Italiani dipendenti dallo sport. Con l’incubo della prova costume

L’attenzione quotidiana alla forma e al benessere psicofisico è un’abitudine virtuosa, purché non diventi un’ossessione. Per molti italiani infatti sembra che la passione per lo sport rischi di trasformarsi in una vera e propria mania. E se c’è chi passa anche più di 10 ore in palestra alla settimana per rimettersi in forma in vista della prova costume per 6 italiani su 10 lo sport è addirittura sinonimo di stress. Sono le vittime da sport-dipendenza, un problema che riguarda più le donne (48%) degli uomini (37%).

È quanto emerge da uno studio di Nutrimente, l’associazione per la prevenzione, la cura e la conoscenza dei disturbi del comportamento alimentare, condotto con metodologia Woa (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio web su circa 1500 italiani attraverso oltre 100 fonti fra testate, magazine, portali, blog e community nazionali.

Migliorare la prestanza fisica a scapito di un’alimentazione corretta

“L’ossessione da sport è una sindrome che si concentra sul miglioramento della prestanza sportiva come se il livello fosse quello agonistico – afferma Sara Bertelli, psichiatra, psicoterapeuta presidente dell’Associazione Nutrimente Onlus – che porta la persona a cambiare totalmente lo stile di vita, partendo soprattutto dall’alimentazione”. Il rischio è che si cerchi di controllare la perdita di peso, e la rimessa in forma, aumentando l’attività fisica e restringendo ancora di più l’alimentazione. Anche con comportamenti scorretti come “l’eliminazione dei carboidrati complessi a favore delle proteine – aggiunge Bertelli – o con l’assunzione di integratori, non sempre sicuri per la salute”.

La gym-a-holic colpisce il 63% degli italiani

La gym-a-holic è l’ossessione da fitness, una dipendenza che ha spesso riguardato ex modelle e atleti, e che si manifesta in malesseri fisici, dolori ai tendini e ai muscoli. Questa forma di dipendenza raggiunge il suo apice attraverso una necessità di dedicarsi all’attività fisica ogni giorno, più volte al giorno, compresi i giorni di festa, sacrificando gli amici, la famiglia e il lavoro, riporta Adnkronos. Dalla ricerca risulta che gli sport-ossessivi sono il 63%, quasi la metà (44%) di essi trascorre oltre 10 ore alla settimana in palestra, altri (25%) dalle 7 alle 10 ore. La loro più grande preoccupazione è non riuscire a bruciare calorie in eccesso (33%), e non tornare in forma per l’estate (25%).

Pancia piatta, girovita perfetto, glutei più sodi

Soprattutto in questo periodo, poi, gli italiani pensano a recuperare la forma. Quasi la metà (46%) ammette di aver esagerato durante l’inverno. Per altri le responsabilità vanno ricercate nel fatto di non aver ripreso la palestra dopo l’estate. Il 22% ammette di non aver mai adottato un regime alimentare corretto.

Quanto alle donne, quasi cinque su 10 (48%) desiderano una pancia piatta e un girovita perfetto, mentre 3 su 10 (30%) vorrebbero glutei più sodi, e il 19% vuole recuperare gambe snelle e affusolate. Gli uomini sognano invece addominali scolpiti (41%), braccia e gambe decisamente più definite (22%), e più in generale recuperare la massa muscolare perduta (18%).

Inflazione rallenta a gennaio. New entry nel paniere dei prezzi

L’inflazione rallenta ancora, e dall’1,1% di dicembre a gennaio l’indice si ferma allo 0,9%. Dalle stime preliminari diffuse dall’Istat il tasso risulta in rallentamento per il secondo mese consecutivo, portandosi sotto la soglia dell’1,0%, il valore più basso da aprile 2018.

“Il 2019 si apre con un’inflazione in calo, accentuando i segnali di debolezza che avevano caratterizzato l’ultima parte del 2018”, si legge in una nota dell’Istituto.

E cambia il paniere dei prezzi, che viene aggiornato secondo le nuove abitudini di consumo degli italiani. Entrano quindi zenzero, bici elettrica e web tv.

Un rallentamento imputabile alla decelerazione dei prezzi dei beni energetici

Il rallentamento dell’inflazione a gennaio è imputabile prevalentemente alla decelerazione dei prezzi dei beni energetici, sia nella componente regolamentata, rappresentata dalle tariffe (da +10,7% di dicembre a +6,9%), sia in quella non regolamentata, che comprende i carburanti (da +2,6% a +0,3%). Si tratta di una dinamica in parte mitigata, riferisce Ansa, dall’accelerazione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti, che passano da +0,6% a +2,3%, e in misura minore dei beni alimentari non lavorati (da +1,3% a +1,8%).

Al netto degli energetici e degli alimentari freschi l”inflazione di fondo rallenta dallo 0,6% registrato nel mese precedente allo 0,5%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rimane stabile allo 0,6%. L’inflazione acquisita per il 2019 è così pari ad appena lo 0,1%.

Cambia il paniere Istat per l’inflazione

A gennaio rallenta anche la crescita dei prezzi per il cosiddetto carrello della spesa (beni alimentari, per la cura della casa e della persona). L’indice, infatti, si attesta allo 0,5%, dallo 0,7% di dicembre. In questo caso, spiega l’Istat, in base a dati tendenziali stimati si tratta del livello più basso da marzo 2018.

Cambia, inoltre, il paniere Istat per l’inflazione. A rappresentare le nuove abitudini di consumo delle famiglie nel 2019 entrano frutti di bosco e zenzero, bicicletta elettrica e scooter sharing, la cuffia con microfono nel settore tecnologico, l’hoverboard come articolo sportivo, e la web tv all’interno degli abbonamenti alla pay tv. Escono invece il supporto digitale da registrare (come cd e dvd vergini) e la lampadina a risparmio energetico.

Nel 2019 1.507 prodotti elementari. Erano 1.489 nel 2018

Riassumendo, nel paniere del 2019 utilizzato per il calcolo degli indici Nic (per l’intera collettività nazionale) e Foi (per le famiglie di operai e impiegati) figurano 1.507 prodotti elementari (1.489 nel 2018), raggruppati in 922 prodotti, a loro volta raccolti in 407 aggregati, mentre per l’elaborazione dell’indice Ipca (quello armonizzato a livello europeo) si adotta un paniere di 1.524 prodotti elementari (in lieve ampliamento rispetto ai 1.506 nel 2018), raggruppati in 914 prodotti e 411 aggregati.

Nel 2019 più spese in cibo. Integrale e bio, ma meno veg

Si affaccia un 2019 positivo per la spesa alimentare. Gli italiani si dichiarano convinti di spendere di più in tutte le voci merceologiche del settore. In particolare, il 25% dei connazionali investirà di più nell’acquisto di prodotti a base di farina integrale, il 21% nei prodotti tradizionali e il 19% nei prodotti bio. Si tratta dei risultati del sondaggio di fine anno L’Italia che verrà, condotto da Coop-Nomisma, e delle previsioni sui consumi del Rapporto Coop redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori).

Rallentano i prodotti salutistici

Dall’analisi, realizzata con la collaborazione scientifica di Ref Ricerche, il supporto d’analisi di Nielsen e i contributi di Iri Information Resources, Gff, Demos, Nomisma. Pwc, Ufficio Studi Mediobanca, risulta però che rallentano i consumi per i prodotti veg. Il 45% dichiara che o non lo consumerà affatto o ne ridurrà il consumo, e solo l’11% ne aumenterà i consumi. Rallentamento anche per i prodotti senza glutine e lattosio, di cui il 47% non li consumerà o li ridurrà, e solo il 10% ne aumenterà il consumo. Stesso trend per gli alimenti senza sale: il 29% non li consuma o li diminuisce, e solo il 13% ne acquisterà di più.

Recupero dei ristoranti di cucina tipica

Dal punto di vista ristorativo i ricercatori stimano invece un recupero dei ristoranti di cucina tipica e della tradizione, in aumento per il 19% del campione e in diminuzione per il 10, che superano i fast food (in aumento solo per il 10% degli italiani e in diminuzione per il 21%). Infine, frenata per i ristoranti etnici, che crescono in una percentuale del 9% e diminuiscono per il 15%. E rallenta anche la crescita del food delivery, il cibo a domicilio ordinato sul web.

La tavola riafferma la propria centralità

Dal rapporto sembra che l’anno nuovo si caratterizzerà per un rallentamento generale nell’acquisto di beni durevoli, e di un ritorno di alcuni consumi di base, tra cui appunto l’alimentare. Complice la nuova politica fiscale del governo, che con la misura del reddito di cittadinanza sposta circa 6 miliardi di euro all’anno verso una platea di persone caratterizzata da una propensione elevata verso consumi di base, di cui il cibo è al primo posto.

Se la tavola riafferma la propria centralità nei consumi, stando alle previsioni aumenteranno però anche le spese per i servizi sanitari e la salute, ma anche per la telefonia, i viaggi e le vacanze. E nel tempo libero, più cinema, manifestazioni all’aperto, più lettura, e più attività sportiva.

Mappatura contraffazione e pirateria, la lista nera della Ue

La Commissione Europea ha emesso il rapporto sui mercati della pirateria e della contraffazione: i diritti di proprietà intellettuale sono infatti costantemente sotto attacco sia nel commercio fisico sia in quello digitale. E la mappatura Ue considera anche players fuori dal territorio dell’Unione, citando molti luoghi che da anni rappresentano autentici hub di distribuzione e di commercio di prodotti in violazione.

“È evidente che abbiamo un problema che va al di là delle possibilità di intervento delle singole imprese, riportando nel campo dell’intervento politico la possibile soluzione”, dichiara Mario Peserico, presidente di Indicam, associazione che tutela i diritti di proprietà intellettuale.

“Alcuni mercati causano danni per milioni di euro alle aziende europee”

Mercati come alcuni paesi del Sud America, Canada, Cina e India, sono i medesimi menzionati da anni nel report del Governo statunitense sul medesimo tema. “Da anni alcuni dei mercati fisici riportati oggi dalla ‘lista nera’ dell’Unione Europea causano danni per milioni di euro alle nostre aziende. È necessario che lo sforzo dell’Unione, affinché queste situazioni siano finalmente indirizzate dagli Stati nei quali si presentano, diventi maggiore e più incisivo – continua Peserico -. Le imprese europee che investono in proprietà intellettuale rappresentano quasi il 50% del Pil comunitario”, e questi mercati mettono in pericolo la stessa possibilità di futuro dei Paesi nei quali viviamo.

Mancano chiare responsabilità indirizzate a grandi players digitali

Il rapporto, riporta askanews, dedica spazio anche ai mercati online, che negli ambiti dei diritti tutelati dal copyright (musica, software, editoria, e proprietà industriale), sono particolarmente aggressivi e pericolosi. Tuttavia, nel rapporto sembrano mancare chiare responsabilità indirizzate a grandi players che detengono una larga fetta di mercato nel digital e con una vasta base utenti.

Secondo Peserico, l’Europa ha adottato un approccio troppo soft nel mettere alcuni players online di rilievo di fronte alle proprie responsabilità. La carenza di norme che disciplinino il settore del commercio online è nota a livello comunitario, e le misure di contrasto al proliferare di contenuti che infrangono le regole non sono più adeguate.

Contraffazione online dei farmaci e scarsa tutela dei consumatori

Un capitolo del rapporto europeo viene dedicato alle farmacie illegali online. “La contraffazione online dei farmaci – sottolinea Peserico – vive della stessa situazione di deficit di norme di contesto di cui soffre la vendita di prodotti falsi industriali di altre categorie. I profili di rischio, di minaccia alla salute sono in questo caso più evidenti, ma ricordo che ogni prodotto fisico falso, non essendo mai per sua stessa natura testato e prodotto responsabilmente, mette in pericolo i cittadini. Salute e sicurezza sono argomenti che vanno di pari passo con il progresso e, ancora una volta, spiace che non si percepisca quanto lo stato attuale di scarsa tutela non sia di sostengo a quanto merita ogni consumatore”.

Primato tricolore: nel mondo un piatto di pasta su 4 è italiano

La pasta italiana non ha veramente confini. E’ esportata in 200 paesi di tutto il pianeta e, nel corso del 2018, ha registrato un vero e proprio boom in Russia. Insomma, maccheroni e spaghetti piacciono davvero a tutti, senza distinzioni. Secondo i dati diffusi da Aidepi, l’associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, in occasione del 20esimoWorld Pasta Day che si è svolto a Dubai, in 20 anni è raddoppiata la quota export della pasta made in Italy. Un ventennio fa le esportazioni raggiungevano infatti 740mila tonnellate, mentre oggi sono 2 milioni di tonnellate. E, sopratutto, sono ormai 200 i paesi dove si consuma la pasta tricolore. In un mondo che ha voglia di pasta, è italiano un piatto su 4.

La mappa di chi ci ama

L’andamento della pasta italiana nel mondo è positivo anche nei primi 7 mesi del 2018. In Germania, Regno Unito, Francia, Stati Uniti, prime 4 destinazioni dell’export di spaghetti, fusilli e maccheroni e un peso di circa la metà sulla quota export totale di pasta, la crescita media delle esportazioni è stata del +8%, con picchi addirittura del’11% in Francia. A livello mondiale, le performance più rilevanti si sono registrate in Olanda, Polonia, Arabia Saudita, Australia, Corea del Sud e Ecuador. “Nel giorno dell’incontro tra il premier Conte e Vladimir Putin, si segnala l’ottima performance della Russia, dove nei primi 7 mesi del 2018 l’export di pasta segna una crescita del +72,5%, per un quantitativo di 20mila tonnellate non lontano dalla quota export complessiva del 2017 (23mila tonnellate)” ricorda una nota di Askanews.

Semola di grano duro e spaghetti i pigliatutto (o quasi)

Per quanto riguarda le tipologie di pasta preferite anche oltreconfine, vince facile, quella di semola di grano duro, mentre il formato più gettonato è rappresentato dagli spaghetti. Ma accanto alla tradizione è boom delle tipologie legate a benessere e salute, con cui i pastai italiani puntano a consolidare la loro leadership: ed ecco la pasta integrale, biologica, senza glutine o con l’aggiunta di altri ingredienti, come legumi, spezie e superfoods (ceci, lenticchie, curcuma, grano saraceno, sorgo, amaranto, teff, etc). E ancora, quella a rapida cottura, pronta dopo soli 4 minuti nell’acqua bollente. Non è una pasta precotta, ma è ottenuta con particolari tecniche di lavorazione: è più ricca d’acqua rispetto alla pasta comune e quindi, a parità di peso, fornisce anche meno calorie.

Italiani i primi consumatori di pasta

L’Italia è tra i paesi maggiormente consumatori al mondo di pasta (23kg procapite/anno).  Non per niente, la pasta è tra gli alimenti mangiati da quasi tutti (99%), in media circa 5 volte a settimana. E addirittura il 46% la considera come l’alimento preferito, per ragioni di gusto o di salute.

Inflazione in frenata, a settembre 1,4%

Dopo quattro mesi di accelerazione a settembre l’inflazione rallenta. E dall’1,6% di agosto i  prezzi al consumo passano all’1,4%. Inoltre, su base annua, la frenata rilevata dall’Istat nei dati definitivi è ancora più netta di quella indicata nella stima preliminare, attestata all’1,5%. A decelerare di alcuni decimi di punto è anche l’inflazione che grava sulle spese quotidiane, come quelle per i beni alimentari, i beni per la cura della casa e della persona, e i prodotti ad alta frequenza d’acquisto. Ma per i prodotti di largo consumo, gas ed elettricità, la crescita dei prezzi rimane più alta.

Il rallentamento si deve principalmente alla dinamica dei prezzi dei beni alimentari

Il rallentamento dell’inflazione si deve principalmente alla dinamica dei prezzi dei beni alimentari, sia lavorati (la cui crescita in termini tendenziali passa da +1,9% a +1,2%) sia non lavorati (da +3,1% a +2,4%), alla quale si aggiunge quella dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +2,8% di agosto a +2,5%).

Anche i beni energetici non regolamentati rallentano (da +9,5% di agosto a +9,3%), anche se tuttavia continuano ad aumentare. Per i prodotti di largo consumo, così come per gli energetici regolamentati (gas ed elettricità), la crescita dei prezzi rimane comunque più alta rispetto quella registrata per il paniere nel suo complesso.

I prezzi dei servizi relativi ai trasporti in calo del 4,9%

La diminuzione congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo si deve prevalentemente al calo dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-4,9%) e, in misura più contenuta, dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,8). L’inflazione decelera quindi sia per i beni (da +2,0% di agosto a +1,7% di settembre) sia per i servizi (da +1,1% a +1,0%). Il differenziale inflazionistico tra servizi e beni rimane però negativo, anche se meno marcato rispetto ad agosto (da -0,9% a -0,7%).

Anche l’inflazione di fondo al netto di energetici e alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici, registra una decelerazione: da +0,8% a +0,7% la prima, e da +1,1% a +0,9% la seconda.

La fine dei saldi estivi fa crescere l’IPCA

Se sui prezzi dei prodotti di largo consumo le tensioni si attenuano (beni alimentari, per la cura della casa e della persona, da +2,1% a +1,5%), su quelli ad alta frequenza d’acquisto l’inflazione permane a un livello più alto rispetto all’indice generale (da +2,7% a +2,3%), riporta askanews.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta invece dell’1,7% su base mensile a causa della fine dei saldi estivi, e dell’1,5% su base annua (da +1,6% rispetto ad agosto). L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati diminuisce dello 0,5% su base mensile, ma cresce dell’1,3% rispetto a settembre 2017.

Parlare di cibo? Gli italiani lo fanno tutti i giorni

In Italia il cibo è sulla bocca di tutti, o quasi. Almeno, su quella del 51% degli italiani, che hanno la tendenza a dare all’argomento “cibo e gusto” la stessa importanza che danno all’atto del mangiare stesso. Nell’analisi di Squadrati, società di ricerca che analizza cultura e consumi, dal titolo ‘Italiani che parlano di cibo: un dibattito infinito’, emerge che la propensione a parlare di cibo è alta. E in percentuale lo è ancora di più nella maggior parte dei giovani nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, con una quota che raggiunge il 58%.

Una tendenza che però non ha nulla a che vedere con l’utilizzo dei social network, che si posizionano solo al sesto posto fra i “luoghi” in cui avvengono le conversazioni.

Un argomento serio

L’analisi, commissionata da Coca-Cola, e realizzata su un campione di 1.504 intervistati di età compresa tra i 18 e i 64 anni, ha messo in luce nello specifico quanto sia vera la percezione che nel nostro Paese parlare di gusti a tavola sia importante quanto lo stesso atto di mangiare. Viene inoltre specificato che l’82% degli italiani ritiene che quello del cibo sia un argomento serio, con un 88% degli intervistati che parla di cibo mentre è a tavola. Di questi il 67% parla di ciò che sta mangiando, ma il 20% è già proiettato a cosa mangerà durante i pasti successivi.

La casa il regno delle discussioni su cibo e gusti

I ricercatori spiegano inoltre che è la casa il regno delle discussioni sul cibo e sui gusti (80% degli intervistati), seguita a distanza dal ristorante (53%) e ufficio (45%). Seguono i supermercati (34%), il bar (30%) e infine i social network (20%). Un dato che evidenzia come il luogo eletto per affrontare questo tipo di argomento sia più reale che virtuale.

 

Parla come mangi

Il modo di dire legato al cibo più amato dagli italiani è invece Parla come mangi (44%). Si registra inoltre che nella classifica delle persone con cui capita più spesso di intavolare discussioni sul tema, gli amici conquistano il primo posto (segnalati dal 74% del campione) e battono il partner (al secondo con il 62% delle risposte), seguiti poi, in terza posizione, da genitori e colleghi (entrambi al 45%).

Ma perché il tema del cibo è così rilevante nelle conversazioni dei nostri connazionali? Il 44% degli italiani non ha dubbi: perché mangiare è uno dei piaceri della vita

Aumentano le assunzioni, ma anche le domande di disoccupazione

Nel periodo gennaio-maggio 2018  le assunzioni nel settore privato sono aumentate, registrando un incremento complessivo del 9,8% rispetto allo stesso periodo del 2017. In particolare, i contratti a tempo indeterminato salgono del 3,1%, mentre gli aumenti maggiori riguardano i contratti in somministrazione (+21,5%) e quelli di apprendistato (+13,7%).

Aumenti anche per i contratti a tempo determinato (+8,4%), stagionali (+7,0%) e intermittenti (+8,8%). Si conferma poi l’aumento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (+70.000), che registrano un  incremento rispetto al periodo gennaio-maggio 2017 (+45,7%). In contrazione, invece, i rapporti di apprendistato confermati alla conclusione del periodo formativo (-18,4%). Lo rileva l’Inps nel pubblicare di dati di maggio dell’Osservatorio sul precariato.

50.998 rapporti di lavoro “incentivati” dalla Legge 202

A maggio migliora per il quinto mese consecutivo la variazione tendenziale dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, che rimane però ancora negativa (-39.000). Quanto alla fruizione dell’incentivo esonero triennale giovani l’Inps rileva che nel periodo considerato sono stati incentivati 50.998 rapporti di lavoro con i benefici previsti dall’esonero triennale strutturale per le attivazioni di contratti a tempo indeterminato di giovani (Legge n.202). Di questi 28.174 sono riferiti ad assunzioni mentre 22.824 a trasformazioni a tempo indeterminato. Il numero dei rapporti incentivati è pari al 6,9% del totale dei rapporti a tempo indeterminato attivati.

Aumentano anche le cessazioni di lavoro, ma a tempo determinato

Le cessazioni di lavoro nel settore privato, nel complesso, sono in aumento. E rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente salgono del 14,3%. A crescere sono le cessazioni di tutte le tipologie di rapporti a termine, soprattutto i contratti a tempo determinato e in somministrazione, mentre diminuiscono quelle dei rapporti a tempo indeterminato (-4,1%).

Nel periodo considerato si registra poi un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +748.000, di poco inferiore a quello del corrispondente periodo del 2017 (+767.000). Il saldo annualizzato è la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi, e consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro.

Cassa integrazione,  interventi in deroga e disoccupazione

Nel mese di giugno il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 19,5 milioni, in diminuzione del 27,6% rispetto allo stesso mese del 2017 (27,0 milioni). Sempre a giugno gli interventi in deroga sono stati invece pari a 0,1 milioni di ore autorizzate, registrando un decremento del 96,4%. La variazione congiunturale registra nel mese di giugno 2018 rispetto al mese precedente un decremento pari al 47,5%.

A maggio 2018, rileva inoltre l’Inps, sono state presentate 100.075 domande di NASpI e 1.150 di DisColl. Nello stesso mese sono state inoltrate 1.049 domande di ASpI, mini ASpI, disoccupazione e mobilità, per un totale di 102.274 domande, il +4,0% rispetto al mese di maggio 2017 (98.353 domande).

Decorare il bagno con le strisce led

Le strisce led vengono sempre più adottate in casa grazie alla loro versatilità di utilizzo e facilità di applicazione. Eppure, sebbene siano davvero in tanti a ricorrere al loro utilizzo per illuminare e valorizzare determinati ambienti di casa, pochi sembrano aver colto l’idea e l’opportunità di impiegarle anche in bagno per dargli un nuovo volto grazie all’ottima luce che le strisce led sono in grado di produrre. In che modo è possibile applicare le strisce led in bagno e quali sono i posti in cui è preferibile piazzarle per valorizzare al meglio questo ambiente così intimo e privato di casa? Al riguardo gli interior designers più famosi non hanno dubbi e propongono con fermezza l’adozione delle strisce led anche per il bagno, da posizionare ad esempio alle spalle della specchiera sia sul lato superiore che su quello inferiore, in maniera tale da creare un fascio di luce che si dirige in maniera uniforme verso il basso e che illumina bene tutta la zona del lavandino.

Sempre per quel che riguarda il bagno, è possibile applicare le strisce led ad esempio sotto i bordi delle mensole o dei ripiani, così da incentrare l’attenzione su tutti quegli oggetti che sono posti al di sotto creando un’atmosfera decisamente più elegante. È una soluzione piuttosto adottata in soggiorno, basti pensare alle librerie e ripiani nei quali posizioniamo un po’ di tutto, ma che trova applicazione anche nella sala da bagno. Le strisce led vengono solitamente vendute in bobine della lunghezza di 2.5 o 5 metri, e possono essere accorciate a piacimento nel caso in cui si necessiti di strisce più piccole. All’interno del sito www.lucefaidate.it è possibile farsi un’idea visionando in anticipo le diverse tipologie di strisce led disponibili, e scegliere in base al tipo di luce desiderata (caldo o fredda ad esempio), nonché alla dimensione della bobina.

Gli under 35 sono i nuovi imprenditori turistici. In Lombardia si viaggia in jeans

Il turismo, oggi, è una cosa per giovani. La Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, registra infatti che in Italia le attività imprenditoriali under 35 legate ai viaggi e alla ristorazione sono cresciute in 5 anni del 14%. In pratica, un’impresa su sette. Si tratta di oltre 2.500 imprese dei servizi di ristorazione e circa 100 attività di alloggio e pesano il 5% sul corrispondente totale italiano (53 mila imprese giovani). Quasi un’imprese su due (47,5%) è di imprenditori nati all’estero mentre le imprese femminili sono il 29% del totale.

Merito dell’onda lunga di Expo?

Sarà perché Milano ha ospitato l’Expo, tutta la Lombardia pare richiami sempre più questo tipo di investimenti.  Secondo la portavoce Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Valeria Gerli, occorre una strategia mirata per procedere in questa direzione ottimistica, continuando ed attirare un turismo eterogeneo ed internazionale, puntando  su  grandi eventi, qualità e varietà dell’offerta.

Arte, cultura e leisure i vanti di Milano

Arte, cultura e leisure sono da sempre i punti forti di una Milano, città fiore all’occhiello che attira investitori da tutto il mondo. Ma in generale tutte le città lombarde – ognuna con peculiarità attraenti e ambiti storico-culturali rilevanti – sono vivaci e ben organizzate.

Un settore colorato di rosa

Grande sorpresa poi per le attività in rosa: le giovani donne si rivelano ottimi manager con offerte turistico-ristorative – una su cinque – diffuse praticamente ovunque sul tessuto nazionale ed una concentrazione particolare in Piemonte, Friuli, Sicilia e Lazio.

Non resta che spingere con nuove idee e strategie sulla qualità evolutiva delle offerte per mantenere un tasso di turisti proficuo e in continua crescita.

Obiettivo competitività turistica: la partita si gioca su qualità e digitalizzazione

L’Italia è un Paese a vocazione turistica e oggi più mai, in termini di competitività turistica, occorre fare la differenza, anticipare le tendenze e soddisfare le innumerevoli necessità dei viaggiatori offrendo esperienze vive e indimenticabili. Nel tempo sono però cambiate le modalità di chi si accinge a organizzare un viaggio, e i canali online sono diventati un fattore imprescindibile che richiede personale adeguatamente formato per interagire in modo costruttivo e proficuo sulle piattaforme digitali. Ecco dunque che l’innovazione diventa l’opportunità per essere protagonisti e rispondere ai bisogni e ai comportamenti del consumatore digital. Proprio per questo

Formaper, azienda speciale della Camera di commercio, ha infatti destinato un percorso formativo per i giovani imprenditori, a sostegno di una crescita mirata ed un potenziamento delle competenze promozionali e di marketing digitale, per innalzare così gli standard qualitativi dell’offerta e del territorio