Corporate governance: quali sono i nuovi principi dell’OCSE/G20?

Una guida di Assonime, l’associazione delle società per azioni, analizza il ruolo della corporate governance, il sistema di direzione e controllo delle aziende, nel promuovere lo sviluppo del mercato dei capitali e la sostenibilità.
La guida evidenzia l’importanza dell’autoregolamentazione, sottolineando la flessibilità e la natura evolutiva di questa componente come elemento chiave di un solido quadro di governance, in linea con i Principi G20/OCSE.

I nuovi Principi Corporate Governance dell’OCSE, e la loro attuazione nel contesto italiano, sono al centro della guida di Assonime.
Adottati dal G20 e approvati nel settembre 2023, i Principi riflettono le nuove dimensioni della corporate governance, considerata cruciale non solo per le singole aziende, ma anche per l’intero sistema nazionale, ponendo maggiore enfasi sulla sostenibilità e la resilienza delle imprese. 

Promuovere trasparenza e resilienza aziendale

Questi principi sono stati elaborati con l’obiettivo di migliorare l’accesso delle società ai mercati finanziari, promuovono la trasparenza e la responsabilità nei confronti degli azionisti, e sostengono la sostenibilità e la resilienza aziendale.

Inoltre, i principi affrontano il ruolo crescente degli investitori istituzionali, promuovendo codici di stewardship e la disclosure dei conflitti di interesse. Contengono anche nuove raccomandazioni che riflettono l’importanza crescente del debito societario e il ruolo degli obbligazionisti nei mercati dei capitali.
In sintesi, mirano a creare un ambiente in cui le aspettative degli investitori evolute siano soddisfatte, favorendo la fiducia nei mercati finanziari e promuovendo la sostenibilità economica complessiva.

La natura evolutiva dell’autoregolamentazione

I punti chiave relativi ai principi G20/OCSE e la loro importanza per le aziende sono standard internazionali, promozione della trasparenza, diritti degli azionisti e trattamento equo, responsabilità del consiglio di amministrazione, sostenibilità e CSR (responsabilità sociale e ambientale), accesso ai mercati finanziari, efiducia degli investitori.

I principi G20/OCSE offrono un quadro fondamentale per le aziende interessate a implementare pratiche di governance efficaci e adattate agli standard internazionali, migliorando così la loro reputazione, la fiducia degli investitori e il loro accesso ai mercati finanziari.
La flessibilità e la natura evolutiva dell’autoregolamentazione sono sottolineate come elementi chiave di un solido quadro di governance.

Obiettivo finale, sostenere la crescita all’interno di un’economia sostenibile

Secondo l’analisi di Assonime il sistema italiano mostra un elevato grado di allineamento con gli standard internazionali, specialmente grazie alla revisione ampia del Codice di Autodisciplina italiano del 2020, che ha adottato una visione ‘illuminata’ della corporate governance. In particolare, rispetto alla sostenibilità.

Tuttavia, viene sottolineato che una buona corporate governance è necessaria ma non sufficiente per raggiungere l’obiettivo più ampio di creare un mercato dei capitali in grado di sostenere la crescita, l’innovazione e la transizione verso un’economia sostenibile.

Quando sono i dipendenti a provocare gli incidenti informatici

Gli incidenti informatici causati dal “fattore umano” spesso vengono attribuiti a errori occasionali dei dipendenti, ma un nuovo studio di Kaspersky evidenzia un elemento più significativo: il comportamento deliberatamente dannoso del personale. Nel corso degli ultimi due anni, il 77% delle aziende globali ha affrontato incidenti informatici, di cui il 20% è stato causato da azioni intenzionali dei dipendenti.

Esaminando il “fattore umano” che può influenzare negativamente le prestazioni aziendali, si identificano diversi elementi, dalle comuni sviste dei dipendenti all’errata allocazione del budget da parte dei decision maker. Le azioni malevoli dei dipendenti emergono come uno dei fattori più rilevanti, ma spesso trascurati. Secondo lo studio di Kaspersky, negli ultimi due anni, il 20% delle aziende in tutto il mondo ha subito incidenti informatici a causa di comportamenti illeciti dei dipendenti per scopi personali.

Il caso Tesla mette in luce i rischi per le aziende

Un caso recente presso Tesla evidenzia i rischi delle minacce interne per le imprese. Due ex dipendenti hanno rivelato dati sensibili di oltre 75.000 attuali ed ex colleghi, generando una violazione dei dati che è stata portata all’attenzione delle autorità di regolamentazione del Maine a seguito di un’indagine interna della società.

Le minacce interne comprendono due tipi principali: intenzionali e non intenzionali. Le minacce non intenzionali derivano da errori dei dipendenti, come cadere in trappole di phishing o inviare informazioni riservate alla persona sbagliata. Al contrario, le minacce intenzionali sono attuate da personale malintenzionato che agisce deliberatamente per danneggiare il datore di lavoro, spesso per ottenere un guadagno economico.

Gli insider con intenzioni malevole

Gli insider con intenzioni malevole sono particolarmente pericolosi poiché hanno una conoscenza approfondita dell’infrastruttura aziendale e dei processi, facilitando l’attacco. Possono danneggiare l’azienda rivelando informazioni riservate, interrompendo le operazioni e utilizzando il social engineering con colleghi e amici interni.

Le ragioni di azioni dannose degli insider includono il guadagno economico attraverso la vendita di dati sensibili, la vendetta in seguito a licenziamenti o mancati aumenti, e la collaborazione con attori esterni per compromettere l’organizzazione.

Proteggersi con sistemi di sicurezza efficaci

Alexey Vovk, Head of Information Security di Kaspersky, sottolinea l’importanza di costruire sistemi di sicurezza informatica aggiornati, resilienti e trasparenti. Soluzioni come Kaspersky Endpoint Detection and Response Optimum con Advanced Anomaly Control possono contribuire a rilevare e prevenire attività sospette, sia da parte di insider che di attori esterni.

Addio ai resi gratuiti nel mondo dell’e-commerce?

Nel panorama dell’e-commerce, c’è una tendenza in rapida crescita e che probabilmente rivoluzionerà il modo in cui i consumatori gestiscono i resi dei prodotti acquistati online. La restituzione di articoli senza costi aggiuntivi, una pratica comune in molte parti del mondo occidentale, potrebbe essere destinata a scomparire nel 2024. Questo cambiamento radicale ha avuto inizio nel Regno Unito, dove, secondo il New York Post, ben 8 rivenditori on line su 10 hanno introdotto commissioni per la restituzione di articoli.

I big della moda tra i precursori della rivoluzione

A guidare questa innovazione è stata Zara, che già da circa un anno applica una commissione di 1,95 sterline per il rimborso, ma solo per i clienti che restituiscono articoli acquistati online tramite punti di consegna terzi. La mossa di Zara ha aperto la strada ad altre catene di abbigliamento come Uniqlo in Giappone e Asos nel Regno Unito: entrambe ora addebitano una somma extra per le politiche di reso.  

Resi a pagamento anche negli Usa

Negli Stati Uniti, il fenomeno si è diffuso rapidamente, con aziende come Zara, Macy’s, Abercrombie & Fitch, J. Crew ed H&M che ora impongono commissioni fino a 7 dollari per la restituzione di articoli tramite spedizione postale. Anche il gigante Amazon, seppur in maniera limitata, ha introdotto una commissione di 1 dollaro in alcuni casi specifici.

L’Italia? Per ora resta a guardare 

Per ora, riferisce Adnkronos, l’Italia e gli altri paesi europei sono ancora esenti dalla politica di resi a pagamento. Il condizionale è d’obbligo, perchè la situazione potrebbe cambiare velocemente. Un trend evidenziato dal contesto attuale in cui alcuni brand, come Zara e H&M, in Italia applicano già condizioni diverse per i resi rispetto a quelli effettuati nei loro negozi fisici.

Il prezzo del reso compulsivo 

La transizione verso resi a pagamento è alimentata dai comportamenti scorretti dei consumatori. Il fenomeno del “bracketing”, ovvero l’acquisto di più taglie o colori di uno stesso capo con l’intenzione di restituirne alcuni a costo zero, ha raggiunto proporzioni rilevanti. Inoltre, alcuni consumatori acquistano prodotti, li utilizzano per poi restituirli gratuitamente, rendendoli spesso non rivendibili come nuovi.

Sostenibilità ed economia

La pratica del reso gratuito, oltre a essere economicamente insostenibile per le aziende, ha un impatto ambientale significativo. Ogni restituzione comporta il ri-trasporto, il controllo, la riparazione e il reimballaggio dei prodotti, con un costo energetico ed ambientale considerevole. Secondo stime di Inmar Intelligence, i rivenditori spendono 27 dollari per gestire il reso di un articolo da 100 dollari, mentre le aziende perdono circa il 50% del margine sui resi stessi.

Verso una società più responsabile 

La fine del reso gratuito può essere vista come una misura ormai necessaria, che invita a una maggiore responsabilità sociale. In un contesto in cui le normative sulla sostenibilità sono ancora insufficienti, coinvolgere le aziende nella lotta contro il climate change è ormai un imperativo. La sfida ambientale può essere affrontata solo attraverso un impegno sinergico di tutte le parti sociali, consumatori inclusi.

COP28: perchè il 17% delle aziende dice addio ai combustili fossili?

Con il raggiungimento di un accordo che prevede la transizione verso l’addio ai combustibili fossili entro il 2050 termina la COP28. Ma solo un’impresa italiana su cinque dichiara di avere adottato un piano per contrastare il cambiamento climatico.

È infatti il 17% delle imprese ad avere fissato obiettivi di riduzione delle proprie emissioni di gas climalteranti. È quanto emerge dalla ricerca dal titolo ‘L’impegno delle aziende italiane per il net-zero’, realizzata da Ipsos e dal Network italiano del Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC), presentata in occasione della COP28 di Dubai.

Riduzione delle emissioni e target net-zero

La ricerca registra una coerenza fra i dati delle aziende che calcolano le emissioni e di quelle che hanno fissato obiettivi net-zero.
Fra i non aderenti allo UN Global Compact, il 17% delle imprese intervistate ha definito obiettivi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti, di cui solo un’azienda su dieci è impegnata sul target net-zero o intende farlo da qui a due anni.

Se si guarda, invece, al cluster delle imprese partecipanti al progetto dell’Onu, la percentuale delle aziende con obiettivi di riduzione delle emissioni sale al 58%, portandosi dietro anche il dato molto positivo delle otto imprese su dieci che hanno definito target net-zero, o hanno in programma di farlo nel prossimo biennio.

Gli ostacoli all’impegno ambientale

Significativo il dato che emerge dalla ricerca rispetto ai freni all’impegno ambientale. Per il 34% delle aziende si tratta di limiti economici che non consentono di fare investimenti adeguati, per il 27% di freni burocratici, e per un altro 27% pesa la mancanza di figure professionali competenti.

Quanto alle risorse umane dedicate alla definizione di obiettivi di riduzione tra le aziende che non hanno sottoposto i propri target a validazione, nel 34% dei casi oggi è presente una persona o un team che se ne occupa, mentre il 41% preferisce affidarsi a consulenti esterni.

Sostenibilità ambientale: la conoscenza nei settori

Rispetto alla conoscenza del tema ambientale nei vari settori i livelli di conoscenza maggiori si riscontrano nella moda, nel food e nelle utilities.
In alcuni settori, come quello delle costruzioni, ad alto impatto in termini di emissioni, le conoscenze sono piuttosto sommarie e poco diffuse.
Automotive e utilities risultano invece più consapevoli del valore in termini di competitività e reputazione per l’adozione di comportamenti sostenibili.

Per quanto riguarda impegno e iniziative ambientali, è sempre il settore delle utilities a essere impegnato in modo più strutturato, sia tramite iniziative di contrasto al cambiamento climatico sia di sensibilizzazione interna all’azienda.
Il retail, al contrario, risulta il settore più indietro rispetto alle iniziative.

Quali sono stati i trend di ricerca su Google quest’anno? 

Quali sono stati i trend di ricerca su Google quest’anno? Puntuale come sempre, arriva la classifica redatta dal principale motore di ricerca. Nel 2023, l’Italia ha vissuto il trionfo storico nella Coppa Davis, e non sorprende che Jannik Sinner abbia registrato l’aumento più significativo nelle ricerche su Google. Ha superato altri personaggi come Romelu Lukaku e l’artista Peppino di Capri. Tuttavia, il bilancio annuale del motore di ricerca rivela anche l’attenzione degli italiani agli eventi attuali, in particolare dopo l’attacco del 7 ottobre, quando si sono affrettati a cercare informazioni su Hamas.

Addii, film, serie televisive e musica

Nella categoria ‘Addii’, Maurizio Costanzo ha sorprendentemente superato Silvio Berlusconi e Matteo Messina Denaro nella classifica del 2023. Tra i film più cercati, ‘Oppenheimer’ ha battuto ‘Barbie’ e ‘C’è ancora domani’, mentre per le serie TV, il boom di ricerche ha premiato ‘Mare Fuori’. Chiara Francini, attrice e scrittrice, ha primeggiato nella sua categoria davanti a Luisa Ranieri, mentre nei cantanti, Rosa Chemical ha superato Fedez e Marco Mengoni. Quest’ultimo ha avuto la rivincita tra le canzoni più cercate con ‘Due vite’, trionfante a Sanremo.

Il calcio trionfa tra gli sport

Google ha festeggiato il suo 25° compleanno nel 2023, ripercorrendo le tendenze che hanno suscitato la curiosità degli utenti nel corso degli anni. La rock band più cercata di sempre sono i Beatles, l’artista più cercato è Leonardo da Vinci (con la Monna Lisa che vince fra le opere), e l’atleta più cercato è Cristiano Ronaldo. Il calcio trionfa fra gli sport, mentre Taylor Swift si aggiudica il titolo di nome più cercato anche fra i cantautori. Inoltre, gli utenti italiani hanno aumentato le ricerche sulle lenticchie, superando persino i bigoli.

Le ricerche a livello globale

Ancora, a livello mondiale il vincitore di Grammy più cercato di sempre è Beyoncé, mentre l’icona di moda / stile più cercata è Rihanna. La cantautrice più googlata  è Taylor Swift, mentre il videogioco che totalizza più ricerche in assoluto è Minecraft. Infine, la trilogia più cercata di sempre è The Twilight Saga.

La classifica dei “cosa significa”

La classifica dei significati su Google nel 2023 mostra i termini più cercati per “cosa significa?”. Ai primi posti figurano le espressioni lutto nazionale, transgender, Papa emerito, armocromista e, inoltre, Apayinye, una parola nata su TikTok utilizzata come risposta a chi non comprende una domanda. Per quanto riguarda le ricette più popolari tra gli italiani, spiccano le lenticchie, i bigoli e lo scammaro, una sorta di frittata di pasta partenopea.

X sulla guerra: 92 milioni di visualizzazioni per i post incriminati

Lo ha scoperto NewsGuard, l’organizzazione dedicata al monitoraggio della disinformazione: X, precedentemente noto come Twitter, permette la pubblicazione di notizie fuorviati sul conflitto israelo-palestinese.
Le indagini di NewsGuard, come riferisce Adnkronos, si sono concentrate su 10 account di X con oltre 100.000 follower ciascuno, identificati come i maggiori diffusori di fake news sulla guerra.

Si tratta di utenti ‘premium’ quelli cioè che pagano un abbonamento al social e hanno il badge blu, che hanno pubblicato contenuti che promuovono teorie cospirazioniste riguardanti la guerra di Israele ad Hamas.
I post ‘incriminati’, seguiti dall’organizzazione dal 13 al 22 novembre, hanno totalizzato oltre 92 milioni di visualizzazioni. Insomma, il social di Elon Musk continua a far parlare di sé.

Diffondere informazioni errate e fuorvianti

L’indagine condotta da NewsGuard solleva quindi preoccupazioni riguardo alla diffusione di informazioni errate. 
Veena McCoole, vicepresidente delle comunicazioni dell’organizzazione, ha espresso preoccupazione per il fatto che questi post sono pubblicati con l’intento di promuovere informazioni fuorvianti o discorsi d’odio, e che tali contenuti possano essere eleggibili per un programma di condivisione delle entrate pubblicitarie di X.

Il rapporto ha anche evidenziato la presenza di pubblicità di aziende come Pizza Hut sotto questi post controversi. E ciò solleva interrogativi su come X gestisca la pubblicità in relazione a contenuti potenzialmente nocivi.

Dubbi sulla politica di condivisione delle entrate

La situazione è inoltre aggravata da recenti azioni legali intentate da X contro Media Matters, dopo un rapporto che mostrava contenuti pubblicitari di grandi aziende associati a messaggi pro-nazisti.
Interrogativi simili sono emersi riguardo alla politica di X sulla condivisione delle entrate.

Elon Musk aveva precedentemente dichiarato che i post corretti attraverso lo strumento di moderazione crowd-sourced Community Notes non sarebbero stati idonei per la condivisione delle entrate. Tuttavia, il rapporto di NewsGuard mostra che questa politica potrebbe non essere applicata in modo coerente.

Un “Accordo Utente” complesso e ambiguo

Ma il rapporto di NewsGuard mette in luce anche la complessità e l’ambiguità dell’Accordo Utente X, che a volte sembra riferirsi a un singolo documento, mentre altre volte a un insieme di regole distribuite su diverse pagine. Questo rende difficile per gli utenti comprendere pienamente quali comportamenti siano in violazione delle norme della piattaforma.

Le rivelazioni di NewsGuard appaiono particolarmente rilevanti in un contesto in cui la disinformazione online può avere impatti reali e gravi sulla società. Il ‘caso X’ mostra l’importanza di una governance trasparente e responsabile delle piattaforme di social media, soprattutto quando si tratta di gestire contenuti potenzialmente dannosi e le loro implicazioni economiche.

Logistica: in Italia vale 112 miliardi

Dopo avere raggiunto circa 100 miliardi di euro nel 2021 (+16,8% rispetto al 2020) e 106 miliardi del 2022, nel 2023 il fatturato della Contract Logistics in Italia continuerà la sua crescita, raggiungendo 112 miliardi di euro, anche se a un ritmo più moderato (+5,5%).
Negli ultimi anni il settore della Logistica ha dovuto però affrontare continue sfide, dall’aumento dei costi di produzione e del denaro, alla cronica mancanza di personale.

Analizzando i dati 2021 la terziarizzazione in Italia raggiunge il 45,3% del valore delle attività logistiche (135,4 miliardi), a fronte di un valore del mercato conto terzi (il fatturato diretto ai soli clienti) pari a 61,3 (+20,8%). Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano.

Mancano 60mila lavoratori 

Sul fronte manodopera, mancano almeno 60.000 lavoratori. Circa il 75% dei fornitori di servizi logistici opera in condizioni di sottodimensionamento.

Una situazione resa ancora più difficile dalla scarsa partecipazione femminile (solo il 20,4% è rappresentato da donne), ma comunque migliore rispetto al resto d’Europa. Il Regno Unito, ad esempio, soffre uno shortage di 180.000 addetti, la Germania di 170.000, la Polonia di 160.000, per una carenza totale che supera 1,1 milioni nel Continente.
Continua poi la diminuzione del numero di imprese del settore, con l’uscita dal mercato soprattutto degli operatori più piccoli e meno strutturati. Nel 2020 le imprese della logistica erano 84.500, nel 2021 scendono a 82.000.

Si accorcia la filiera di fornitura

Si notano però i primi segnali di accorciamento della filiera di fornitura verso una relazione più diretta tra committente e fornitore di servizi logistici.
Nel 2023 a livello nazionale si contano 14 operazioni di Merger and Acquisition, confermando il trend degli scorsi anni (15 operazioni del ‘22 e 24 nel ‘21) con un aumento progressivo di rilevanza delle singole operazioni in termini di dimensioni delle aziende acquisite e degli operatori coinvolti.

“Dall’aumento dei costi alla necessità di un approccio di business più sostenibile, dall’omnicanalità allo sviluppo dei mercati internazionali, fino ai nuovi equilibri delle filiere e lo shortage di persone e competenze, le aziende della Logistica hanno di fronte molteplici sfide che richiedono profonde trasformazioni e importanti investimenti”, commenta Marco Melacini, Direttore Scientifico dell’Osservatorio Contract Logistics.

Logistica 4.0 e sostenibilità sociale

Anche nel mondo della Logistica si osserva un continuo sviluppo di nuove tecnologie e applicazioni 4.0, accompagnato a una nuova attenzione alla sostenibilità sociale, ambientale ed economica.
In futuro, nell’introduzione di tecnologie di Logistica 4.0, sempre più aziende adotteranno un approccio di design di processo human-centric. Ad esempio, con soluzioni innovative per la pianificazione che curano le preferenze e le condizioni di lavoro degli autisti. Oppure, con soluzioni per il monitoraggio delle attività e l’organizzazione del lavoro.

Device di ultima generazione, ad esempio, permettono di segnalare e correggere dinamiche e movimenti che possono gravare sulla salute e la sicurezza. E stanno emergendo soluzioni per consentire il remote working non solo per il personale di ufficio.

Facebook e Instagram saranno a pagamento

Lo rende noto Meta: dal mese di novembre 2023 gli utenti europei di Facebook e Instagram hanno la possibilità di pagare un abbonamento mensile per utilizzare i due social senza pubblicità.
In alternativa, potranno continuare a utilizzare le piattaforme gratuitamente, ma visualizzando inserzioni pubblicitarie, considerate pertinenti.

“Crediamo fermamente in una internet gratuita supportata dagli annunci, e continueremo a offrire l’accesso gratuito ai nostri prodotti e servizi indipendentemente dalle diverse disponibilità economiche – si legge in un comunicato -. Ci impegniamo a mantenere le informazioni delle persone private e sicure, ai sensi delle nostre normative e del Regolamento Ue sulla protezione dei dati”.

Gratis sì ma con la pubblicità 

“Per ottemperare alle normative Europee in continua evoluzione – aggiunge la piattaforma – stiamo introducendo la possibilità di sottoscrivere un abbonamento in Ue, See e in Svizzera. A novembre, offriremo alle persone che utilizzano Facebook o Instagram che risiedono in queste regioni la possibilità di continuare a utilizzare questi servizi personalizzati gratuitamente con la pubblicità, oppure di sottoscrivere un abbonamento per non visualizzare più le inserzioni.
Le informazioni delle persone che decideranno di sottoscrivere l’abbonamento non saranno utilizzate per gli annunci pubblicitari. A seconda che si scelga di attivare l’abbonamento sul web o da mobile – spiega ancora Meta – il costo sarà rispettivamente di 9,99 euro al mese sul web o di 12,99 euro al mese su iOS e Android”.

Dal 1° marzo costi aggiuntivi per ogni account 

Indipendentemente da dove si effettui l’acquisto, l’abbonamento sarà valido per tutti gli account Facebook e Instagram collegati al Centro gestione account dell’utente.
Fino al 1° marzo 2024 l’abbonamento iniziale sarà valido per tutti gli account collegati al Centro gestione account dell’utente, riporta Ansa. In seguito, per ogni ulteriore account inserito nel Centro gestione account dell’utente si applicherà un costo aggiuntivo di 6 euro al mese per gli abbonamenti sottoscritti sul web, e 8 euro al mese per quelli attivati su iOS e Android.

L’esempio di Elon Musk

Una mossa assolutamente importante, questa, per il movimento dei social a pagamento. Perché si passa per la prima volta, concretamente, dalle teorie ai fatti. Il processo è solo agli inizi. E il futuro dei social potrebbe essere presto riscritto, riferisce Il Sole 24 Ore.
Il primo a creare dibattito, e a muoversi in questo senso, è stato Elon Musk , che dopo aver acquistato Twitter (oggi X) ha spinto sull’acceleratore del piano in abbonamento.
Tuttavia, in questo caso il discorso sembra diverso. Perché Meta, a differenza di X, per ora non pare aver in mente un piano che preveda per chi si abbona un servizio differente, se non per un aspetto meramente pubblicitario.

Crimeware: in arrivo tre nuove minacce a carattere finanziario

Le minacce informatiche a carattere finanziario continuano ad aumentare.
In particolare, sono tre le nuove minacce capaci di rubare dati e denaro identificate da Kaspersky: lo stealer GoPIX, che prende di mira i sistemi di pagamento PIX, lo stealer multifunzionale Lumar e il ransomware Rhysida.
Secondo l’ultimo report sul crimeware di Kaspersky la prima minaccia, GoPIX, è una campagna malevola attiva da dicembre 2022 che si focalizza sul sistema di pagamento PIX, ampiamente utilizzato in Brasile.

La campagna ha inizio quando gli utenti cercano WhatsApp web su internet e vengono reindirizzati attraverso annunci ingannevoli.
Grazie al tool anti-frode IP Quality Score, che permette di distinguere gli utenti reali dai bot, GoPIX offre due opzioni di download a seconda dello standard della porta 27275, collegata al software Avast Safe Banking.

Lumar, un nuovo stealer multifunzione

Gli utenti, quindi, ‘scaricano’ un malware progettato per rubare e manipolare i dati delle transazioni, che permette di eseguire diverse operazioni e rispondere ai comandi di un server command-and-control (C2).
Lumar, invece, è un nuovo stealer multifunzione apparso a luglio 2023 grazie a un utente chiamato Collector.
Lumar vanta funzionalità impressionanti, tra cui la cattura di sessioni di Telegram, la raccolta di password, cookie, dati di autofill, il recupero di file dal desktop degli utenti e l’estrazione di dati da vari portafogli criptati.

Le dimensioni ridotte di Lumar, dovute alla codifica C, non ne compromettono la funzionalità. Una volta eseguito, Lumar raccoglie le informazioni di sistema e i dati dell’utente e li invia al C2.
L’efficiente raccolta dei dati è facilitata dall’uso di tre fili separati. Il C2, gestito dall’autore del malware come Malware-as-a-Service (MaaS), offre semplici funzionalità come statistiche e registri di dati. Gli utenti possono scaricare l’ultima versione di Lumar e ricevere notifiche su Telegram con i dati in arrivo.

Rhysida, nuovo arrivato della scena ransomware

Rilevato a maggio attraverso la telemetria di Kaspersky, Rhysida opera come Ransomware-as-a-Service (RaaS).
Rhysida si contraddistingue per il suo esclusivo meccanismo di autocancellazione e la compatibilità con le versioni precedenti a Windows 10 di Microsoft.

Scritto in C++ e compilato con MinGW e librerie condivise, Rhysida mostra una progettazione sofisticata.
Pur essendo relativamente nuovo, ha affrontato problemi iniziali di configurazione con il suo server onion, dimostrando un rapido adattamento e apprendimento del gruppo.

Difendersi con una robusta strategia di cybersecurity

“Con l’aumento delle minacce informatiche di natura finanziaria, il nostro impegno per la protezione degli ecosistemi digitali rimane costante – dichiara Jornt van der Wiel, Senior Security Researcher del GReAT di Kaspersky -. Seguiamo da vicino l’evoluzione del panorama delle minacce, sviluppando soluzioni di sicurezza per contrastare proattivamente gli attacchi. Per garantire la sicurezza, consigliamo l’adozione di una robusta strategia di cybersecurity, che mitighi le minacce in modo efficace”.  

Ricerca internazionale: quali sono le nuove sfide per retailer e consumatori?

Per il 26% dei retailer l’aggiornamento verso un moderno Point of Sale (POS) in grado di gestire scenari omnichannel è una delle principali priorità per i prossimi 12 mesi. Intanto i consumatori spingono sempre più verso e-mail e social media per relazionarsi con i brand, e i retailer digitalizzano sempre più la loro offerta in-store, nel tentativo di migliorare la customer experience e mantenere la competitività. 

In un momento in cui il costo della vita influenza le abitudini di acquisto per l’89% dei consumatori, la convenienza è il primo parametro per gli acquisti, anche prima della sostenibilità. Emerge dalla ricerca internazionale sull’omnichannel di Manhattan Associates.

Una shopping experience ibrida e senza interruzioni

Oggi gli acquirenti si aspettano che tutti i touchpoint siano connessi, agevoli e sempre più personalizzati. E sono desiderosi di attivarsi attraverso i canali online quando cercano di acquistare prodotti. Tanto che l’84% inizia il proprio percorso di acquisto nel mondo digitale (82% nel 2022).

Tuttavia, il 16% dei retailer (17% nel 2022) dichiara che le operazioni in-store e online della propria organizzazione continuano a essere gestite come funzioni separate.
Ciò suggerisce che sebbene di anno in anno un numero maggiore di retailer stia offrendo una shopping experience ibrida e senza interruzioni, c’è ancora margine di miglioramento.

Come si contatta oggi l’azienda?

Per quanto riguarda il modo in cui i consumatori preferiscono contattare le aziende prima e dopo l’acquisto, nel complesso l’e-mail rimane il canale preferito (47%), seguita dal contatto diretto con il team del negozio (43%).

Ora però i social media sono il canale preferito da 4 consumatori su 10 (40%), e questa preferenza è più accentuata tra i più giovani, con un picco del 55% nella fascia di età tra 25-34 anni.
Le generazioni più giovani sono anche le più propense a prendere in considerazione gli sforzi ambientali e sostenibili di un retailer rispetto ai consumatori più anziani. Il 55% dei giovani tra i 18 e i 24 anni considera tali sforzi una condizione fondamentale o importante.

L’ambiente e il boicottaggio dei brand irrispettosi 

Il 17% della fascia di età compresa tra 24 e 35 anni si spinge anche oltre, affermando che eviterebbe i retailer che non sono attenti all’ambiente, mentre solo il 10% degli over 55 dichiara che boicotterebbe gli stessi brand.

La questione ambientale, comunque, è molto sentita anche in Italia, dove il 53% dei consumatori preferisce optare per un’opzione di delivery eco-friendly al posto di una più economica. E con una quota di preferenze pari al 12% l’Italia è il Paese che dà più importanza all’impatto ambientale quando sceglie le modalità di spedizione.