Rilevamento perdite con termocamera

Le termografia è quella tecnica che sfrutta le termocamere, ovvero telecamere a infrarossi, che sulla base delle emissioni medie dell’infrarosso dello spettro elettromagnetico, formano immagini luminose visibili su uno schermo. Queste termocamere funzionano, più specificamente, tramite apposite lunghezze d’onda nella zona dell’infrarosso termico.

Una telecamera termica o ad infrarossi consente di osservare l’irradiazione dell’acqua mentre passa attraverso la tubazione e indica se vi è una perdita e, se del caso, localizza il luogo esatto in cui si verifica la suddetta perdita. Questo sistema per il quale si va a localizzare una perdita d’acqua usando una termocamera è molto efficace per ispezionare e localizzare perdite i cui tubi si trovano sia sui pavimenti che sulle pareti, anche se difficili da raggiungere.

VI.RO. impianti è una azienda termoidraulica con sede a Casatenovo (LC), specializzata nella manutenzione di impianti termici e che dispone di tutte attrezzature e gli strumenti tecnologici più avanzati sul mercato per risolvere i problemi relativi alle perdite d’acqua in tutti i tipi di edifici nel modo più rapido ed economico.

Oltre a questo tipo di tecnologia, VI.RO. si avvale anche dell’utilizzo di sistemi geofonici e sistemi Gas Check, che consentono di ottenere a loro volta una accurata analisi degli impianti esistenti in un determinato appartamento o ufficio e grazie ai quali è possibile individuare velocemente il punto esatto in cui avviene la perdita, così da ridurre al minimo le possibilità che possano verificarsi ulteriori danni e facendo in modo da non causare alcun tipo di disagio ai vicini o agli appartamenti sottostanti.

L’azienda realizza inoltre impianti fognari sia per edilizia civile che industriale, occupandosi autonomamente degli scavi, della movimentazione e posa delle tubazioni, dei reinterri e del ripristino dei manti, oltre ad effettuare video ispezioni di tubature sia di acque bianche che nere, nonché operazioni di spurgo e manutenzione.

Decorare il bagno con le strisce led

Le strisce led vengono sempre più adottate in casa grazie alla loro versatilità di utilizzo e facilità di applicazione. Eppure, sebbene siano davvero in tanti a ricorrere al loro utilizzo per illuminare e valorizzare determinati ambienti di casa, pochi sembrano aver colto l’idea e l’opportunità di impiegarle anche in bagno per dargli un nuovo volto grazie all’ottima luce che le strisce led sono in grado di produrre. In che modo è possibile applicare le strisce led in bagno e quali sono i posti in cui è preferibile piazzarle per valorizzare al meglio questo ambiente così intimo e privato di casa? Al riguardo gli interior designers più famosi non hanno dubbi e propongono con fermezza l’adozione delle strisce led anche per il bagno, da posizionare ad esempio alle spalle della specchiera sia sul lato superiore che su quello inferiore, in maniera tale da creare un fascio di luce che si dirige in maniera uniforme verso il basso e che illumina bene tutta la zona del lavandino.

Sempre per quel che riguarda il bagno, è possibile applicare le strisce led ad esempio sotto i bordi delle mensole o dei ripiani, così da incentrare l’attenzione su tutti quegli oggetti che sono posti al di sotto creando un’atmosfera decisamente più elegante. È una soluzione piuttosto adottata in soggiorno, basti pensare alle librerie e ripiani nei quali posizioniamo un po’ di tutto, ma che trova applicazione anche nella sala da bagno. Le strisce led vengono solitamente vendute in bobine della lunghezza di 2.5 o 5 metri, e possono essere accorciate a piacimento nel caso in cui si necessiti di strisce più piccole. All’interno del sito www.lucefaidate.it è possibile farsi un’idea visionando in anticipo le diverse tipologie di strisce led disponibili, e scegliere in base al tipo di luce desiderata (caldo o fredda ad esempio), nonché alla dimensione della bobina.

Rilevazione presenze negli uffici pubblici

Oggi il tema della rilevazione presenze dei dipendenti all’interno di uffici pubblici è tornato di grande attualità, considerando i recenti fatti di cronaca che hanno interessato la pubblica amministrazione e sottolineato ancora una volta l’importanza di poter disporre di un sistema che consenta di sapere, in qualsiasi momento, quanti e quali dipendenti si trovino all’interno dei locali in cui viene svolta l’attività lavorativa. Non si tratta unicamente di una misura volta a controllare più efficacemente i lavoratori, ma al tempo stesso una soluzione in grado di migliorare l’intero livello di sicurezza dei locali. In caso di incendio o imminente necessità di evacuare i locali infatti, diventa indispensabile sapere esattamente quanti lavoratori si trovino ancora all’interno della struttura e quanti siano invece già riusciti a mettersi in salvo, così da facilitare anche il lavoro dei soccorritori che sin dall’inizio sapranno quante persone sono ancora presenti all’interno ed in quale area della struttura essi si trovino.

Cotini srl, azienda della provincia di Milano da sempre all’avanguardia nel settore della rilevazione delle presenze, propone soluzioni tecnologicamente avanzate ed in grado di rendere più semplice ed efficace la gestione del personale. I lettori di badge e biometrici permettono di rendere veloce la rilevazione presenze, tramite il pratico utilizzo di badge e la garanzia del riconoscimento dell’utente attraverso impronte digitali o biometria del viso. Grazie infatti ad appositi lettori badge e lettori biometrici (in grado dunque di leggere le impronte digitali o la fisionomia del volto) sarà possibile attivare tornelli e sistemi di apertura che registreranno qualsiasi movimento in ingresso o in uscita, e trasmettendo al tempo stesso questi dati ai vari uffici per mezzo di appositi software, così da rendere più veloce anche la trasmissione dei dati. Programmando a piacimento la centralina è possibile inoltre limitare gli accessi ad una determinata area dell’edificio (inibendo così l’ingresso ad altre aree della struttura) o regolarli in base ai giorni della settimana o alle fasce orarie. Grazie a questo tipo di soluzione è oggi molto più semplice rilevare le presenze dei dipendenti e gestire gli accessi, nonché trasmettere i dati ai vari uffici interni.

E-commerce di cialde per il caffè? Eccone alcuni

Il mercato delle cialde per il caffè è in rivoluzione: alle capsule e cialde originali, ovvero quelle prodotto e commercializzate dai vari sistemi (Lavazza, Nespresso o Dolce Gusto, solo per citare i più famosi… ma anche Bialetti, Illy o Caffitaly), si stano affiancando in modo sempre più importante quelle proposte dai vari siti e-commerce che, giorno dopo giorno, stanno letteralmente spuntando come funghi. Il vantaggio e la comodità di acquistare online un prodotto la cui fornitura non può mai mancare è innegabile, ed gli e-shop si danno battaglia a suon di promozioni, bundle e sconti imperdibili sopratutto sulle cialde e sulle capsule legate al loro brand.

Un esempio è Caffè Agostani, che sul suo sito www.tuttocialde.it propone praticamente ogni tipologia di cialda esistente ai prezzi unitari spesso migliori tra quelli che si possono trovare sul web: il sito è bruttino ed obsoleto, ma la procedura di acquisto decisamente snella ed efficace. Inoltre all’utente vengono suggeriti prodotti correlati che consentono di andare ad azzerare spesso le spese di spedizione. Nota negativa che ci è stata segnalata: un servizio cliente non proprio impeccabile. C’è poi www.caffecaffeshop.com, e-commerce decisamente più moderno e gradevole, che propone un contributo di spedizione davvero molto basso e prezzi aggressivi: molto interessante, inoltre, la scheda riassuntiva dei singoli prodotti per quanto riguarda aroma, intensità e tostatura, una piccola guida per l’utente magari spaesato da tante offerte. Non ci è piaciuta la scarsa disponibilitòà di alcuni prodotti e la totale mancanza di altri.

Infine www.cialdamia.it ci è sembrato decisamente il migliore dei tre: le offerte sono forse meno imperdibili sui bassi quantitativi, ma l’assortimento è davvero immenso in termini di compatibili Nespresso, Lavazza, Dolce Gusto e tutte le altre. Ciò che ci è piaciuto moltissimo è il servizio clienti, preciso e disponibile sia via chat che telefono: non a caso, il sito ha collezionato migliaia di recensioni positive e può mostrare il badge Trust Pilot con 5 stelle.

Sicuramente ciò che non manca è il risparmio, online è davvero possibile fare affari imperdibili azzerando spesso i costi di spedizione e riempiendo la propria dispensa di centinaia di capsule e cialde diverse senza scomodarsi da casa.

Con il 5G nella sanità ricavi per 399,8 milioni di dollari nel 2026

Con l’arrivo delle nuove reti la Sanità diventerà più smart. Secondo gli analisti di Abi Research il 5G modernizzerà in modo fondamentale i sistemi sanitari di tutto il mondo, che come ha dimostrato la pandemia da coronavirus, hanno un urgente bisogno di diventare più digitali. Gli analisti di Abi Research evidenziano inoltre che entro il 2026, con 4,6 milioni di connessioni, il 5G porterà il settore sanitario mondiale a generare ricavi per 399,8 milioni di dollari.

“Fornendo banda larga mobile potenziata – spiega l’analista Leo Gergs – una bassa latenza ultra affidabile e un’imponente comunicazione automatizzata di dati tra dispositivi, il 5G sarà un elemento fondamentale per sistemi sanitari più intelligenti ed efficienti”.

In Cina le reti di nuova generazione hanno consentito di effettuare diagnosi a distanza

La pandemia di Covid-19 ha reso evidente l’importanza di modernizzare l’infrastruttura sanitaria e ha accelerato l’adozione di reti 5G negli ospedali, specialmente nei Paesi più colpiti dal virus, come la Cina.

“Attraverso i consulti a distanza il 5G ha contribuito in modo significativo al contenimento del numero di infetti”, sottolinea Gergs.

Secondo Abi Research in Cina, dove lo sviluppo delle reti di nuova generazione è già ben avviato, il 5G ha consentito di introdurre strutture per effettuare diagnosi e consulti a distanza negli ospedali, evitando che pazienti potenzialmente infetti dovessero uscire di casa per ricevere una diagnosi preliminare.

L’adozione di tecnologie come la realtà aumentata e la realtà virtuale

Ma in futuro il cambiamento sarà ancora più profondo. “Con una grande ampiezza di banda e la bassa latenza, sotto i 10 millisecondi, il 5G – proseguono i ricercatori – sarà terreno fertile per l’adozione di tecnologie come la realtà aumentata e la realtà virtuale nel settore sanitario”.

Inoltre, il 5G consentirà un’adozione massiccia dell’intelligenza artificiale, che trasformerà gli attuali processi manuali in flussi di lavoro automatizzati, e smart.

La telemedicina permette a medici e pazienti di scambiarsi dati a distanza

La telemedicina è forse la pratica che per prima vedremo influenzare direttamente la nostra vita di tutti i giorni, perché permette a medici e pazienti di comunicare e scambiarsi dati a distanza. La telemedicina è possibile grazie allo sviluppo di soluzioni hardware sempre più efficienti, precise e comode, nonché alla diffusione del 5G, che fornirà un ottimo servizio in ambito sanitario senza doversi muovere di casa. E in totale economicità, sia per il sistema sanitario stesso sia per il paziente, riferisce key4biz.

 

Post covid, la ripartenza del lusso è a “distanza”

Il business del lusso dà in primi segnali di ripresa. E dopo il deciso rallentamento durante la crisi da covid, questo mercato sta ripartendo anche in Italia, ma con una certa “distanza”. Le scelte più gettonate sono infatti proprio quelle che favoriscono una buona lontananza tra le persone, come l’e-commerce, le ville esclusive, le barche e gli yatch.

“Il lusso – spiega Giuseppe Angelo Di Sandolo, co-Founder e Ceo di One Luxury Day – ha sempre il suo fascino, sia perché percepito come innovazione sia perché visto come un fattore esclusivo”. Ma anche perché propone prodotti o sogni innovatici e interessanti. Anche il lusso però sta cambiano, e sull’onda del covid la tecnologia avanza rapidamente, portando diversi e radicali cambiamenti anche nel mondo del lusso.

C’è chi ha voglia di riattivarsi e godere dei piaceri della vita

“Lavorando nel mondo del lusso posso assicurare che le categorie più colpite sono sicuramente gli hotel e le società che si occupano di organizzare i grandi eventi – spiega il manager -. Questo causerà un danno economico veramente impressionante, nell’ordine di molte centinaia di miliardi di euro. Sicuramente, però, chi non ha grandi problemi di liquidità economica ha risentito meno di questa crisi, e ha avuto la possibilità di spendere meno potendo usufruire solo di beni essenziali. Ora tutta questa categoria – continua Di Sandolo – ha voglia di riattivarsi e godere dei piaceri della vita, facendo sicuramente più attenzione, ma senza rinunce”.

Yacht e ville, un rifugio vacanziero intimo ed esclusivo

Se per i negozi di lusso l’emergenza si è manifestata con la poca affluenza di turisti, core business di molti marchi, molti hotel non supereranno la crisi, ma quelli che ci riusciranno nei prossimi anni “avranno un boom incredibile”, sostiene Di Sandolo.

Per quanto riguarda il mercato di yacht, barche, catamarani e ville esclusive, si registrano i primi segnali di ripresa. Si tratta di opzioni utilizzate da molti anche come rifugio vacanziero. “Del resto, le ville come le barche permettono di avere una intimità e una distanza rimanendo in un contesto esclusivo”.

Con l’e-commerce lo chef stellato arriva a casa

“In questo mondo che cambia il lusso soffre un po’ della crisi, ma fornisce anche molti spunti per nuove iniziative e nuovi scenari di business – puntualizza ancora il manager -. Oltre all’affermazione di posti come ville e barche di lusso in questo business entra di diritto l’e-commerce per i brand di lusso, che grazie a un semplice clic, permette di far arrivare a casa propria anche una borsa firmata oppure il gioiello desiderato. In questo contesto rientra anche il food – continua l’esperto – con la possibilità di invitare chef stellati a casa o seguirli in conference call, oltre ai servizi che permettono ai clienti di alta fascia e alle aziende di organizzare una giornata con diversi servizi esclusivi, o fare regali unici nel loro genere”.

La risposta di aziende e direzioni HR al Covid-19

L’emergenza Covid-19 ha investito tutte le organizzazioni, cambiando le modalità di lavoro, di collaborazione e di integrazione tra fisico e digitale. La pandemia ha infatti riordinato le priorità delle aziende. Al primo posto, c’è l’introduzione e il potenziamento dello smart working (65%), seguito dallo sviluppo di cultura e competenze digitali (45%) e dalla gestione di riorganizzazioni aziendali, o il dimensionamento della forza lavoro (43%). Le Direzioni HR delle imprese hanno invece risposto all’emergenza Covid-19 sviluppando piani di comunicazione dedicati ai lavoratori e ampliando le policy per il lavoro da remoto.

Dai piani di comunicazione sull’emergenza alla formazione sugli strumenti digitali

Una ricerca BVA Doxa per l’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano ha descritto i cambiamenti affrontati dalle Direzioni del personale durante l’emergenza COVID-19, basandosi su un’analisi che ha coinvolto 198 medio-grandi aziende italiane e un panel rappresentativo di lavoratori. Le Direzioni HR delle imprese italiane hanno risposto sviluppando nella quasi totalità (95%) piani di comunicazione sull’emergenza dedicati ai lavoratori e ampliando le policy per il lavoro da remoto (93%), ma anche pianificando turni per contrastare il contagio e venire incontro alle esigenze delle persone (55%), con formazione sugli strumenti digitali per lavorare da casa (48%) e sulle soft skills digitali (46%), aggiungendo servizi ai pacchetti di welfare (42%).

Potenziare lo smart working, sviluppare cultura digitale, gestire le riorganizzazioni

La pandemia ha inoltre riordinato le priorità delle aziende per il 2020. Ai primi tre posti per le direzioni del personale ci sono l’introduzione o il potenziamento dello smart working (65%), lo sviluppo di cultura e competenze digitali (45%) e la gestione di riorganizzazioni aziendali o il dimensionamento della forza lavoro (43%). In questa situazione, le aziende più agili dotate di modelli flessibili si sono dimostrate più resilienti nell’affrontare i cambiamenti imposti dalla crisi sanitaria. Le organizzazioni “agili”, dunque, risultano più preparate nella trasformazione digitale dei processi HR e sono capaci di creare ambienti di lavoro più coinvolgenti e partecipativi, valorizzando le persone e i talenti.

Le aziende agili sono state più resilienti

Le aziende “agili” hanno avuto meno necessità di implementare nuovi strumenti tecnologici, e si sono dimostrate più resilienti rispetto a quelle tradizionali. Il 74% delle organizzazioni agili dichiara infatti un impatto positivo sulle attività di engagement, il 57% sulla comunicazione interna e il 51% sulle attività di formazione e sviluppo, mentre le percentuali sono in calo nelle organizzazioni meno agili. Tra le nuove iniziative per supportare i propri collaboratori durante l’emergenza, le organizzazioni agili sono state più attente a monitorare gli aspetti psicologici delle persone, come lo stato d’animo e il benessere (il 51% contro il 32% delle aziende tradizionali) o la creazione di momenti di condivisione non strettamente legati alle attività lavorative (54% rispetto al 35% delle organizzazioni non agili).

Quanti medicinali utilizziamo? Ogni italiano ne acquista 18,2 confezioni all’anno

La salute è la cosa più importante, si sente spesso dire. Ed è una verità incontrovertibile. Gli italiani, si sa, sono tra i popoli più longevi e sani del pianeta: merito anche, probabilmente, si un Servizio sanitario efficiente e di un’ottima disponibilità di medicinali. Bene, a proposito di medicinali, quanti ne consumiamo? Nel 2019 ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia in media 18,2 confezioni di medicinali a carico del Ssn, di prezzo medio pari a 9,26 euro. A fornire i numeri della spesa in farmacia dei nostri connazionali è Federfarma, la Federazione nazionale unitaria titolari di farmacia. Anche se il numero di confezioni di medicinali sembra alto, nel corso del 2019 la spesa farmaceutica netta a carico del Ssn ha fatto registrare un calo del -0,2% rispetto al 2018. Prosegue quindi il trend di riduzione della spesa per farmaci erogati dalle farmacie nel normale regime convenzionale, con un andamento mensile, però, differenziato nell’ambito del semestre e a livello regionale.

Cala il numero di ricette

Federfarma rileva che, sempre a consuntivo del 2019, il calo complessivo medio della spesa è stato determinato da una diminuzione del -0,9% del numero delle ricette Ssn, parzialmente compensato da un incremento del valore medio della ricetta, conseguente a un incremento del prezzo medio dei farmaci prescritti in regime convenzionale (+0,5%). Ne 2019 le ricette sono state oltre 571 milioni, pari in media a 9,46 ricette per ciascun cittadino. Le confezioni di medicinali erogate a carico del Ssn sono state quasi un miliardo e 100 milioni (-0,9% rispetto al 2018). Da qui la risultanza di  18,2 confezioni di medicinali a carico del Ssn, in media, per ogni cittadino.

Le farmacie fondamentali per il contenimento della spesa

A spiegare le ragioni del calo dello scontrino è sempre Federfarma, che ribadisce come le farmacie continuino a dare un rilevante contributo al contenimento della spesa con lo sconto per fasce di prezzo, che ha determinato nel 2019 un contenimento della spesa netta di oltre 320 milioni. Considerate una serie di altre voci, complessivamente il contributo diretto delle farmacie al contenimento della spesa è stato di oltre 566 milioni. Le quote di partecipazione a carico dei cittadini sono calate del -1,6% rispetto al 2018, con un’incidenza media del 15,3% sulla spesa lorda, con punte che arrivano fino al 19,6% della Campania e al 19,2% del Veneto. Anche nel 2019 i farmaci per il sistema cardiovascolare si sono confermati la categoria a maggior spesa, pur facendo segnare un calo di spesa (-2,6%), a fronte di un limitato aumento dei consumi (+0,6%), mentre la specialità medicinale più prescritta continua a essere la cardioaspirina seguita dal dibase.

A marzo aumentano i prestiti, in calo tassi di interesse e sofferenze bancarie

Dalle stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia a marzo 2020 i prestiti a famiglie e imprese sono aumentati dell’1,4% rispetto a un anno fa. Lo rende noto l’Abi nel suo Rapporto mensile, che ne evidenzia l’incremento anche rispetto a febbraio 2020, quando l’aumento è stato dell’0,5%. L’aumento dei prestiti è riconducibile agli effetti delle diverse moratorie attivate a marzo, come le moratorie Abi, quelle previste dal decreto legge n.18 del 17 marzo, e quelle attivate dalle singole banche, ma anche dal maggior utilizzo delle linee di credito. Per quanto riguarda le sofferenze delle banche a febbraio 2020 ammontano a 25,9 miliardi di euro, in calo rispetto a 33,6 miliardi del febbraio 2019.

Dinamica della raccolta da clientela

In Italia i depositi, fra quelli in conto corrente, i certificati di deposito, e i depositi pronti contro termine, a marzo 2020 sono aumentati di oltre 77 miliardi di euro rispetto all’anno precedente, con una variazione pari a +5,1% su base annuale. La raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, negli ultimi 12 mesi è invece scesa, di circa 12 miliardi di euro in valore assoluto (pari a -5,0%).  La dinamica della raccolta complessiva (depositi da clientela residente e obbligazioni), sempre a marzo 2020, risulta in crescita del +3,7%.

La qualità del credito

Le sofferenze bancarie nette, ovvero al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse, a febbraio 2020 sono 25,9 miliardi di euro, in calo rispetto ai 33,6 miliardi di febbraio 2019 (-7,7 miliardi pari a -22,8%), e ai 54,5 miliardi di febbraio 2018 (-28,6 miliardi pari a -52,4%). Rispetto al livello massimo delle sofferenze nette raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi), la riduzione è di circa 63 miliardi (pari a -70,8%). Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali a febbraio 2020 è invece dell’1,53%. Era 1,95% a febbraio 2019, 3,16% a febbraio 2018 e 4,89% a novembre 2015.

Tassi di interesse su prestiti e raccolta

A marzo 2020 i tassi di interesse sulle nuove operazioni di finanziamento sono su livelli particolarmente bassi. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è l’1,22% (1,25% il mese precedente, 5,48% a fine 2007), sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è invece dell’1,40% (1,40% febbraio 2020, 5,72% fine 2007), mentre sul totale dei prestiti è il 2,46% (2,47%, 6,18%). Il margine (spread) fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, e a marzo 2020 risulta di 189 punti base. In marcato calo dagli oltre 300 punti base precedenti alla crisi finanziaria del 2008.

Con la quarantena aumentano gli abbonati ai sevizi video streaming

L’hashtag #ioresto a casa potrebbe andare in coppia con quello #iomiabbonoallostreming. Nelle ultime settimane, infatti, l’aumento di questo tipo di servizi ha raggiunto valori davvero importanti. Certo, la ragione di questa nuova passione da parte degli italiani e non solo è da attribuire alla quarantena che ci costringe tutti a rimanere nelle nostre abitazioni, ma forse questa tendenza è anche l’espressione di quanto i nostri connazionali apprezzino nuove modalità di fruizione di contenuti. E, probabilmente, questo trend proseguirà anche oltre l’emergenza se si verificheranno le condizioni favorevoli. I numeri attuali, comunque, sono superiori alle più rosee aspettative. I ricercatori di Strategy Analytics hanno corretto al rialzo, causa coronavirus, le previsioni per il mercato globale dei contenuti audiovisivi in streaming. A fine 2020 gli abbonamenti a Netflix e servizi analoghi raggiungeranno i 949 milioni di unità su scala globale, 47 milioni in più (+5%) rispetto a quanto stimato in precedenza. Nel lungo periodo, gli analisti prevedono una crescita di 621 milioni di abbonamenti tra il 2019 e il 2025, quando le persone che pagano un servizio di video in streaming saranno 1,43 miliardi. In Cina se ne conteranno 438 milioni, e 342 milioni si registreranno in Usa, dove ad essere abbonate ad almeno un servizio saranno tre famiglie su quattro.

L’impatto del coronavirus sulle piattaforme

Naturalmente, a muovere verso l’alto – o il basso – gli abbonamenti alle varie piattaforme streaming sarà l’evolversi dell’emergenza sanitaria globale. “Un fattore significativo che influenza la futura crescita degli abbonamenti è l’impatto del coronavirus, sia a breve che a lungo termine”, spiega l’analista Michael Goodman, come riporta l’Ansa. “Nel breve termine il coronavirus farà aumentare sia gli abbonamenti sia le visualizzazioni, poiché un numero crescente di consumatori manterrà la distanza sociale o sarà costretto alla quarantena”. Insomma, se le persone sono costrette a casa, è facile che cerchino un più ampio ventaglio di forme di intrattenimento tra le mura domestiche.

Il futuro? Chissà: dipende dall’economia globale

Per quanto riguarda le previsioni a più ampio respiro, rimangono delle ombre. Nel medio-lungo termine, tuttavia, molto dipenderà dalla dal protrarsi della pandemia e dal conseguente danno economico. “Con le aziende che rischiano di chiudere e le persone che vengono licenziate, i consumatori dovranno prendere decisioni difficili su come spendere i loro soldi, e servizi come Netflix, Amazon Prime Video, Disney, per quanto meravigliosi possano essere, non sono essenziali”, ha specificato Goodman. Non ci resta che attendere.

Il mercato dei media nel 2018 vale 18,4 miliardi di euro. Prima è Sky

In Italia il Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC), ovvero il mercato dei media, vale 18,4 miliardi di euro, l’1,04% del Pil nazionale, un dato in aumento del 5%. L’area radiotelevisiva conferma il proprio primato per incidenza sul totale (49%), seguita dal comparto editoriale dei quotidiani, periodici, agenzie di stampa e annuari (21%). Il primo gruppo media per fatturato è Sky, seguita da Fininvest e dalla Rai, ma cresce la posizione in classifica di Google, che si conferma il quarto operatore italiano nei media. È quanto emerge dalla chiusura del procedimento per la valutazione delle dimensioni economiche de SIC per il 2018, deliberato dal Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. L’indagine dell’Autorità mira ad accertare che nessun operatore oltrepassi il 20% del giro d’affari complessivo del settore, soglia stabilita dal Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) del 2005.

Sky, Fininvest e la Rai guidano la classifica. Google al quarto posto

Più in particolare, dall’analisi del SIC emerge che nel 2018 il primo gruppo media in Italia per fatturato è Sky, attualmente controllata dall’americana Comcast, con una quota 15,7%, seguita dalla galassia Fininvest (13,4%) e dalla Rai (13,2%). Di pari passo, però, cresce la posizione in classifica dei cosiddetti over-the-top: nel 2018 infatti Google si conferma quarto operatore media italiano davanti a Cairo Communication e Facebook. Quest’ultima, in forte ascesa, ha superato il gruppo editoriale Gedi, e per la prima volta compare nella top 10, nonostante occupi l’ultimo posto della classifica, Netflix, preceduta da Italiaonline e Discovery.

La pubblicità online guadagna quote di mercato e cresce del 37%

Come risulta evidente da questi dati, la televisione è ancora prima per ricavi, pari a 8,3 miliardi di euro, il 4,5% del totale. Nel dettaglio, il giro d’affari dei servizi in chiaro si attesta a 4,8 miliardi, di cui 3 miliardi di raccolta pubblicitaria, e 1,7 miliardi di canone, mentre quello dei servizi a pagamento supera i 3,5 miliardi. La pubblicità online, però, sta progressivamente erodendo quote di mercato, ed è arrivata nel 2018 a un fatturato complessivo di oltre 3 miliardi di euro, con un aumento del 37%, riferisce MilanoFinanza.

Inversione di tendenza per il comparto dei quotidiani e periodici, +2,6%

Sale invece a 3,9 miliardi (+2,6%), con un’inattesa inversione di tendenza, il giro d’affari del comparto dell’editoria quotidiana e periodica (quotidiani, periodici, agenzie di stampa). Tanto per i quotidiani quanto per i periodici la prima fonte di introiti resta la vendita di copie cartacee e digitali, che rappresenta rispettivamente il 55% e il 60% delle risorse complessive. Complice la concorrenza dei colossi web, continuano invece a calare i ricavi da pubblicità, che nel complesso si attestano a 1,2 miliardi. I contributi pubblici, invece, rappresentano il 2% degli introiti del settore quotidiani, pari a 44 milioni di euro, e lo 0,6% del comparto periodici (11 milioni).

I trend per il mercato del lavoro nell’anno della crescita digitale

Digital4Human Hr, organigramma liquido, ed employer branding. Sono questi alcuni trend che guideranno il mercato del lavoro nel 2020. Secondo l’indagine sui trend del mercato del lavoro 2020 condotta da InfoJobs, la crescita digitale in azienda è un trend chiave soprattutto per le aziende di grandi dimensioni, quelle con oltre 500 dipendenti, dove è indicato come prioritario dal 39% del campione intervistato. Il 32% del campione indica invece come prioritario il Digital4Human Hr. Ovvero, la tecnologia e la digitalizzazione al servizio del capitale umano. Ma nell’era digitale è l’intelligenza artificiale lo strumento imprescindibile per ricercare e selezionare i candidati in modo efficace, e valorizzare il capitale umano già presente in azienda.

Formazione continua e tailor made

Un altro trend riguarda l’upskilling e lo reskilling, la formazione continua e tailor made, fondamentale per il 27% del campione. Si tratta di un aspetto chiave soprattutto per le aziende di piccole e medie dimensioni, per le quali la formazione continua permette di lavorare su un duplice livello. Da un lato infatti valorizza le risorse grazie a un aggiornamento continuo, che permette di restare al passo con i tempi ed evolversi in linea con le rinnovate esigenze aziendali, mentre dall’altro permette di creare nuove figure professionali tailor-made, che non esistono sul mercato ma che possono essere formate solo on the job.

Nel 2020 l’organigramma è liquido

Il 2020, poi, sarà l’anno dell’organigramma liquido, con gli obiettivi che vincono sul cartellino. Secondo il 20,5% del campione la priorità e la valutazione delle performance si concentrano sempre più sugli obiettivi raggiunti, sull’autonomia e sull’empowerment, e viene meno la necessità del controllo gerarchico e della presenza in ufficio. Questa visione dà origine a un organigramma più liquido e orizzontale, sposato soprattutto dalle grandi aziende, mentre sembra più difficile da attuare per le Pmi e per alcuni settori specifici, il cui business non può prescindere da un’organizzazione strutturata. E l’employer branding non è più una tendenza, ma una vera e propria realtà per il 14% del campione. Che sia interna o esterna, in un mercato altamente competitivo per le aziende è fondamentale costruirsi una reputazione solida, che miri ad attrarre candidati e clienti, ma anche a mantenere alto l’engagement dei dipendenti.

La cultura d’impresa è una leva strategica

Se nel 2020 l’employer branding rappresenta un asset per le aziende, riporta Adnkronos, il purpose driven Hr fa della cultura d’impresa una leva strategica e differenziante (6,5%). Un trend ancora poco riconosciuto, ma che sta diventando sempre più evidente, e non solo per gli Hr. La scommessa per il futuro, e in qualche modo la premessa per arrivare davvero a un’organizzazione liquida funzionante, è quindi la creazione di una forte condivisione di valori e cultura a tutti i livelli, dai vertici ai dipendenti. Perché l’obiettivo per cui si fa business diventerà sempre più centrale per il business stesso.

Il 2020 è l’anno giusto per cambiare lavoro

Molti professionisti ritengono il 2020 l’anno decisivo per dare una svolta alla propria carriera. L’importante, però, è aver ben chiaro cosa si desidera dalla futura posizione lavorativa, senza non buttarsi a capofitto sulla prima vacancy disponibile. L’80% degli intervistati da Hays, azienda per il recruitment specializzato, ha dichiarato infatti di voler cercare un nuovo impiego nel 2020. I motivi? Il 40% afferma di ritenere i tempi maturi per cambiare ruolo e progredire nella propria carriera, il 22% lamenta una mancanza di formazione e crescita professionale, e il 13% si dichiara insoddisfatto della propria retribuzione e dei benefit corrisposti dall’azienda.

Stipendio più alto e più gratificazioni

Le ragioni per cui si sceglie di cambiare impiego sono importanti. Se si è persa la passione per il proprio lavoro allora è davvero arrivato il momento di una svolta. Se, invece, è solamente una questione di mancanza di stimoli nel proprio ruolo, ma l’azienda offre ancora numerose opportunità di crescita, è bene considerare prima di tutto la possibilità di un ricollocamento interno. I professionisti che hanno risposto di non essere attivamente alla ricerca di un nuovo impiego (11%), affermano infatti che potrebbero convincersi a cambiare lavoro nel caso in cui venissero offerti loro stipendio e gratificazioni migliori (32%), o se il ruolo futuro prevedesse maggiori stimoli e mansioni diversificate (23%. O ancora, se fossero disponibili opportunità di training e progressione di carriera più allettanti (22%).

Prepararsi aggiornando il cv e i profili social

In ogni caso, a chi si appresta a cercare lavoro nell’anno nuovo Hays consiglia di prepararsi adeguatamente per la ricerca, aggiornando il cv e i profili social, aggiungendo le skill acquisite, le esperienze, gli eventuali riconoscimenti ottenuti e i percorsi di formazione svolti per renderli più attrattivi possibile ai recruiter. Ma prima di attivarsi nella ricerca secondo Hays è fondamentale chiedersi quale sarebbe il proprio lavoro ideale in termini di mansione, potenziale percorso di crescita, dimensione dell’azienda, cultura organizzativa e settore, riporta Adnkronos.

Mantenere alto il morale durante la ricerca

Gli esperti di Hays consigliano di mantenere alto il morale durante la ricerca di lavoro, anche se nel caso non si ottenga un colloquio per il posto desiderato.

Non tutte le candidature andranno a buon fine, ma è fondamentale non arrendersi. E dopo una sessione di ricerca di lavoro particolarmente produttiva, gli esperti consigliano di concedersi qualche piccola gratificazione aiuta a rimanere motivati. Durante i colloqui, poi, è importante saper collegare le proprie competenze ed esperienze con quelle richieste nella job description. È fondamentale, infatti, specificare come la propria attuale occupazione ci renda il candidato ideale per ricoprire il ruolo per cui si sta facendo domanda.

Gli italiani vogliono sentirsi in forma, ma a Natale non vanno in palestra

Con l’arrivo di dicembre e del periodo natalizio gli italiani smettono di andare in palestra. In attesa dei bagordi di capodanno e delle tavole imbandite per Natale poco più di 7 italiani su 10, il 71%, rinuncia all’esercizio fisico, affermando di voler smaltire gli eccessi di gola solo dopo le feste, o a partire dall’anno nuovo.

Solo il 29% degli italiani ha intenzione di fare sport sotto le feste. Almeno, secondo i risultati di un sondaggio condotto da NutriMente, l’ associazione che si occupa della prevenzione e cura dei disturbi alimentari, e promosso da GetFit, la catena di centri fitness. La ricerca è stata condotta su 2000 persone tra i 18 e i 40 anni, attraverso un monitoraggio online.

Saltare l’allenamento per mancanza di tempo, o per non lasciare solo l’animale domestico

Nonostante la palestra sia per il 35% la scelta migliore per rimettersi o restare in forma, in molti confessano di non seguire regolarmente le date di allenamento settimanale stabilite con il personal trainer (47%). Oppure di distrarsi facilmente durante l’allenamento (29%). Il motivo? Il più gettonato dagli intervistati è la stanchezza dopo il lavoro (42%), seguito dalla serata fuori con gli amici (25%).

Tra le scuse per non andare in palestra, prima fra tutte la mancanza di tempo (73%), seguita dalla stanchezza (69%). Ma tra le scuse più singolari, il non voler lasciare troppo tempo solo il proprio animale da compagnia (il 59%).

Perché svolgere attività fisica?

Alla domanda Cosa fare per rimetterti/stare in forma? La maggioranza (il 35%) ritiene che andare in palestra rappresenti la scelta migliore, seguita dal calcetto con gli amici (29%) e dalla corsa all’aria aperta (21%).

E a quella Perché andare in palestra? La maggioranza ha come motivazione esclusivamente i fini estetici (43%), mentre altri svolgono attività fisica per tenersi in salute (23%) e per scaricare stress e tossine quotidiane (16%).

Ma c’è perfino chi ci va solo per fare nuove conoscenze (14%).

Il 20% dichiara di dedicarsi al fitness tutto l’anno

Quando vanno in palestra gli italiani? In generale, il 20% dichiara di voler dedicare tempo al fitness tutto l’anno, riporta Ansa, ma la maggioranza sembra orientata ad andarci a inizio anno (il 41%), oppure nei mesi di aprile e maggio (il 36%), ovvero in prossimità dell’estate. Una volta iscritti, con quale costanza gli italiani frequentano la palestra? Il 47% confessa di saltare alcuni giorni, mentre il 28% si dichiara puntuale e costante nel seguire le date di allenamento settimanale stabilite con il personal trainer. Insomma, un popolo di palestrati, ma non durante le feste.