In Europa solo un terzo dei rifiuti elettronici si ricicla correttamente

Ogni anno sono 9 milioni le tonnellate di rifiuti elettronici generati in Europa. E di queste solo un terzo, circa 3 milioni di tonnellate, vengono trattate nel pieno rispetto della legge. Il resto viene smaltito in modo non sicuro dal punto di vista ambientale. O, peggio, finisce per ingigantire le discariche abusive sparse per tutto il Pianeta. La Francia è il Paese che nel triennio 2015-2017 ha immesso più apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee) nel proprio mercato, con un quantitativo medio corrispondente a 1.487.418 tonnellate all’anno. In seconda posizione il Regno Unito (1.391.642 tonnellate), seguito da Italia (848.011), Spagna (551.947), Olanda (333.785) e Portogallo (141.987).

Francia prima per ritiro dei Raee domestici. Italia all’ultimo per raccolta procapite

Secondo i dati divulgati durante il convegno Raee: sei nazioni a confronto, risulta che la Francia è la prima nazione anche nel ritiro dei Raee domestici, con un quantitativo che nel 2018 è stato di 728.569 tonnellate. Anche qui il Regno Unito è secondo (493.323), seguito da Italia (310.610), Spagna (268.003), Olanda (167.235) e Portogallo (67.692), che però conteggia nella cifra fornita sia i Raee domestici sia quelli professionali.

Il nostro Paese occupa l’ultimo posto per quanto riguarda la raccolta procapite, cioè i kg di Raee raccolti ogni anno per ogni abitante, pari a 5,1 kg/abitante, meno della metà della Francia (10,8 kg/abitante). Sul podio anche i Paesi Bassi (9,7 kg/abitante) e il Regno Unito, con 7,4 kg/abitante. Seguono il Portogallo (6,6 kg/abitante) e la Spagna (5,8 kg/abitante).

Promossi e bocciati

Grazie a un modello multi-consortile regolato, con più Sistemi Collettivi operanti in concorrenza sotto il controllo del Centro di Coordinamento Raee, il sistema Raee italiano, dal punto di vista organizzativo, è considerato una best practice dalla Comunità Europea. Ma il Bel paese registra ancora un gap importante tra i risultati di raccolta e gli obiettivi fissati dalla direttiva europea sui Raee. Nel 2018, riferisce Adnkronos, solo quattro Paesi hanno superato il target di raccolta del 45% fissato fino all’anno scorso dall’Unione Europea, Olanda (50%), Francia e Spagna (49%), e Portogallo (48%). Il tasso di ritorno, ovvero il rapporto tra Raee gestiti e media delle Aee immesse sul mercato nei tre anni precedenti, non è stato raggiunto né dall’Italia, ferma al 37%, né dal Regno Unito con il 35%.

Il problema principale riguarda i “flussi paralleli”

In attesa di conoscere i numeri relativi al 2019, sembra improbabile per tutte e sei le nazioni riuscire a raggiungere il target minimo del 65% in vigore dall’inizio di quest’anno. A oggi però il problema principale nel settore dei Raee riguarda i “flussi paralleli”, ovvero l’ingente quantità di rifiuti elettrici ed elettronici che scompare senza lasciare traccia.

“Nel nostro stesso mercato – commenta Maurizio Bernardi, Presidente di Ecodom, il Consorzio italiano recupero e riciclaggio Raee – operano purtroppo numerosi soggetti per i quali i Raee rappresentano solo una fonte di arricchimento, da sfruttare senza riguardo del bene sociale, dell’ambiente e dell’economia”.

 

Approvato il testo base del Codice della strada

In autostrada anche con una moto o scooter con 120 di cilindrata, pattini, monopattini e skate anche sulle aree pedonali. Queste alcune modifiche apportate al Codice della strada, approvato ufficialmente dalla commissione Trasporti della Camera. “Il pilastro fondamentale delle modifiche è la sicurezza e alcune norme servono a renderci più europei”, riferisce uno dei relatori, Diego De Lorenzis (M5s), precisando che i lavori in commissione sono sospesi fino al voto delle europee, e riprenderanno il 28 maggio.

Il termine per la presentazione degli emendamenti al testo base con le relative modifiche è stato confermato per il 3 giugno.

Strade protette, e limiti ridotti davanti agli edifici scolastici

Il testo è diviso in 9 articoli, che vanno dalle disposizioni in materia di tutela dei soggetti vulnerabili alle disposizioni per la sicurezza stradale, le norme per favorire la mobilità personale e ciclistica e quelle per veicoli pesanti, macchine agricole e veicoli d’epoca.

“Faremo una riunione alla ripresa dei lavori – spiega De Lorenzis – ed è possibile che ci sia qualche aggiustamento da fare”, ma esclude che si possa ritornare sul tema dell’aumento del limite a 150 km/h in autostrada, già escluso dal ministro, riferisce Ansa. Alcune delle misure contenute nel testo base mirano infatti a rendere le strade protette, delimitando zone a traffico limitato, e con limiti ridotti a 30 km/h davanti agli edifici scolastici.

Maggior sicurezza per i ciclisti

Una delle novità riguarda l’uso di moto e scooter, attualmente ammessi in autostrada solo con cilindrata superiore ai 150 cc. Con le nuove modifiche il divieto di circolazione su autostrade e strade extraurbane viene abbassato sotto i 120 cc. Ma la circolazione sarà consentita solo a soggetti maggiorenni con patente A, B o superiore, o da almeno due anni con patente A1 e A2 (quelle per sedicenni e diciottenni).

Per la sicurezza dei ciclisti viene introdotta poi la linea di arresto agli incroci, denominata “casa avanzata” (realizzata almeno 3 metri davanti allo stop, tenendo i ciclisti lontani dai gas di scarico), e vengono fornite alcune indicazioni sul sorpasso di una bicicletta da parte delle auto per assicurare una maggiore distanza laterale di sicurezza, che fuori dai centri urbani viene quantificata in 1,5 metri.

Mute quasi quadruplicate per chi usa lo smartphone durante la guida

Via libera, inoltre, alla circolazione di pattini, monopattini e skate sugli itinerari ciclopedonali, aree pedonali e spazi riservati ai pedoni. Proprio per i pedoni viene codificato che le auto dovranno dare la precedenza “quando si accingono ad attraversare la strada”, e hanno sempre la precedenza quando il traffico non è regolato da vigili o semafori. Confermato il divieto di usare smartphone, computer portatili, notebook e tablet durante la guida, pena una multa da 422 a 1.697 euro (quasi quadruplicate dalla attuale sanzione di 161 a 467 euro) e sospensione della patente da 7 giorni a due mesi. Multe che lievitano a 644-2.588 euro se si reitera la violazione nel corso di un biennio.

 

Facebook superato da YouTube per numero di accessi

YouTube sorpassa Facebook. A dicembre 2018 sono 35 milioni gli italiani che hanno effettuato un accesso alla piattaforma di Google contro i 34.958.000 connessi al social network di Mark Zuckerberg. Anche se di poco, quindi, Facebook è stato superato dal “Tubo”. Almeno, secondo l’analisi condotta da Vincenzo Cosenza, l’esperto di social media autore del blog Vincos.it, sui dai dati di Audiweb. In terza posizione, sepre secondo l’analisi,  ci sarebbe Instagram, seguito da LinkedIn e Pinterest.

Facebook detiene il primato per utenti attivi

Se YouTube è primo per accessi Facebook detiene però il primato per utenti attivi (31 milioni), “sicuramente più di quelli di YouTube, mai svelati”, commenta Cosenza. La piattaforma in blu è anche prima per tempo speso dagli italiani, oltre 14 ore al mese per utente (media annuale). YouTube viene invece usato in media per 5 ore e 20 minuti ogni mese, e Instagram, per circa 5 ore.

La sorpresa è Tik Tok, l’app di video molto popolare tra i teenager, “che seppur con un’audience ancora limitata, riesce a coinvolgere i teenager per circa 2 ore e mezza al mese”, aggiunge Cosenza.

La classifica degli accessi ai social media

Nella classifica degli accessi ai social media, dopo YouTube e Facebook in terza posizione c’è Instagram che raggiunge 24,4 milioni di italiani (+61% rispetto al 2017). Segue LinkedIn, con un’audience di circa 16,5 milioni di persone (+69%). Qui la sorpresa è Pinterest, “che pur volando sotto il radar dei mass media, riesce a sviluppare un pubblico di 12,3 milioni di persone, facendo registrare la crescita maggiore: +142% in un anno”, sottolinea l’esperto.

Secondo Audiweb cresce anche Twitter, arrivando a superare i 9 milioni e portandosi ai livelli del 2014. Chiudono la classifica Tumblr con 2,6 milioni di audience (+40%), Snapchat con circa 2,4 milioni (+25%), e Tik Tok, che avrebbe 750.000 visitatori. Anche se i dati ufficiali parlano di 2,4 milioni di utenti attivi mensili.

“Strategie per incrementare l’engagement dei propri utenti”

Riguardo al tempo speso sui Social, riporta Ansa, Twitter si piazza leggermente sopra i 60 minuti di utilizzo, mentre immediatamente sotto l’ora, ci sono Tumblr (49 minuti) e Pinterest (48 minuti). Snapchat, invece, tiene gli utenti coinvolti per circa 28 minuti, mentre LinkedIn soltanto 13 minuti al mese.

“Per queste ultime piattaforme è plausibile attendere mosse atte a incrementare l’engagement dei propri utenti, con giochi e contenuti video originali – spiega ancora l’esperto -. Insomma l’unico modo per sopravvivere allo strapotere dei giganti sarà quello di attuare strategie volte a prosperare nella propria nicchia”.

Uomini italiani, i più giovani sono a corto di ottimismo

Poco ottimismo e soprattutto tante differenze generazionali. Ecco lo spaccato del “sentire” maschile secondo l’Eruispes, che ha condotto un’analisi sugli uomini italiani per comprendere i diversi aspetti della loro vita quotidiana. In generale, i giovani sono più incerti rispetto al futuro, poco soddisfatti della propria posizione lavorativa e più pessimisti riguardo alla loro situazione economica. Nonostante ciò, spendono di più per se stessi, per il tempo libero e per la tecnologia e dedicano con maggiore frequenza parte dei loro risparmi al gioco d’azzardo.

Lavoro: più della metà è positiva riguardo al futuro

Il 64% degli uomini italiani intervistati risponde di avere un’occupazione contro il 36% che afferma di non lavorare. Tra i lavoratori si riscontra un certo ottimismo per quanto riguarda la possibilità di fare progetti per il futuro, ritenendo che la posizione lavorativa ricoperta consenta loro “abbastanza” di fare progetti per il futuro nel 46,3% dei casi e “molto” nell’11%; il 31,3% del campione afferma di poter fare “poco” progetti per il futuro e l’11,4% “per niente”. Poco meno della meta’ (48,8%) si sente “abbastanza” tranquillo nel sostenere spese importanti (mutuo, automobile, casa), ma esiste anche un 30,7% (una percentuale non da poco) che dichiara di potersi permettere poco questo genere di spese. Se si analizzano i dati per fasce anagrafiche, emerge che 4 lavoratori su 10 di età compresa tra i 18 e i 25 anni, affermano di non poter progettare “per niente” il proprio futuro. Sempre tra i giovanissimi si riscontra la percentuale più elevata di quanti si sentono “molto” costretti a dover cercare un nuovo impiego (20%), valore che scende progressivamente nelle fasce d’età successive.

Più sereni gli uomini del Nord-Ovest

Oltre all’età, conta parechcio anche l’area geografica in cui si abita. I lavoratori del Nord-Ovest sono quelli più convinti di ricoprire una posizione lavorativa che permette loro di fare progetti per il futuro, con il 57,3% che risponde “abbastanza” e il 16,5% “molto”; solo il 5,8% ritiene di non poter fare progetti e il 20,4% ne è poco convinto. Per buona parte del campione maschile intervistato, la situazione economica del Paese è rimasta pressochè stabile (41,5%), anche se i pessimisti che vedono un peggioramento superano quanti hanno percepito dei miglioramenti.

Economia italiana, i ragazzi sono pessimisti

Nel complesso, sono i giovani tra i 18 e i 24 anni ad avere una visione più pessimista sull’andamento dell’economia del Paese (il 27,7% ha avvertito un netto peggioramento). Il 45,6% degli uomini afferma di dover attingere ai risparmi per arrivare a fine mese e solo uno su tre arriva a fine mese senza grandi difficoltà. Poco più di un quarto degli intervistati (22,2%) riesce a risparmiare; affrontare spese mediche mette in difficoltà’ il 19% degli italiani e pagare le utenze il 28,5%. Fra quanti sostengono le spese di un mutuo, il 32,7% riscontra problemi nel pagare la rata, mentre per il 47,7% di quanti versano un canone di affitto questa spesa risulta faticosa da affrontare.

Italiani dipendenti dallo sport. Con l’incubo della prova costume

L’attenzione quotidiana alla forma e al benessere psicofisico è un’abitudine virtuosa, purché non diventi un’ossessione. Per molti italiani infatti sembra che la passione per lo sport rischi di trasformarsi in una vera e propria mania. E se c’è chi passa anche più di 10 ore in palestra alla settimana per rimettersi in forma in vista della prova costume per 6 italiani su 10 lo sport è addirittura sinonimo di stress. Sono le vittime da sport-dipendenza, un problema che riguarda più le donne (48%) degli uomini (37%).

È quanto emerge da uno studio di Nutrimente, l’associazione per la prevenzione, la cura e la conoscenza dei disturbi del comportamento alimentare, condotto con metodologia Woa (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio web su circa 1500 italiani attraverso oltre 100 fonti fra testate, magazine, portali, blog e community nazionali.

Migliorare la prestanza fisica a scapito di un’alimentazione corretta

“L’ossessione da sport è una sindrome che si concentra sul miglioramento della prestanza sportiva come se il livello fosse quello agonistico – afferma Sara Bertelli, psichiatra, psicoterapeuta presidente dell’Associazione Nutrimente Onlus – che porta la persona a cambiare totalmente lo stile di vita, partendo soprattutto dall’alimentazione”. Il rischio è che si cerchi di controllare la perdita di peso, e la rimessa in forma, aumentando l’attività fisica e restringendo ancora di più l’alimentazione. Anche con comportamenti scorretti come “l’eliminazione dei carboidrati complessi a favore delle proteine – aggiunge Bertelli – o con l’assunzione di integratori, non sempre sicuri per la salute”.

La gym-a-holic colpisce il 63% degli italiani

La gym-a-holic è l’ossessione da fitness, una dipendenza che ha spesso riguardato ex modelle e atleti, e che si manifesta in malesseri fisici, dolori ai tendini e ai muscoli. Questa forma di dipendenza raggiunge il suo apice attraverso una necessità di dedicarsi all’attività fisica ogni giorno, più volte al giorno, compresi i giorni di festa, sacrificando gli amici, la famiglia e il lavoro, riporta Adnkronos. Dalla ricerca risulta che gli sport-ossessivi sono il 63%, quasi la metà (44%) di essi trascorre oltre 10 ore alla settimana in palestra, altri (25%) dalle 7 alle 10 ore. La loro più grande preoccupazione è non riuscire a bruciare calorie in eccesso (33%), e non tornare in forma per l’estate (25%).

Pancia piatta, girovita perfetto, glutei più sodi

Soprattutto in questo periodo, poi, gli italiani pensano a recuperare la forma. Quasi la metà (46%) ammette di aver esagerato durante l’inverno. Per altri le responsabilità vanno ricercate nel fatto di non aver ripreso la palestra dopo l’estate. Il 22% ammette di non aver mai adottato un regime alimentare corretto.

Quanto alle donne, quasi cinque su 10 (48%) desiderano una pancia piatta e un girovita perfetto, mentre 3 su 10 (30%) vorrebbero glutei più sodi, e il 19% vuole recuperare gambe snelle e affusolate. Gli uomini sognano invece addominali scolpiti (41%), braccia e gambe decisamente più definite (22%), e più in generale recuperare la massa muscolare perduta (18%).

Inflazione rallenta a gennaio. New entry nel paniere dei prezzi

L’inflazione rallenta ancora, e dall’1,1% di dicembre a gennaio l’indice si ferma allo 0,9%. Dalle stime preliminari diffuse dall’Istat il tasso risulta in rallentamento per il secondo mese consecutivo, portandosi sotto la soglia dell’1,0%, il valore più basso da aprile 2018.

“Il 2019 si apre con un’inflazione in calo, accentuando i segnali di debolezza che avevano caratterizzato l’ultima parte del 2018”, si legge in una nota dell’Istituto.

E cambia il paniere dei prezzi, che viene aggiornato secondo le nuove abitudini di consumo degli italiani. Entrano quindi zenzero, bici elettrica e web tv.

Un rallentamento imputabile alla decelerazione dei prezzi dei beni energetici

Il rallentamento dell’inflazione a gennaio è imputabile prevalentemente alla decelerazione dei prezzi dei beni energetici, sia nella componente regolamentata, rappresentata dalle tariffe (da +10,7% di dicembre a +6,9%), sia in quella non regolamentata, che comprende i carburanti (da +2,6% a +0,3%). Si tratta di una dinamica in parte mitigata, riferisce Ansa, dall’accelerazione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti, che passano da +0,6% a +2,3%, e in misura minore dei beni alimentari non lavorati (da +1,3% a +1,8%).

Al netto degli energetici e degli alimentari freschi l”inflazione di fondo rallenta dallo 0,6% registrato nel mese precedente allo 0,5%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rimane stabile allo 0,6%. L’inflazione acquisita per il 2019 è così pari ad appena lo 0,1%.

Cambia il paniere Istat per l’inflazione

A gennaio rallenta anche la crescita dei prezzi per il cosiddetto carrello della spesa (beni alimentari, per la cura della casa e della persona). L’indice, infatti, si attesta allo 0,5%, dallo 0,7% di dicembre. In questo caso, spiega l’Istat, in base a dati tendenziali stimati si tratta del livello più basso da marzo 2018.

Cambia, inoltre, il paniere Istat per l’inflazione. A rappresentare le nuove abitudini di consumo delle famiglie nel 2019 entrano frutti di bosco e zenzero, bicicletta elettrica e scooter sharing, la cuffia con microfono nel settore tecnologico, l’hoverboard come articolo sportivo, e la web tv all’interno degli abbonamenti alla pay tv. Escono invece il supporto digitale da registrare (come cd e dvd vergini) e la lampadina a risparmio energetico.

Nel 2019 1.507 prodotti elementari. Erano 1.489 nel 2018

Riassumendo, nel paniere del 2019 utilizzato per il calcolo degli indici Nic (per l’intera collettività nazionale) e Foi (per le famiglie di operai e impiegati) figurano 1.507 prodotti elementari (1.489 nel 2018), raggruppati in 922 prodotti, a loro volta raccolti in 407 aggregati, mentre per l’elaborazione dell’indice Ipca (quello armonizzato a livello europeo) si adotta un paniere di 1.524 prodotti elementari (in lieve ampliamento rispetto ai 1.506 nel 2018), raggruppati in 914 prodotti e 411 aggregati.

Nel 2019 più spese in cibo. Integrale e bio, ma meno veg

Si affaccia un 2019 positivo per la spesa alimentare. Gli italiani si dichiarano convinti di spendere di più in tutte le voci merceologiche del settore. In particolare, il 25% dei connazionali investirà di più nell’acquisto di prodotti a base di farina integrale, il 21% nei prodotti tradizionali e il 19% nei prodotti bio. Si tratta dei risultati del sondaggio di fine anno L’Italia che verrà, condotto da Coop-Nomisma, e delle previsioni sui consumi del Rapporto Coop redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori).

Rallentano i prodotti salutistici

Dall’analisi, realizzata con la collaborazione scientifica di Ref Ricerche, il supporto d’analisi di Nielsen e i contributi di Iri Information Resources, Gff, Demos, Nomisma. Pwc, Ufficio Studi Mediobanca, risulta però che rallentano i consumi per i prodotti veg. Il 45% dichiara che o non lo consumerà affatto o ne ridurrà il consumo, e solo l’11% ne aumenterà i consumi. Rallentamento anche per i prodotti senza glutine e lattosio, di cui il 47% non li consumerà o li ridurrà, e solo il 10% ne aumenterà il consumo. Stesso trend per gli alimenti senza sale: il 29% non li consuma o li diminuisce, e solo il 13% ne acquisterà di più.

Recupero dei ristoranti di cucina tipica

Dal punto di vista ristorativo i ricercatori stimano invece un recupero dei ristoranti di cucina tipica e della tradizione, in aumento per il 19% del campione e in diminuzione per il 10, che superano i fast food (in aumento solo per il 10% degli italiani e in diminuzione per il 21%). Infine, frenata per i ristoranti etnici, che crescono in una percentuale del 9% e diminuiscono per il 15%. E rallenta anche la crescita del food delivery, il cibo a domicilio ordinato sul web.

La tavola riafferma la propria centralità

Dal rapporto sembra che l’anno nuovo si caratterizzerà per un rallentamento generale nell’acquisto di beni durevoli, e di un ritorno di alcuni consumi di base, tra cui appunto l’alimentare. Complice la nuova politica fiscale del governo, che con la misura del reddito di cittadinanza sposta circa 6 miliardi di euro all’anno verso una platea di persone caratterizzata da una propensione elevata verso consumi di base, di cui il cibo è al primo posto.

Se la tavola riafferma la propria centralità nei consumi, stando alle previsioni aumenteranno però anche le spese per i servizi sanitari e la salute, ma anche per la telefonia, i viaggi e le vacanze. E nel tempo libero, più cinema, manifestazioni all’aperto, più lettura, e più attività sportiva.

Mappatura contraffazione e pirateria, la lista nera della Ue

La Commissione Europea ha emesso il rapporto sui mercati della pirateria e della contraffazione: i diritti di proprietà intellettuale sono infatti costantemente sotto attacco sia nel commercio fisico sia in quello digitale. E la mappatura Ue considera anche players fuori dal territorio dell’Unione, citando molti luoghi che da anni rappresentano autentici hub di distribuzione e di commercio di prodotti in violazione.

“È evidente che abbiamo un problema che va al di là delle possibilità di intervento delle singole imprese, riportando nel campo dell’intervento politico la possibile soluzione”, dichiara Mario Peserico, presidente di Indicam, associazione che tutela i diritti di proprietà intellettuale.

“Alcuni mercati causano danni per milioni di euro alle aziende europee”

Mercati come alcuni paesi del Sud America, Canada, Cina e India, sono i medesimi menzionati da anni nel report del Governo statunitense sul medesimo tema. “Da anni alcuni dei mercati fisici riportati oggi dalla ‘lista nera’ dell’Unione Europea causano danni per milioni di euro alle nostre aziende. È necessario che lo sforzo dell’Unione, affinché queste situazioni siano finalmente indirizzate dagli Stati nei quali si presentano, diventi maggiore e più incisivo – continua Peserico -. Le imprese europee che investono in proprietà intellettuale rappresentano quasi il 50% del Pil comunitario”, e questi mercati mettono in pericolo la stessa possibilità di futuro dei Paesi nei quali viviamo.

Mancano chiare responsabilità indirizzate a grandi players digitali

Il rapporto, riporta askanews, dedica spazio anche ai mercati online, che negli ambiti dei diritti tutelati dal copyright (musica, software, editoria, e proprietà industriale), sono particolarmente aggressivi e pericolosi. Tuttavia, nel rapporto sembrano mancare chiare responsabilità indirizzate a grandi players che detengono una larga fetta di mercato nel digital e con una vasta base utenti.

Secondo Peserico, l’Europa ha adottato un approccio troppo soft nel mettere alcuni players online di rilievo di fronte alle proprie responsabilità. La carenza di norme che disciplinino il settore del commercio online è nota a livello comunitario, e le misure di contrasto al proliferare di contenuti che infrangono le regole non sono più adeguate.

Contraffazione online dei farmaci e scarsa tutela dei consumatori

Un capitolo del rapporto europeo viene dedicato alle farmacie illegali online. “La contraffazione online dei farmaci – sottolinea Peserico – vive della stessa situazione di deficit di norme di contesto di cui soffre la vendita di prodotti falsi industriali di altre categorie. I profili di rischio, di minaccia alla salute sono in questo caso più evidenti, ma ricordo che ogni prodotto fisico falso, non essendo mai per sua stessa natura testato e prodotto responsabilmente, mette in pericolo i cittadini. Salute e sicurezza sono argomenti che vanno di pari passo con il progresso e, ancora una volta, spiace che non si percepisca quanto lo stato attuale di scarsa tutela non sia di sostengo a quanto merita ogni consumatore”.

Primato tricolore: nel mondo un piatto di pasta su 4 è italiano

La pasta italiana non ha veramente confini. E’ esportata in 200 paesi di tutto il pianeta e, nel corso del 2018, ha registrato un vero e proprio boom in Russia. Insomma, maccheroni e spaghetti piacciono davvero a tutti, senza distinzioni. Secondo i dati diffusi da Aidepi, l’associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, in occasione del 20esimoWorld Pasta Day che si è svolto a Dubai, in 20 anni è raddoppiata la quota export della pasta made in Italy. Un ventennio fa le esportazioni raggiungevano infatti 740mila tonnellate, mentre oggi sono 2 milioni di tonnellate. E, sopratutto, sono ormai 200 i paesi dove si consuma la pasta tricolore. In un mondo che ha voglia di pasta, è italiano un piatto su 4.

La mappa di chi ci ama

L’andamento della pasta italiana nel mondo è positivo anche nei primi 7 mesi del 2018. In Germania, Regno Unito, Francia, Stati Uniti, prime 4 destinazioni dell’export di spaghetti, fusilli e maccheroni e un peso di circa la metà sulla quota export totale di pasta, la crescita media delle esportazioni è stata del +8%, con picchi addirittura del’11% in Francia. A livello mondiale, le performance più rilevanti si sono registrate in Olanda, Polonia, Arabia Saudita, Australia, Corea del Sud e Ecuador. “Nel giorno dell’incontro tra il premier Conte e Vladimir Putin, si segnala l’ottima performance della Russia, dove nei primi 7 mesi del 2018 l’export di pasta segna una crescita del +72,5%, per un quantitativo di 20mila tonnellate non lontano dalla quota export complessiva del 2017 (23mila tonnellate)” ricorda una nota di Askanews.

Semola di grano duro e spaghetti i pigliatutto (o quasi)

Per quanto riguarda le tipologie di pasta preferite anche oltreconfine, vince facile, quella di semola di grano duro, mentre il formato più gettonato è rappresentato dagli spaghetti. Ma accanto alla tradizione è boom delle tipologie legate a benessere e salute, con cui i pastai italiani puntano a consolidare la loro leadership: ed ecco la pasta integrale, biologica, senza glutine o con l’aggiunta di altri ingredienti, come legumi, spezie e superfoods (ceci, lenticchie, curcuma, grano saraceno, sorgo, amaranto, teff, etc). E ancora, quella a rapida cottura, pronta dopo soli 4 minuti nell’acqua bollente. Non è una pasta precotta, ma è ottenuta con particolari tecniche di lavorazione: è più ricca d’acqua rispetto alla pasta comune e quindi, a parità di peso, fornisce anche meno calorie.

Italiani i primi consumatori di pasta

L’Italia è tra i paesi maggiormente consumatori al mondo di pasta (23kg procapite/anno).  Non per niente, la pasta è tra gli alimenti mangiati da quasi tutti (99%), in media circa 5 volte a settimana. E addirittura il 46% la considera come l’alimento preferito, per ragioni di gusto o di salute.

Inflazione in frenata, a settembre 1,4%

Dopo quattro mesi di accelerazione a settembre l’inflazione rallenta. E dall’1,6% di agosto i  prezzi al consumo passano all’1,4%. Inoltre, su base annua, la frenata rilevata dall’Istat nei dati definitivi è ancora più netta di quella indicata nella stima preliminare, attestata all’1,5%. A decelerare di alcuni decimi di punto è anche l’inflazione che grava sulle spese quotidiane, come quelle per i beni alimentari, i beni per la cura della casa e della persona, e i prodotti ad alta frequenza d’acquisto. Ma per i prodotti di largo consumo, gas ed elettricità, la crescita dei prezzi rimane più alta.

Il rallentamento si deve principalmente alla dinamica dei prezzi dei beni alimentari

Il rallentamento dell’inflazione si deve principalmente alla dinamica dei prezzi dei beni alimentari, sia lavorati (la cui crescita in termini tendenziali passa da +1,9% a +1,2%) sia non lavorati (da +3,1% a +2,4%), alla quale si aggiunge quella dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +2,8% di agosto a +2,5%).

Anche i beni energetici non regolamentati rallentano (da +9,5% di agosto a +9,3%), anche se tuttavia continuano ad aumentare. Per i prodotti di largo consumo, così come per gli energetici regolamentati (gas ed elettricità), la crescita dei prezzi rimane comunque più alta rispetto quella registrata per il paniere nel suo complesso.

I prezzi dei servizi relativi ai trasporti in calo del 4,9%

La diminuzione congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo si deve prevalentemente al calo dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-4,9%) e, in misura più contenuta, dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,8). L’inflazione decelera quindi sia per i beni (da +2,0% di agosto a +1,7% di settembre) sia per i servizi (da +1,1% a +1,0%). Il differenziale inflazionistico tra servizi e beni rimane però negativo, anche se meno marcato rispetto ad agosto (da -0,9% a -0,7%).

Anche l’inflazione di fondo al netto di energetici e alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici, registra una decelerazione: da +0,8% a +0,7% la prima, e da +1,1% a +0,9% la seconda.

La fine dei saldi estivi fa crescere l’IPCA

Se sui prezzi dei prodotti di largo consumo le tensioni si attenuano (beni alimentari, per la cura della casa e della persona, da +2,1% a +1,5%), su quelli ad alta frequenza d’acquisto l’inflazione permane a un livello più alto rispetto all’indice generale (da +2,7% a +2,3%), riporta askanews.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta invece dell’1,7% su base mensile a causa della fine dei saldi estivi, e dell’1,5% su base annua (da +1,6% rispetto ad agosto). L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati diminuisce dello 0,5% su base mensile, ma cresce dell’1,3% rispetto a settembre 2017.