Posizionare uno specchio in soggiorno è sempre un’ottima idea, in quanto ci permette di aumentare e migliorare la luce in questo ambiente così vissuto di casa. Inoltre, è un buona soluzione dare una sensazione di maggiore spaziosità.

Sia che si tratti di uno specchio piccolo o grande, se messo nel posto giusto, donerà all’intero ambiente tutti i benefici che è lecito attendersi in termini di eleganza e luminosità. Se vuoi rendere il tuo soggiorno “più grande” e luminoso, il consiglio è quello di scegliere uno specchio grande. Se questa zona di casa tua non ha abbastanza luce, uno specchio grande ed elegante sarà la mossa giusta per rimediare.

Specchi di design nel soggiorno

Non è un segreto infatti, che gli specchi possano far sembrare gli ambienti ancora più grandi. Si tratta di un trucco che molti interior designer utilizzano. Se invece il tuo soggiorno è piccolo, potresti ad esempio appendere uno specchio sopra un mobile, facendo attenzione che questo abbia  la stessa larghezza del mobile per rispettare le geometrie e valorizzarne la figura.

Un altro modo per sfruttare al meglio i grandi specchi è quello di posizionarli dietro una fonte di luce, ad esempio una lampada o una finestra, così da rifletterla ampliando l’illuminazione complessiva nella stanza. Un altro consiglio da tenere a mente è che se intendi decorare una piccola stanza con grandi specchi di design, fai bene sceglierne uno che abbia una cornice liscia, smussata o che non abbia direttamente la cornice. In questo modo si “fonderà” con il muro senza tagliare lo spazio.

Più specchi piccoli anziché uno specchio grande

In alternativa alla possibilità di posizionare uno specchio grande, c’è quella di utilizzare più specchi piccoli, ma bisogna sapere dove posizionarli. Una buona idea, infatti, è quella di posizionarli come punto focale su una singola parete oppure distribuirli in diversi punti strategici della stanza per riflettere la luce. 

Potresti infine anche sostituire un grande specchio rettangolare con molti della stessa larghezza, ma di altezza inferiore posizionandoli insieme su una parete verticale, dando così maggior risalto al risultato finale.

La Spettrometria Ottica

Grazie alla spettrometria ottica è possibile identificare materiali e classificarli, sia che questi siano organici o no. Tale tecnica trova applicazione nei settori più svariati, che vanno da quello medico a quello industriale e scientifico.

L’analisi e l’identità dei materiali avviene solitamente all’interno di una particolare telecamera detta camera iperspettrale. Questo particolare tipo di strumento ha il grande vantaggio di riuscire ad abbinare le tecniche di analisi e di misura sfruttando la spettroscopia ottica.

Questo è dunque un componente molto importante dell’intero processo di analisi, in quanto consente di monitorare ogni processo produttivo al fine di garantire sempre una elevata qualità della produzione e dunque di fare in modo che tutti i prodotti offerti al cliente finale superino gli standard di qualità richiesti.

Il funzionamento di uno spettrometro

Tali strumenti hanno la capacità di riuscire a misurare le radiazioni provenienti dagli oggetti e in questa maniera riescono ad intuirne quella che è la composizione chimica. Ciò avviene grazie alla capacità degli spettrometri di riuscire a misurare e classificare il comportamento della luce su una piccola parte dello spettro elettromagnetico, in maniera da riuscire ad identificare i materiali che lo compongono. Questa caratteristica unica consente agli spettrometri di essere adoperati nei settori più impensabili che vanno ben oltre l’utilizzo medico-scientifico: parliamo infatti anche del settore militare, astronomico e automotive.

Miglioramento generale della qualità di produzione

Optoprim srl è un’azienda che offre tale tecnologia, e lo fa tramite un vasto catalogo che annovera strumenti di ogni tipo in grado di soddisfare le necessità di realtà provenienti da ogni tipo di settore. La consulenza offerta da Optoprim Srl consente di individuare esattamente il macchinario più adatto in base alle necessità specifiche, e rappresenta un valido aiuto anche per quel che riguarda l’integrazione della tecnologia prescelta all’interno del processo produttivo.

Grazie a tale tecnologia, è realistico affermare che la qualità di produzione di un impianto o di un settore di qualsiasi tipo è chiaramente destinata a migliorare.

Rilevazione presenze negli uffici pubblici

Oggi il tema della rilevazione presenze dei dipendenti all’interno di uffici pubblici è tornato di grande attualità, considerando i recenti fatti di cronaca che hanno interessato la pubblica amministrazione e sottolineato ancora una volta l’importanza di poter disporre di un sistema che consenta di sapere, in qualsiasi momento, quanti e quali dipendenti si trovino all’interno dei locali in cui viene svolta l’attività lavorativa. Non si tratta unicamente di una misura volta a controllare più efficacemente i lavoratori, ma al tempo stesso una soluzione in grado di migliorare l’intero livello di sicurezza dei locali. In caso di incendio o imminente necessità di evacuare i locali infatti, diventa indispensabile sapere esattamente quanti lavoratori si trovino ancora all’interno della struttura e quanti siano invece già riusciti a mettersi in salvo, così da facilitare anche il lavoro dei soccorritori che sin dall’inizio sapranno quante persone sono ancora presenti all’interno ed in quale area della struttura essi si trovino.

Cotini srl, azienda della provincia di Milano da sempre all’avanguardia nel settore della rilevazione delle presenze, propone soluzioni tecnologicamente avanzate ed in grado di rendere più semplice ed efficace la gestione del personale. I lettori di badge e biometrici permettono di rendere veloce la rilevazione presenze, tramite il pratico utilizzo di badge e la garanzia del riconoscimento dell’utente attraverso impronte digitali o biometria del viso. Grazie infatti ad appositi lettori badge e lettori biometrici (in grado dunque di leggere le impronte digitali o la fisionomia del volto) sarà possibile attivare tornelli e sistemi di apertura che registreranno qualsiasi movimento in ingresso o in uscita, e trasmettendo al tempo stesso questi dati ai vari uffici per mezzo di appositi software, così da rendere più veloce anche la trasmissione dei dati. Programmando a piacimento la centralina è possibile inoltre limitare gli accessi ad una determinata area dell’edificio (inibendo così l’ingresso ad altre aree della struttura) o regolarli in base ai giorni della settimana o alle fasce orarie. Grazie a questo tipo di soluzione è oggi molto più semplice rilevare le presenze dei dipendenti e gestire gli accessi, nonché trasmettere i dati ai vari uffici interni.

E-commerce di cialde per il caffè? Eccone alcuni

Il mercato delle cialde per il caffè è in rivoluzione: alle capsule e cialde originali, ovvero quelle prodotto e commercializzate dai vari sistemi (Lavazza, Nespresso o Dolce Gusto, solo per citare i più famosi… ma anche Bialetti, Illy o Caffitaly), si stano affiancando in modo sempre più importante quelle proposte dai vari siti e-commerce che, giorno dopo giorno, stanno letteralmente spuntando come funghi. Il vantaggio e la comodità di acquistare online un prodotto la cui fornitura non può mai mancare è innegabile, ed gli e-shop si danno battaglia a suon di promozioni, bundle e sconti imperdibili sopratutto sulle cialde e sulle capsule legate al loro brand.

Un esempio è Caffè Agostani, che sul suo sito www.tuttocialde.it propone praticamente ogni tipologia di cialda esistente ai prezzi unitari spesso migliori tra quelli che si possono trovare sul web: il sito è bruttino ed obsoleto, ma la procedura di acquisto decisamente snella ed efficace. Inoltre all’utente vengono suggeriti prodotti correlati che consentono di andare ad azzerare spesso le spese di spedizione. Nota negativa che ci è stata segnalata: un servizio cliente non proprio impeccabile. C’è poi www.caffecaffeshop.com, e-commerce decisamente più moderno e gradevole, che propone un contributo di spedizione davvero molto basso e prezzi aggressivi: molto interessante, inoltre, la scheda riassuntiva dei singoli prodotti per quanto riguarda aroma, intensità e tostatura, una piccola guida per l’utente magari spaesato da tante offerte. Non ci è piaciuta la scarsa disponibilitòà di alcuni prodotti e la totale mancanza di altri.

Infine www.cialdamia.it ci è sembrato decisamente il migliore dei tre: le offerte sono forse meno imperdibili sui bassi quantitativi, ma l’assortimento è davvero immenso in termini di compatibili Nespresso, Lavazza, Dolce Gusto e tutte le altre. Ciò che ci è piaciuto moltissimo è il servizio clienti, preciso e disponibile sia via chat che telefono: non a caso, il sito ha collezionato migliaia di recensioni positive e può mostrare il badge Trust Pilot con 5 stelle.

Sicuramente ciò che non manca è il risparmio, online è davvero possibile fare affari imperdibili azzerando spesso i costi di spedizione e riempiendo la propria dispensa di centinaia di capsule e cialde diverse senza scomodarsi da casa.

La nuova transizione digitale post-pandemia investe la PA e l’informazione

Nel futuro, basta con file e richieste su carta stampata, largo a servizi e app per ottenere certificati e documenti con un clic. È questo il desiderio del 38,1% degli italiani. La PA digitale, infatti, è considerata irrinunciabile anche dopo la pandemia, ma anche e-commerce (29,9%), conto corrente online (24,3%) e home delivery (24,2%). Per il 20,2% invece è lo smart working a essere intoccabile, un dato che sale al 28,6% tra i 30-44enni. Insomma, la pandemia ha costituito un fattore di accelerazione del paradigma biomediatico, prefigurando l’alba di una nuova transizione digitale. Se poi il 48,7% ha già attivato lo Spid i divari sociali e territoriali pesano ancora: le percentuali più elevate si registrano nelle grandi aree metropolitane (59,5%) e tra le persone dotate di titoli di studio più alti (61,6%), mentre i picchi più bassi si riscontrano al Sud (40,2%) e tra gli anziani (32,1%).
Si tratta di alcuni risultati del 17° Rapporto sulla comunicazione del Censis, dal titolo I media dopo la pandemia. 

La necessità di rimanere sempre connessi

Durante e dopo la pandemia le tecnologie digitali hanno garantito la continuità di molte attività, pubbliche e private. Per il 58,6% degli italiani i dispositivi digitali hanno permesso di provvedere alle proprie necessità e sono stati d’aiuto per mantenere le relazioni sociali (55,3%), o grazie a essi si è potuto continuare a lavorare o a studiare (55,2%). Però adesso più della metà (52,8%) si sente stanco dell’uso continuo dei dispositivi digitali e vorrebbe ‘staccare la spina’: i device rubano troppo tempo (32,2%), tanto che se il 31,5% avverte il bisogno di connettersi continuamente il 22,8% dichiara di non riuscire a disconnettersi mai.

L’informazione durante l’emergenza sanitaria  

Anche durante l’emergenza sanitaria i telegiornali hanno mantenuto la posizione di vertice tra le fonti informative (60,1%), un riferimento per i 65-80enni (73,2%), e per il 42,3% dei 14-29enni. Al secondo posto c’è Facebook (30,1%), poi i motori di ricerca come Google, (22,9%) e le tv all news (22,5%), cresciute del 2,9%. I quotidiani cartacei registrano invece l’11,7% di utenza (-5,8% rispetto al 2019) e i quotidiani online hanno incrementato la loro utenza del 12,5% (+1,1%).

Le notizie scientifiche superano la politica

Sicuramente la regina delle notizie nel palinsesto degli italiani resta la politica (39,7%), ma la voglia di approfondire le informazioni sul Covid-19 ha determinato un crescente interesse per le notizie di tipo scientifico, medico e tecnologico, salite nelle preferenze del 33,4% degli italiani, rispetto al 27,7% del 2019. Le opinioni sulla presenza sulla ribalta mediatica degli esperti nei campi della medicina è positivo per il 54,2%: sono stati indispensabili per ottenere indicazioni sui comportamenti corretti da adottare (15,5%) o utili per comprendere quello che accadeva (38,7%). I giudizi sono invece negativi per il 45,8%, in quanto virologi ed epidemiologi hanno creato confusione e disorientamento (34,4%), o sono stati addirittura dannosi, perché hanno provocato allarme (11,4%).

Denaro contante, -23% di users rispetto al 2020

La pandemia ha accelerato lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi contactless e mobile, spingendo verso un processo di innovazione sempre più orientato allo switch tra contante e strumenti digitali. Nonostante la profonda riduzione dei consumi, il numero dei pagamenti effettuati con strumenti diversi dal contante a livello nazionale è cresciuto del +1.5%. L’analisi dell’utilizzo dei diversi strumenti di pagamento per gli acquisti mette in luce una contrazione del ricorso al contante con tendenza alla sua ulteriore riduzione: il target dei Cash Lovers registra infatti un calo del -23% rispetto al 2020. É quanto emerge dalla 19° Edizione dell’Osservatorio Carte di Credito e Digital Payments curato da Assofin, Ipsos e Nomisma con il contributo di CRIF

Carte di credito, debito e prepagate

Nel 2020 il numero di carte di credito attive in Italia risultava pari a 15,3 milioni, con un valore delle transazioni effettuate che si attestava nell’ordine di 75,4 miliardi di euro, in netta riduzione rispetto all’anno precedente. Nel 2020 si riconferma invece l’utilizzo di carte di debito. Nonostante il crollo dei consumi il numero delle operazioni delle carte di debito ha registrato una lieve crescita rispetto al 2019 (+1.1%). Il 2020 però ha confermato anche l’ampio utilizzo delle carte prepagate. Nel 2020, infatti, l’Osservatorio ha registrato un ulteriore aumento delle carte in circolazione, con una variazione sul 2019 di oltre il 10%, confermando il successo di questa tipologia di strumento, favorita negli acquisti online.

Le carte opzione/rateali e il contactless

Aumenta l’offerta di carte opzione/rateali, che coprono quasi la metà delle carte di credito attive. Per tali carte, che vengono utilizzate prevalentemente a saldo (81% dei flussi), si rileva una debolezza dei flussi complessivamente movimentati nel corso del 2020, e nei primi 6 mesi del 2021 non si recuperano i livelli pre-Covid. I primi mesi del 2021 hanno poi evidenziato una crescita di oltre il 20% del possesso/presa di consapevolezza della funzionalità contactless. E anche l’utilizzo è in forte crescita: il 70% dei titolari di carte contactless ha utilizzato questa modalità di pagamento più di 2 volte al mese e la media di utilizzo mensile è di 3,7 volte.

Bacino potenziale di utilizzatori di m-payments: +10%

La pandemia ha imposto una forte accelerazione dell’e-commerce: oltre il 50% dei clienti analizzati compie più di 30 transazioni ogni mese. Il ricorso all’e-commerce, che nel 2020 ha registrato cambiamenti repentini e significativi, nei mesi recenti evidenzia una stabilizzazione delle abitudini, in parte con ritorni all’acquisto in-store, ma anche consolidando nuovi comportamenti di acquisto online. L’analisi delle dinamiche dei pagamenti da mobile (m-payments/smart payments) evidenzia poi consistenti evoluzioni: il 70% dei decisori li conosce (+10% rispetto al 2020 e + 37% rispetto al 2019). L’Osservatorio inoltre registra un bacino potenziale di users di m-payments in crescita del 10% rispetto al 2020 e del 33% rispetto al 2019.

Boom del cashless nel turismo e ristorazione, +46% in un anno

L’Osservatorio Turismo Cashless, realizzato da SumUp, la fintech del settore pagamenti digitali e soluzioni innovative cashless, ha analizzato le transazioni medie e il valore del transato medio per commerciante registrati durante i mesi estivi, ovvero dal 1 giugno al 15 agosto 2021, da hotel e altre strutture ricettive, operatori turistici, centri benessere, ma anche bar, club e ristoranti. E secondo gli analisti di SumUp, dopo essere diminuito dal 2019 al 2020 del 9%, il valore del transato medio dei commercianti che operano nei settori turismo e ristorazione nell’ultimo anno è cresciuto del 46%. Confrontando il 2021 con il 2019 per il valore delle transazioni digitali si osserva un aumento del 32%. Insomma, l’estate 2021 ha fatto registrare un vero e proprio boom nei pagamenti senza denaro contante proprio nei settori tra i più colpiti dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria, quelli appunto del turismo e della ristorazione. 

Si abbassa lo scontrino medio per i pagamenti digitali

Se l’estate 2021 si è caratterizzata da una crescita massiccia del cashless nel settore del turismo e della ristorazione, stando ai dati diffusi dall’Osservatorio Turismo Cashless di SumUp, il valore del transato medio per commerciante è cresciuto più del 45% rispetto al 2020 e più del 30% rispetto al 2019, ovvero, durante la fase pre-Covid. Un trend che è avvalorato anche dalla crescita del numero medio di transazioni per esercente, pari a +71% tra il 2020 e il 2021. Secondo gli analisti si abbassa poi anche lo scontrino medio. Dalla spesa per il gelato a quella per l’ombrellone, i consumatori infatti pagano sempre più spesso senza ricorrere al denaro contante anche per piccole cifre. 

Cresce il numero medio di transazioni per esercente, +71%

Un trend confermato anche dal numero medio di transazioni per esercente: i dati SumUp mostrano infatti una crescita del 71% tra il 2020 e il 2021, mentre tra il 2019 e il 2021 l’aumento è del 113%, riporta Adnkronos. “I numeri del turismo si inseriscono perfettamente nell’ambito della rivoluzione digitale che ha caratterizzato il Paese negli ultimi due anni – ha commentato Umberto Zola, Country Growth Lead Italia di SumUp -, anche a causa della pandemia, e che ha avuto risvolti importanti soprattutto per quanto riguarda i pagamenti”.

Trieste, Livorno, Vibo Valentia le città più cashless 

Quanto alla distribuzione geografica del trend, precisa mixerplanet.com, l’Osservatorio evidenzia come, sebbene l’aumento delle transazioni digitali si sia manifestato da Nord a Sud lungo tutta la Penisola, esiste un podio delle città più cashless d’Italia. Al primo posto infatti compare Trieste, che lo scorso anno era al 25° posto della classifica, seguita da Livorno (l’anno scorso, al 45°) e Vibo Valentia, che quest’anno scala di tre posizioni la classifica delle città italiane più cashless.

Lo smart working è il nuovo “status quo” che ha cambiato il lavoro

Che si voglia chiamare remoto, ibrido, flessibile o dinamico, le aziende che vogliono essere competitive e attrarre talenti devono ripensare il classico posto di lavoro. Ma dopo più di un anno di smart working ora anche i lavoratori vogliono lavorare dove e quando preferiscono. È questo di fatto il nuovo status quo: una nuova definizione dello spazio lavorativo, in cui “si lavora ovunque ci si trovi”. E l’obiettivo per gli imprenditori non è più gestire un team che lavori da remoto, ma costruire un’esperienza lavorativa con al centro la persona.  È quanto emerge dalla ricerca rilasciata da Okta, dal titolo Il futuro dello smart working, condotta da Censuswide negli ultimi 14 mesi, tramite interviste a oltre 1000 dipendenti e manager italiani.

Dinamiche ormai lontane dalle otto ore lavorative trascorse in ufficio

La produttività però rimane la sfida principale, così come la collaborazione e gli aspetti di sicurezza informatica. Le aziende devono affrontare aspetti critici inerenti infrastrutture tecniche e di sicurezza per supportare una forza lavoro distribuita geograficamente, oltre ad allestire gli uffici fisici in modo nuovo. Dalla ricerca Okta emerge una chiara certezza: nessun posto di lavoro va bene per tutti, non più. Le aziende, quindi, devono adeguarsi. Ne risulta un quadro in cui la pandemia ha rivoluzionato le dinamiche del lavoro, lontane ormai dalle otto ore lavorative trascorse in ufficio, che continueranno a evolvere anche dopo lo stato d’emergenza.

Vince il lavoro ibrido, mix tra smart working e lavoro in presenza

Secondo il sondaggio, solo il 22% degli intervistati italiani preferirebbe tornare in ufficio a tempo pieno, ovvero 5 giorni a settimana. La modalità preferita è il lavoro ibrido, un mix tra smart working e lavoro in presenza, scelto dal 42% (di cui il 46% uomini e il 36% donne). Solo il 20% degli uomini italiani sarebbe felice di lavorare da casa per sempre, rispetto al 14% delle donne. Avendone la possibilità grazie allo smart working, ben il 53% dei più giovani, nella fascia 16-34 anni, si trasferirebbe altrove, percentuale che crolla al 18% sopra il 55 anni. In generale, il 62% degli impiegati italiani sceglierebbe di rimanere esattamente dov’è, di cui il 44% per rimanere vicino alla famiglia.

Aziende impreparate a gestire la sicurezza informatica 

Analogamente, gli orari di lavoro tradizionali sembrano essere più apprezzati dai senior. Il 52% degli over 55 vorrebbe infatti lavorare negli orari canonici, mentre il 66% dei giovani, tra i 25 e 34 anni, preferirebbe non avere orari di lavoro fissi e la possibilità di decidere quando lavorare. 
Permettere alle persone di lavorare ovunque e a qualsiasi orario, tuttavia, comporta una sfida considerevole in termini di sicurezza informatica. Oggi, infatti, molte imprese italiane sono impreparate. Il 39% utilizza le sole password, e solo il 28% si affida ad altre soluzioni di sicurezza sicure, come l’autenticazione multi-fattore, e solo il 13% usa i dati biometrici.  Insomma, dopo aver acceso i fari sullo smart working, la pandemia ne sta mostrando le debolezze. Ma nel rientro al lavoro post Covid ci saranno anche numerose opportunità di miglioramento. 

L’impatto della pandemia su giovani e bambini

Quasi quattro persone su dieci in 29 Paesi del mondo pensano che il peggioramento della salute mentale e del benessere di giovani e bambini sarà un effetto collaterale della pandemia. Secondo un sondaggio Ipsos la perdita di concentrazione e attenzione è ritenuto uno dei problemi maggiori dal 41% degli intervistati, e in Italia il 39% dei cittadini ritiene che la principale causa di disturbo per i bambini fino agli undici anni al loro ritorno a scuola è data dalla difficoltà di reintegrarsi tra compagni, docenti e staff. Inoltre, il 36% ritiene che il disturbo di concentrazione e attenzione sarà rilevante, e se il 28% ritiene che difficilmente i ragazzi torneranno a un’attività fisica regolare, il 26% crede che avranno problemi nel mantenere le buone maniere.

Il problema principale è la perdita di concentrazione e attenzione 

Anche per quanto riguarda i ragazzi con un’età compresa dai 12 ai 15 anni, il 40% degli intervistati a livello internazionale ritiene che la perdita di concentrazione e attenzione sia uno dei problemi maggiori, e per la maggioranza dei cittadini italiani (36%) la principale causa è data dalla difficoltà di reintegrarsi tra compagni, docenti e staff. Per quanto invece riguarda i ragazzi con un’età compresa dai 16 ai 18 anni, il 40% degli intervistati a livello internazionale ritiene che la perdita di concentrazione e attenzione sia uno dei problemi maggiori. Invece per il 22% degli italiani i ragazzi dovranno affrontare le preoccupazioni legate al Covid-19 e l’11% non riconosce quelli potrebbero essere gli effetti indesiderati.

Quali sono gli effetti duraturi sui ragazzi?

La maggioranza degli italiani (35%) dichiara che i ragazzi avranno disturbi riguardanti la salute mentale e il benessere fisico. Inoltre, in Italia, il 27% crede che i bambini non siano in grado di recuperare l’educazione mancata, il 28% pensa che ci saranno tassi di disoccupazione più elevati e maggiori guadagni persi, il 32% che ci sarà meno esercizio fisico e un peggioramento psichico, il 27% afferma che ci saranno problemi di socializzazione. Per quanto riguarda il tema delle scuole aperte o chiuse, ovvero, se per prevenire la pandemia da Covid-19 si ritiene opportuno chiudere gli edifici scolastici, il 42% degli italiani la considera un’opzione accettabile. Una percentuale ben al di sotto della media internazionale del 62%, mentre il 28% degli italiani non lo ritiene accettabile contro il 18% a livello internazionale. 

Come migliorare l’accesso all’istruzione?

Il sostegno finanziario per le spese scolastiche è fondamentale per migliorare l’accesso all’istruzione dopo la pandemia, e ciò è condiviso dal 48% degli italiani e dal 37% degli intervistati a livello internazionale. Ma in cosa bisognerebbe investire secondo gli italiani per migliorare l’accesso all’istruzione? Garantire gli investimenti alla scuola e allo staff (35%), accesso a internet più veloce (32%), investire nell’istruzione dei docenti (28%), estendere gli orari scolastici per le settimane in cui hanno chiuso (25%), investire in programmazione digitale e nell’acquisto di pc, tablet e portatili (23%), e il 2% afferma non sia opportuno investire in nessuna delle precedenti.

Italiani e tecnologia, una passione che cresce: vendite a +21,3% nel primo semestre 2021

Se c’è una cosa di cui gli italiani non si sono mai stancati, anche nei periodi più difficili della pandemia, è la tecnologia di consumo. Tanto che il trend continua con una direzione decisamente positiva anche nel primo semestre del 2021. Secondo le rilevazioni GfK Market Intelligence nella prima metà dell’anno il mercato italiano ha registrato una crescita complessiva del +21,3% a valore rispetto allo stesso periodo del 2020. La crescita delle vendite nei primi sei mesi dell’anno è stata più marcata nei punti vendita tradizionali (+75,5%) rispetto al canale online (+24,5%). “Questo incremento maggiore su base annua è ovviamente legato alle chiusure dei negozi durante

il primo lockdown della primavera 2020, che aveva portato ad un rallentamento delle vendite nei negozi fisici e ad una crescita del ricorso all’e-commerce da parte degli italiani” spiega il report.

L’Home Comfort il comparto che cresce di più

Anche se tutti i settori ottengono un segno più, il comparto che registra le migliori performance – +52,1% – è quello dell’Home Comfort, legato ovviamente alla stagionalità e al gran caldo dell’inizio della stagione primaverile ed estiva. Negli ultimi mesi ha infatti registrato un forte incremento nelle vendite di condizionatori e ventilatori, così da far schizzare verso l’altro tutti gli indicatori. Terminate le limitazioni più severe alla mobilità, torna a salire con vigore anche la Fotografia (+45,9%), che ovviamente aveva registrato un trend negativo nel 2020. Cresce anche l’Elettronica di Consumo, che mette a segno un incremento del +30,1% a valore. In particolare, sono aumentate molto le vendite di Televisori (+31,2%). Numeri più che positivi anche per il Grande Elettrodomestico (+27,8%), con performance di vendita particolarmente positive per Asciugatrici, Lavastoviglie e i dispositivi per la Cucina. Tiene, e bene (+21,1%) anche il comparto della Telefonia, il più importante per giro d’affari del mercato italiano della Tecnologia di Consumo.

Battuta d’arresto per i settori Piccolo Elettrodomestico e IT Office 

Anche se gli indicatori restano in terreno positivo, per la prima volta da mesi rallentano le vendite riferite al Piccolo Elettrodomestico (+16,3%) e al settore IT Office (+13,2%). Si tratta due due settori che avevano toccato gli aumenti più alti durante i lockdown, ed è comprensibile che con il ritorno alla normalità anche l’andamento delle vendite abbia ripreso un andamento più lineare. Ma non è tutto. Come specifica il report, “Un altro elemento da sottolineare è la difficoltà nel reperimento delle materie prime, legata soprattutto all’approvvigionamento dei semiconduttori”.

Approvate le nuove linee guida sui cookie per non essere tracciati online

Rafforzare il potere di decisione degli utenti riguardo all’uso dei loro dati personali quando navigano in rete. Questo è l’obiettivo del nuovo provvedimento sulla privacy, il Garante per la privacy ha infatti approvato nuove Linee guida sui cookie per non essere tracciati mentre si naviga online: ora basterà solo un clic sul banner. Il Garante auspica però che si arrivi presto anche a una codifica universalmente accettata dei cookie, oggi assente, che consenta di distinguere in maniera oggettiva i cookie tecnici da quelli analytics, o da quelli di profilazione. In attesa che ciò avvenga, il Garante richiama i publisher a rendere manifesti nell’informativa almeno i criteri di codifica dei tracciatori adottati da ciascuno. I titolari dei siti avranno sei mesi di tempo per conformarsi ai principi contenuti nel provvedimento.

Troppi reclami, segnalazioni, e tracciatori particolarmente invasivi 

L’aggiornamento delle precedenti Linee guida si è reso necessario alla luce delle innovazioni introdotte dal Regolamento europeo in materia di privacy, ma anche in base ai numerosi reclami e segnalazioni sulla non corretta attuazione delle modalità per rendere l’informativa agli utenti e per l’acquisizione del consenso all’uso dei loro dati. Ulteriore motivazione, il crescente uso di tracciatori particolarmente invasivi, e la moltiplicazione delle identità digitali degli utenti, che favorisce l’incrocio dei dati e la creazione di profili sempre più dettagliati. Il meccanismo di acquisizione del consenso dovrà innanzitutto garantire che per impostazione predefinita al momento del primo accesso a un sito nessun cookie o altro venga posizionato all’interno del dispositivo dell’utente, né venga utilizzata altra tecnica di tracciamento attiva o passiva.

Le regole del consenso e dello scrolling

Resta comunque confermato l’obbligo della sola informativa per i cookie tecnici, mentre si raccomanda che i cookie analytics, usati per valutare l’efficacia di un servizio, siano utilizzati solo a scopi statistici. Per quanto riguarda il consenso, per i cookie di profilazione sarà sempre necessario richiederlo attraverso un banner ben distinguibile sulla pagina web, attraverso il quale dovrà anche essere offerta agli utenti la possibilità di proseguire la navigazione senza essere in alcun modo tracciati. Riguardo allo scrolling, il Garante precisa che il semplice spostamento in basso del cursore non rappresenta una idonea manifestazione del consenso.

Il cookie wall è illegittimo

Riguardo al cookie wall, il sistema che vincola gli utenti all’espressione del consenso, il Garante chiarisce che questo meccanismo è da ritenersi illegittimo. L’Autorità sottolinea inoltre che la ripresentazione del banner a ogni nuovo accesso per la richiesta di consenso agli utenti che in precedenza l’abbiano negato non trova ragione negli obblighi di legge e risulta una misura ridondante e invasiva. La scelta dell’utente, dunque, dovrà essere debitamente registrata e non più sollecitata, e resta fermo il diritto degli utenti di revocare in qualsiasi momento il consenso precedentemente prestato.

Il Covid dark effect, per il 44% degli italiani peggiora il benessere mentale

Negli ultimi 12 mesi gli italiani sono passati dal timore del contagio, spesso tradotto in paura dell’altro, alla voglia di riabbracciarsi, in un’alternanza di sentimenti differenti: paura, responsabilità e speranza, solitudine, incertezza, e voglia di ripartire e rinascere. Nell’ultimo anno però il 44% ha anche registrato un peggioramento del benessere mentale, e 4 italiani su 10 temono di non riuscire a tornare a una vita “normale”. Colpa del Covid dark effect, che mette a rischio anche le relazioni sociali. Si tratta di alcune evidenze tratte dall’Osservatorio The World After Lockdown Nomisma e CRIF, che ha l’obiettivo di valutare i cambiamenti di valori, abitudini e sentiment degli italiani durante l’emergenza causata dalla pandemia.

Numerosi segnali di ansia e stress

Non stupisce, quindi, che nell’ultimo anno il 57% degli italiani abbia avuto un umore altalenante. Nonostante le preoccupazioni e gli interrogativi sul futuro, gli italiani hanno dimostrato di essere capaci di reagire positivamente: 1 su 3 ha mantenuto un umore buono o eccellente per la maggior parte del tempo. Non è però da sottovalutare la forte pressione emotiva a cui la popolazione è stata sottoposta. Sebbene gli italiani non abbiano permesso che lo sconforto prendesse il sopravvento, sono numerosi i segnali di ansia e stress che hanno portato a un peggioramento complessivo del benessere mentale (44%), superiore addirittura a chi ha registrato un peggioramento del benessere economico (37%).

Il Covid Dark Effect interessa anche i rapporti sociali

Dall’inizio della pandemia 9 italiani su 10 si sono sentiti tesi, nervosi o irritabili, il 44% ha dichiarato di trovarsi in questa condizione con una frequenza quasi continuativa, e il 68% ha manifestato difficoltà ad addormentarsi. Dati confermati dall’aumento delle vendite di ansiolitici, cresciute del +12% nel corso del 2020 (Fonte: Nomisma su dati AIFA). Il Covid Dark Effect non si esaurisce con gli effetti prodotti sull’equilibrio mentale, ma interessa anche i rapporti sociali. Se da un lato la lontananza ha alimentato la voglia di socialità, dall’altro c’è anche chi teme che non sia più possibile tornare a una vita normale (38%), o non riesce a rapportarsi con gli amici con la stessa serenità con cui faceva prima della pandemia (17%) e preferisce rifugiarsi in una bolla di solitudine (8%).

La propensione a vaccinarsi alimenta la speranza di uscire dall’emergenza

Oggi l’elevata propensione a vaccinarsi contro il Covid-19 alimenta la speranza di uscire presto dall’emergenza pandemica e di vivere nel tanto atteso New Normal, pur mantenendo una certa cautela nei comportamenti. Per il 68% degli italiani infatti il Covid è ancora un problema da non sottovalutare.
Gli allentamenti alle misure restrittive e la graduale riapertura delle attività hanno giovato agli italiani, che manifestano un netto miglioramento dell’umore nel 46% dei casi. È con questo mood che gli italiani si apprestano a vivere un’estate che fa meno paura dello scorso anno.

Crescono innovazione e investimenti per le Pmi

La pandemia da Covid-19 non ha bloccato gli investimenti digitali delle piccole e medie imprese italiane, e nel biennio 2020-21 un’azienda su due ha adottato almeno una nuova tecnologia. Chimica-farmaceutica e sistema casa sono i settori con la maggiore spinta negli investimenti tecnologici, rispettivamente con il 76% e 63% delle imprese che affermano di avere introdotto un’innovazione. A questi segue la tecnologia, con una quota pari al 60%.
È quanto emerge da una indagine dell’osservatorio Market watch Pmi di Banca Ifis, realizzata tra marzo e aprile 2021 insieme a Format research su un campione rappresentativo di 1.800 imprese italiane.

Digitalizzazione dei processi e sostenibilità le aree a maggiore investimento

Si tratta di una dinamica in crescita, e la stima dell’osservatorio è di un aumento del 6% la quota delle Pmi che investiranno entro il 2023.
Quanto agli utilizzi individuati per gli investimenti, salgono sul podio dotazione di macchinari (54%), formazione per aumentare le competenze del personale (38%), e infrastruttura digitale (26%). In ogni caso, nel prossimo biennio le aree in cui le aziende prevedono di investire maggiormente sono la digitalizzazione dei processi (34%) e la sostenibilità (32%). Quanto alle risorse, il 56% delle Pmi intervistate ha fatto ricorso all’autofinanziamento, mentre il 35% a finanziamenti bancari. Solo il 7% ha impiegato sostegni pubblici.

Sempre più cruciale il ruolo delle tecnologie 4.0

Il ruolo delle tecnologie 4.0 è sempre più cruciale per le Pmi italiane. Il 73% degli intervistati dichiara infatti di utilizzarle già o di volerle adottare nel biennio 2022-2023. Al momento le tecnologie più presenti in azienda sono cyber security (31%), Crm (29%), e Cloud (25%).
Segnalati però anche investimenti nell’industrial IoT, nell’internet delle cose (16%), la supply chain management (15%), la stampa 3d e la produzione additiva (8%), i big data e l’intelligenza artificiale (8%).

L’innovazione non riguarda nella stessa misura tutte le Pmi 

Minori gli investimenti invece per robot collaborativi e interconnessi, segnalati dal 7% degli intervistati nell’ultimo biennio, per la realtà aumentata (5%), e per le nanotecnologie e i materiali intelligenti, con un 1% di investimenti già realizzati, ma con un +6% di crescita prevista nel prossimo biennio.
Tuttavia, segnala l’osservatorio ripreso da Ansa, l’innovazione non riguarda nella stessa misura tutte le Pmi. Nelle imprese che contano tra 50 e 249 dipendenti la percentuale raggiunge il 70%, nelle piccole, con 20-49 addetti, il 55%, mentre nelle micro imprese, quelle sotto i 20 dipendenti, è pari al 47%.