Lo stress dopo le vacanze: 7 lavoratori su 10 soffrono di Post-vacation blues

Lo ha scoperto un’indagine di The Adecco Group: 7 lavoratori su 10 soffrono della sindrome del Post-Vacation Blues, un disagio connesso al ritorno nel proprio ambiente lavorativo dopo la pausa estiva. 
Secondo gli esperti, si tratta di una condizione psico-fisica, che nella maggior parte dei casi, può provocare perdita di motivazione, insoddisfazione e affaticamento legato al proprio impiego.

In particolare, il 32% sperimenta questo disagio per l’eccessivo carico di lavoro accumulato, il 26% perché insoddisfatto del proprio impiego, mentre il 12% riceve troppe pressioni dal ‘capo’.
Insomma, tornare alla routine scandita e frenetica, le responsabilità, le preoccupazioni e i doveri imposti dal lavoro fa vivere con ansia il rientro dalle ferie.

I consigli per alleviare il “disturbo” da rientro in ufficio

Al fine di alleviare questo disturbo, The Adecco Group propone una lista di suggerimenti per prepararsi al meglio a rientrare in ufficio.

Dopo una vacanza, il ritorno a un carico di lavoro pesante può sembrare opprimente. Ma introducendo micro-pause nella giornata lavorativa si spezza il ritmo, e bastano anche brevi momenti di recupero, come una passeggiata o una pausa caffè, a dare beneficio a livello mentale.

Pianificare anche piccole attività gratificanti post lavoro durante la settimana per avere qualcosa di piacevole a cui pensare (uscite serali, hobby, sport) aiuta a ridurre il senso di monotonia e a mantenere un equilibrio tra dovere e piacere.

E se fosse il lavoro “sbagliato”?

Quando il carico di lavoro sembra troppo grande, provare a spezzarlo in task più piccoli e gestibili può ridurre l’ansia e la sensazione di sopraffazione. Concentrarsi su una cosa alla volta, e celebrare ogni piccola vittoria e task completato, è un approccio che non solo migliora la produttività, ma dà un senso di controllo su ciò che si deve affrontare, riducendo lo stress legato al sovraccarico.

L’insoddisfazione lavorativa potrebbe derivare dal fatto che ciò che si fa non è allineato con i valori o obiettivi personali. Forse sarebbe necessario prendersi del tempo per riflettere su ciò che si vuole davvero dal lavoro, e dalla vita.

Imparare a comunicare apertamente con il proprio responsabile

Se non ci sono soluzioni immediate, si può comunque iniziare a pianificare a lungo termine eventuali cambiamenti di carriera o strategie per migliorare la soddisfazione personale.
E se le pressioni da parte del proprio responsabile possono alimentare sensazioni di ansia, è importante avere il coraggio di comunicare in modo assertivo i propri limiti, senza paura di sembrare poco collaborativi.

Provare a discutere in modo chiaro e rispettoso delle priorità e del carico di lavoro, suggerendo possibili soluzioni o miglioramenti, stabilisce confini e protegge la salute mentale, prevenendo lo stress eccessivo.

Italia, le vendite al dettaglio tornano a crescere: i dati di luglio 2024

Nel mese di luglio 2024, le vendite al dettaglio hanno registrato una crescita sia in termini di valore (+0,5%) che in volume (+0,3%). Lo riferisce l’ultimo rapporto dell’Istat.

Questo incremento riguarda sia i beni alimentari, con un aumento dello 0,5% in valore e dello 0,4% in volume, sia i beni non alimentari, che segnano una crescita dello 0,6% in valore e dello 0,2% in volume.

Andamento trimestrale maggio-luglio 2024

Nel trimestre compreso tra maggio e luglio 2024, l’andamento delle vendite al dettaglio mostra un miglioramento in termini di valore (+0,3%), mentre in volume si registra una sostanziale stabilità. In particolare, le vendite dei beni alimentari sono cresciute sia in valore (+0,5%) che in volume (+0,2%), mentre per i beni non alimentari l’aumento è stato contenuto in valore (+0,1%), accompagnato da una leggera flessione in volume (-0,2%).

Questi dati indicano una maggiore spesa per i beni alimentari rispetto ai non alimentari, sebbene il volume complessivo delle vendite non alimentari sia in leggero calo.

Tendenze annuali: il confronto fra luglio 2023 e 2024

Su base annuale, confrontando i dati di luglio 2024 con quelli di luglio 2023, le vendite al dettaglio sono aumentate dell’1,0% in valore, mentre in volume l’incremento è più modesto (+0,1%). In particolare, i beni alimentari hanno segnato una lieve crescita in valore (+0,3%), ma un calo in volume (-0,7%), segno di una maggiore spesa a fronte di una diminuzione nelle quantità acquistate.

Al contrario, i beni non alimentari hanno registrato una crescita più marcata sia in valore (+1,4%) che in volume (+0,6%), evidenziando un interesse crescente per questo tipo di prodotti.

Variazioni nei settori non alimentari

Nel dettaglio dei beni non alimentari, quasi tutti i gruppi di prodotti hanno mostrato una crescita su base annua. I maggiori aumenti riguardano i prodotti di profumeria e cura della persona (+6,0%), mentre il calo più significativo è stato osservato nel settore dei giochi, giocattoli, sport e campeggio (-1,7%).

Distribuzione delle vendite per canale

Rispetto a luglio 2023, le vendite al dettaglio sono aumentate in vari canali di distribuzione. La grande distribuzione ha registrato una crescita dello 0,8%, mentre le imprese su piccole superfici hanno visto un incremento dell’1,0%.

Il commercio elettronico ha continuato a crescere significativamente (+4,1%), mentre le vendite al di fuori dei negozi hanno subito una leggera flessione (-0,3%).

Vacanze: staccare la spina, ma dare anche slancio alla carriera

In questi giorni di vacanza molti potranno finalmente staccare la spina e prendere una pausa dalla routine quotidiana. Può capitare, però, che questa pausa diventi una fonte di stress, magari per chi ha un ruolo manageriale e deve gestire una serie di responsabilità, che spesso non vanno in vacanza.
Ma l’estate rappresenta anche il momento ideale per dare uno slancio alla carriera e investire sul proprio percorso professionale.

“I mesi estivi, spesso meno colmi di impegni, possono essere utili per seguire un corso o studiare i grandi temi attuali – precisa Marta Arcoria, Hr Manager di Hunters Group -: quelli che possono fare la differenza quando si incontra un’azienda, ovvero, Intelligenza artificiale, tecnologia, innovazione o una particolare lingua straniera”.

Riflettere sul proprio percorso professionale

Avere ben chiari gli obiettivi professionali è fondamentale per capire se la propria carriera sta andando nella direzione desiderata o è necessario cambiare qualcosa. E questo periodo può essere il momento ideale per iniziare queste riflessioni e a settembre ripartire con il piede giusto.

In vacanza potrebbe essere utile dedicare un po’ di tempo a valutare eventuali cambiamenti da mettere in atto al rientro. Avere più tempo libero aiuta a visualizzare meglio il proprio percorso professionale e le proprie aspettative, e in caso ci sia qualcosa di non soddisfacente, trovare alternative.

No alla connessione h24 in ferie

In ogni caso, no alla connessione 24 ore su 24, 7 giorni su 7 quando si è in ferie. Controllare le mail come se si fosse in ufficio e voler essere costantemente aggiornati su quello che accade sarà solo una fonte di stress. Meglio farsi aggiornare al rientro. Circoscrivere il tempo che si vuole dedicare al lavoro in vacanza aiuta a non farsi prendere dall’ansia del distacco dall’ufficio.

Ogni manager che si rispetti ha un suo braccio destro con cui si alterna durante le vacanze.
Il periodo estivo, quindi, è un ottimo momento per responsabilizzare il proprio team.

Non portare il lavoro in villeggiatura

“Il mio consiglio è molto semplice, quasi banale: cercare, per quanto possibile, di non portarsi il lavoro in villeggiatura o a casa – aggiunge Arcoria -. Non significa che si debba sparire, soprattutto quando si ricoprono ruoli manageriali o si è a capo di un’azienda o di un team, ma ci sono piccoli accorgimenti che possono fare la differenza. Ad esempio, disattivare le notifiche dei vari account di posta, in modo che in caso di necessità si potrà essere disponibili al telefono”. 

In questo modo, le giornate non saranno scandite dall’arrivo di messaggi continui, che nella maggior parte dei casi, sarebbero letti quasi in real time.

Olimpiadi Parigi 2024: cosa si aspettano i cittadini del mondo?

Lo rivela un nuovo sondaggio Ipsos condotto in 33 Paesi: la stragrande maggioranza delle persone del mondo (72% in media) ritiene che le Olimpiadi possano unire il proprio Paese, con un crescente interesse rispetto all’edizione di Tokyo 2020 (57% vs 46%).

I cittadini del Paese ospitante, tuttavia, sono decisamente meno entusiasti. La Francia si posiziona al 28° posto in termini di interesse, con meno della metà (46%) dei francesi che si dichiara interessata, e al 31° posto quando si tratta di stabilire se le Olimpiadi uniranno il proprio Paese (54% opinioni positive vs 46% negative). 

Un’occasione di unione e orgoglio nazionale

Tuttavia, il 72% delle persone in tutto il mondo (69% Francia) ritiene che le Olimpiadi di Parigi 2024 debbano svolgersi, indipendentemente dall’economia mondiale e dai conflitti.
Infatti, nonostante i vari conflitti e problemi globali in corso il 75% degli italiani pensa che le Olimpiadi di Parigi debbano svolgersi a prescindere da questi fattori.

In generale le Olimpiadi sono percepite come un evento in grado di unire il mondo (75%) e rafforzare il senso di appartenenza nazionale. Sentimento condiviso anche dal 77% degli italiani. E il 78% considera i Giochi Olimpici motivo di orgoglio nazionale,. Un sentimento molto forte anche in Italia, dove la medesima percentuale dichiara che le Olimpiadi rendono orgogliosi del proprio Paese.

I Giochi Olimpici ispirano le nuove generazioni? 

Ma se la maggioranza degli intervistati, sia a livello globale sia in Italia (72%), sostiene che le Olimpiadi dovrebbero svolgersi nonostante l’impatto climatico di viaggi e costruzioni, ciò non è condiviso dai francesi, che si posizionano all’ultimo posto, con solo il 52% di favorevoli. 
A livello globale, però, l’80% del campione pensa che le Olimpiadi siano fonte di ispirazione per le nuove generazioni a praticare sport, e una percentuale simile (82%) si registra anche nel nostro Paese.

Tuttavia, solo il 55% a livello internazionale afferma che l’evento li ispira in prima persona a praticare sport.
Una quota è maggiore tra le generazioni più giovani (Millenials 62% e GenZ 61% vs GenX 52% e Boomers 40%) e tra gli uomini (58%) rispetto alle donne (52%). 

Qual è l’evento più atteso?

Poco più di uno su quattro (28%) dichiara di essere interessato al calcio, posizionato davanti ad atletica (26%) e ginnastica (20%).
Inoltre, emerge un divario di genere e generazionale sulla popolarità degli eventi. Gli uomini e le generazioni più giovani sono maggiormente interessati al calcio, le donne alla ginnastica, mentre le generazioni più adulte all’atletica. 

In Italia, invece, si registra un maggior interesse all’atletica (38%), seguita da calcio (32%), sport acquatici (28%) e tennis (27%).

L’AI rivoluziona la medicina personalizzata

Strumenti digitali per il monitoraggio a domicilio del paziente, come sensori, app per la salute e real-world data oggi sono gli ambiti d’innovazione che stanno contribuendo a trasformare il settore Life Science.
Secondo il 93% delle aziende dell’offerta e il 74% dei direttori delle strutture sanitarie entro 5 anni l’Intelligenza artificiale rivoluzionerà la medicina personalizzata, e per il 77% delle aziende dell’offerta e il 55% delle aziende sanitarie le terapie digitali (DTx), soluzioni digitali validate clinicamente per integrare o sostituire le terapie tradizionali, avranno un impatto rilevante.

In Italia non esiste ancora una normativa di riferimento. A giugno 2023, però, è stata presentata una proposta di legge per definire ambiti d’uso dele DTx e istituire organi per la valutazione e il monitoraggio delle soluzioni.
Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Life Science Innovation della School of Management del Politecnico di Milano.

Italiani fortemente interessati

Il 65% dei pazienti italiani sarebbe disposto a utilizzare una terapia digitale proposta dal medico curante se consentisse di migliorare lo stile di vita e lo stato di salute (77%), e di avere maggior consapevolezza della propria patologia (72%), ma è fondamentale che risponda alle proprie esigenze specifiche (71%) e migliori la relazione con il medico curante (70%).

Circa metà dei medici specialisti e di medicina generale sarebbe disposta a prescrivere una DTx, soprattutto se il paziente possegga le competenze digitali per un corretto utilizzo (72% dei medici specialisti e 69% dei MMG).
Tra i principali benefici riconosciuti dai medici specialisti, emerge la possibilità di avere a disposizione un maggior numero di dati a supporto della ricerca clinica (68%) e prendere decisioni (65%).

Le DTx

L’AI supporta e potenzia la medicina personalizzata grazie alla sua capacità di analizzare grandi quantità di dati e identificare le possibili correlazioni tra dati anche eterogenei, mentre le terapie digitali si confermano un ambito di innovazione rilevante nel panorama mondiale. A livello internazionale l’Osservatorio ne ha censite 93: il 37% nell’area psichiatria, il 14% nell’endocrinologia, il 10% reumatologia e il 10% nell’oncologia.

Il modello di business più adottato è di tipo B2b, che prevede il rimborso della DTx da parte di un’assicurazione a seguito della prescrizione da parte del medico. Il prezzo medio proposto dal produttore di una terapia digitale è poco più di 500 euro per un ciclo di trattamento della durata di 90 giorni, con un aumento di circa il 10% rispetto a quanto rilevato nel 2023.

“Importante misurare i benefici”

“Per favorire la diffusione delle terapie digitali in Italia, una volta che sarà possibile utilizzarle nel nostro Paese, bisognerebbe coinvolgere già ora pazienti e professionisti sanitari – spiega Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio -. È importante avviare sperimentazioni che consentano di comprendere e misurare i benefici e gli impatti sulla salute dei pazienti, sull’attività del medico e sull’intero sistema sanitario, completando le informazioni offerte dagli studi di health technology assessment (HTA) sulle terapie digitali, che continuano a trascurare la valutazione dell’impatto organizzativo effettuata in circa uno studio su dieci”.

Farmaci online: gli integratori sono i più acquistati

Andare in cerca di rimedi online è ormai un’abitudine consolidata fra gli italiani. E gli integratori sono più cercati rispetto ai farmaci da banco e ai prodotti per la salute: sono infatti ancora pochi gli italiani che cercano online i farmaci, per i quali spesso preferiscono ricevere il consiglio del farmacista e il parere del medico. Più numerose sono le ricerche online di vitamine e prodotti per la cura e il benessere quotidiano. 

Secondo l’Osservatorio realizzato da Trovaprezzi.it, chi negli ultimi mesi ha cercato online prodotti farmaceutici e per la salute ha un profilo attento e consapevole nell’utilizzo dei canali digitali. La maggior parte ha un’età compresa tra 25-34 anni e 35-44 anni. Il 46,3% in queste fasce di età ha cercato farmaci da banco, il 45,6% integratori, e il 46,7% prodotti per la salute.

Donne più interessate degli uomini

Gli under25, invece, mostrano più interesse per integratori e vitamine (13,4% delle ricerche in categoria), mentre gli over65 sono più attivi nella ricerca di farmaci da banco (10,2%). 
Le donne, poi, risultano più interessate degli uomini (54,5% integratori, 54,1% prodotti salute, 53% farmaci), mentre a livello geografico le regioni più attive sono Lombardia, Lazio e Campania, che complessivamente raggiungono la metà delle ricerche. 

In generale, l’interesse maggiore per tutte le tre categorie di prodotti è stato registrato all’inizio del 2023. Nel corso dei mesi successivi il trend è cambiato, soprattutto per i farmaci da banco, mentre per gli integratori il picco di ricerche ha coinciso con l’arrivo dell’autunno, per poi risalire nuovamente a marzo 2024.

Quanto è sicuro acquistare i farmaci su Internet?

“Il consumatore è tutelato se acquista tramite siti autorizzati dal Ministero della Salute – spiega la professoressa Francesca Selmin, docente di Tecnologia e Legislazione Farmaceutica all’Università Statale di Milano -. Chiaramente, il servizio che offre e il consiglio del farmacista dietro al banco è insostituibile, ma per alcune categorie di prodotti, come gli integratori, l’online è decisamente funzionale, soprattutto fra gli under45”. 

I farmaci da banco più cercati sono quelli per la tosse e i sintomi influenzali: siamo sicuri che non sia necessario passare dal medico? “Rispetto ai farmaci, quelli più cercati sono prodotti senza obbligo di ricetta medica che tradizionalmente sono reperibili nelle farmacie e parafarmacie distribuite sul territorio – aggiunge Selmin -. La vendita online di tutti i medicinali che richiedono ricetta medica è tassativamente proibita”. 

I consigli del medico per un’assunzione consapevole

Il medico di base è bene che conosca tutti gli integratori e i farmaci che un paziente assume.

“Se usati secondo le indicazioni riportate sul foglietto illustrativo o sulla confezione, tali prodotti sono sicuri – precisa Selmin -, ma in alcune situazioni si possono verificare interazioni con medicinali che un soggetto sta assumendo o con altre terapie in corso. Nel foglietto illustrativo dei medicinali sono descritte le interazioni cui prestare attenzione, non solo con altri medicinali, ma anche con integratori e alimenti”.
Non ci sono sostanze che fanno male in assoluto, ma è necessaria una visione olistica per un’assunzione consapevole. 

Aziende, perchè il benessere dei dipendenti passa attraverso la formazione? 

Il benessere dei dipendenti è un fattore chiave per la produttività aziendale. Un lavoratore che apprezza il proprio incarico e la propria azienda tende ad affrontare le mansioni con una disposizione positiva, risultando più efficace.

Poiché il benessere è influenzato dall’impegno concreto e dagli investimenti dell’azienda verso i propri lavoratori, ecco che la formazione ne è un elemento essenziale. ASUS Business, insieme ad Astra Ricerche, ha studiato la correlazione tra questi aspetti, indagando come le aziende italiane percepiscono la formazione e il suo impatto sulla soddisfazione e motivazione dei dipendenti.

Orgoglio, appartenenza e stress

La ricerca ha dimostrato che il senso di orgoglio e appartenenza verso l’azienda migliora la situazione lavorativa di almeno 6 italiani su 10. Tuttavia, quando si considera il ruolo specifico, la soddisfazione diminuisce.

Nonostante oltre il 65% degli intervistati ritenga che le proprie competenze siano sfruttate appieno e riconosca una crescita personale e professionale, una persona su due considera il proprio lavoro una grande fonte di stress. Circa il 35% degli intervistati non si sente sicuro delle proprie performance. Questo sentimento è più marcato tra i dipendenti sotto i 30 anni e raggiunge il picco tra i 30 e i 39 anni.

Il valore economico del lavoro

La retribuzione è un altro aspetto fondamentale del benessere lavorativo. Più della metà degli intervistati ritiene la propria retribuzione adeguata, ma il 46% non si sente sufficientemente valorizzato economicamente. Anche le possibilità di carriera non sono percepite come soddisfacenti dal 47% dei partecipanti. Le donne, in particolare, danno una valutazione più bassa alla retribuzione e alle opportunità di carriera, con un livello di frustrazione maggiore tra i 30 e i 39 anni.

Competenze e formazione

Le competenze specifiche del proprio ruolo sono considerate fondamentali dal 75% degli italiani, mentre il 65% ritiene indispensabili anche le soft skills e le competenze digitali di base. Le competenze tecnologiche sono cruciali in ogni settore e ruolo, e la capacità di relazionarsi con gli altri e risolvere problemi è altamente valorizzata. Tuttavia, la mancanza di occasioni di scambio e confronto con i colleghi è vista come un ostacolo all’acquisizione di competenze necessarie.

La formazione nel nostro Paese  

Solo la metà delle aziende italiane offre corsi di formazione e aggiornamento ai propri dipendenti. Il 71% degli italiani partecipa a formazione legata al lavoro, ma solo il 56% frequenta corsi sovvenzionati dall’azienda. Circa 2 persone su 10 investono personalmente nella propria istruzione.

La qualità della formazione è giudicata positivamente da meno di 3 persone su 10, e quasi 8 su 10 ritengono che ciò che imparano sia poco pertinente al loro lavoro. Per migliorare, è necessario che la formazione sia più mirata alle esigenze specifiche dei lavoratori, con particolare attenzione alla formazione linguistica e alla gestione del lavoro.

Conclusioni

La formazione aziendale è cruciale per migliorare le performance e il benessere dei dipendenti, ma c’è ancora molto da fare. È fondamentale fornire strumenti adeguati per affinare le competenze necessarie, specialmente quelle digitali. ASUS Business, con la sua esperienza e gamma di prodotti innovativi, mira a soddisfare le esigenze delle aziende e dei professionisti, contribuendo così al miglioramento del benessere lavorativo.

Vacanze, un’esperienza emotiva complessa. Il treno è il mezzo preferito

Emerge da un sondaggio commissionato da Trainline all’Istituto di ricerca Human Highway: è il treno il mezzo di trasporto preferito dagli italiani per le vacanze estive, scelto dal 29% degli intervistati.
Il treno trasmette rilassatezza, propositività e serenità, all’andata come al ritorno, favorendo un viaggio piacevole e senza stress.
Ed è la GenZ la generazione più incline a preferire questo mezzo per viaggiare, con il 45% che lo utilizza per i propri spostamenti.

Il viaggio, per gli italiani, è un’esperienza emotiva ricca e complessa, che passa per la tecnologia.
Ma quali sono le emozioni provate prima, durante e dopo il viaggio? Lo studio di Trainline evidenzia le differenze generazionali e individua i diversi profili di viaggiatori.

Pianificare provoca emozioni contrastanti

La fase di pianificazione del viaggio è un momento di grande importanza, con quattro persone su cinque che vi si dedicano con meticolosità.
Coinvolgere gli altri partecipanti nella scelta delle destinazioni e delle tappe è comune, con il 65,7% che lo fa regolarmente.

Questa fase non è però priva di ansie. Il 58,3% degli intervistati prova emozioni contrastanti, tra cui indecisione (32,1%), preoccupazione (18,7%) e stress (18,1%). La GenZ emerge come la più emotiva, con un alto grado di ansia anticipatoria, ma allo stesso tempo, anche di euforia ed energia.

Finalmente si parte! Ma la GenZ soffre di FOMO

Durante il viaggio, il 90% del campione si sente al massimo delle proprie capacità, è metà intervistati provano solo emozioni positive, energia e apertura alle novità.

La GenZ, in particolare, manifesta una forte necessità di rimanere connessa e non perdere nessun evento, uno stato d’animo che in gergo si chiama FOMO, o ‘fear of missing out’. L’81,7% del campione dichiara infatti di avere il timore di perdersi eventi mentre è via, e ben il 90,1% afferma di voler essere sempre connesso.
I più adulti, invece, appaiono più sereni e rilassati, dimostrando un’apertura al nuovo e una capacità di godere pienamente dell’esperienza.

Si torna a casa: che stress disfare le valigie!

Quando poi il viaggio è finito, il 70% degli intervistati è contento di ritornare alla routine quotidiana, mentre il 63,9% non vede l’ora di ricongiungersi con amici e famiglia. Tuttavia, riporta Adnkronos, oltre la metà prova ansia e fatica a mantenere i benefici del viaggio, con il 49,9% stressato all’idea di disfare le valigie.

Le emozioni positive includono appagamento, relax e serenità, mentre nostalgia e sta nchezza sono comuni tra le sensazioni negative.Ma niente paura: Trainline ha pubblicato una playlist pensata per mantenere la positività del viaggio anche una volta tornati a casa.

Composizione Negoziata: come risolvere la crisi d’impresa nel minor tempo possibile?

I dati dell’Osservatorio di Unioncamere sulla Composizione Negoziata mostrano come questa procedura sia più rapida del ricorso al Tribunale e più efficace se più tempestiva. 
La miglior conoscenza dello strumento, e probabilmente anche la sua maggior rapidità, stanno favorendo un più ampio ricorso da parte delle imprese. Al 15 maggio, le istanze di composizione negoziata erano 1.450, 413 in più rispetto a quelle censite a novembre 2023. Una crescita rispetto al semestre precedente di oltre il 50 %, 413 istanze contro 270. 

Il tempo trascorso tra la data di presentazione dell’istanza di Composizione Negoziata e la chiusura del procedimento in media è stato di circa 250 giorni: 357 giorni per quelle chiuse con successo e 227 per quelle archiviate con esito sfavorevole.

Cresce il tasso di successo medio

La fase giudiziale di un concordato preventivo concluso con successo dura in media circa 520 giorni e il maggior numero delle istanze proviene dalla Lombardia (23%) e dal Lazio (12%).

La Composizione Negoziata è relativamente più utilizzata dalle imprese della manifattura e delle costruzioni. Delle 1.450 imprese che hanno avuto accesso allo strumento, il 6% appartiene alla categoria ‘sottosoglia’, il 9% a un Gruppo, il 22% ha manifestato l’esigenza di ricorrere a nuove risorse finanziarie e il 76% ha richiesto l’applicazione delle misure protettive del patrimonio.

Sul totale delle 1.450 istanze presentate, 831 risultano archiviate, di cui circa il 18% (153) con esito favorevole, mentre 87 istanze sono state rifiutate, e oltre 500 sono in fase di gestione. 

Affrontare la crisi in maniera più tempestiva

Il dato delle chiusure positive è di gran lunga aumentato nel corso dell’ultimo anno, e soprattutto, ha interessato imprese di dimensioni più significative, in termini di lavoratori impiegati (55 contro 45 in media) e attivo di bilancio (+48%) rispetto a quelle che hanno concluso la Composizione con insuccesso.

Oltre a essere più grandi, le imprese che portano a termine con successo la Composizione Negoziata hanno affrontato la crisi dell’impresa in maniera più tempestiva. In generale, rispetto alle più diffuse procedure concorsuali, alla Composizione Negoziata accedono in prevalenza imprese che affrontano la crisi più celermente.

Le istanze archiviate con esito negativo

Le imprese in crisi ‘grave’ già prima della presentazione dell’istanza hanno minori probabilità di una conclusione favorevole del procedimento. A prescindere dall’esito della procedura, le imprese in Composizione Negoziata in media sono in sofferenza da 17,6 mesi, a fronte dei 30,3 di quelle in concordato e 44,7 di quelle in liquidazione giudiziale.

Quanto alle istanze archiviate con esito negativo, i dati mostrano che in circa metà dei casi le imprese non hanno avuto accesso agli altri istituti o alle procedure disciplinate dal codice della crisi, né avviato processi di scioglimento volontario. Questo fa ritenere che tali imprese siano attualmente ancora operative.

Turismo rurale: gli italiani scelgono mete extra-urbane per le vacanze

Grazie a una giusta combinazione tra esperienze uniche in contesti naturalistici e servizi sempre più evoluti, l’ospitalità extraurbana guadagna preferenze per le vacanze estive e primaverili. Oltre l’80% degli italiani (90% stranieri) preferisce infatti una meta extraurbana per le prossime vacanze estive. E circa il 50% prevede di fare almeno due viaggi con pernottamento nei prossimi sei mesi.

A prediligere le mete extraurbane sono soprattutto le generazioni più mature: il 65% dei turisti rurali, italiani e stranieri, ha tra 45 e 65 anni e viaggia prevalentemente in coppia (46%).
Lo rivela l’indagine condotta da Feries sui suoi due portali, Agriturismo.it e CaseVacanza.it. 
Confermano il trend positivo anche le prenotazioni sui due portali, che registrano il +10% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. 

Maggiore distribuzione delle vacanze: non solo alta stagione

Il 60% dei soggiorni brevi degli italiani sono previsti per la primavera o per l’autunno, mentre per gli stranieri destagionalizzare conta anche per i soggiorni più lunghi di una settimana. Il 50% dei soggiorni lunghi degli stranieri è previsto per la primavera o l’autunno.

Secondo i dati raccolti da Feries, se gli stranieri confermano il forte interesse per partenze in periodi diversificati, i viaggi tra giugno e luglio, e in autunno, guadagnano l’interesse anche di quasi un italiano su tre. E l’Italia si attesta tra le mete preferite. Il 78% dei connazionali infatti vorrebbe fare almeno un viaggio lungo lo Stivale (57% stranieri).

Stessa spiaggia stesso mare?

Le mete balneari sono scelte dal 70% degli intervistati, seguite da montagna, collina e piccoli borghi (11%).
La scelta delle mete si riflette anche nella tipologia delle esperienze, che arricchiscono il soggiorno con la scoperta delle ricchezze, meglio se nascoste, del territorio.

Le attività escursionistiche in contatto diretto con la natura sono le predilette dal 28% degli italiani, ma si registra anche un forte interesse per le attività culturali (20%) ed enogastronomiche (19%).
Quanto ai driver di scelta, prezzo e scenario geopolitico sono i principali fattori che influenzano le prenotazioni di viaggio. Circa il 20% dei turisti italiani (4% stranieri) darà priorità al risparmio, mentre le valutazioni dei rischi in termini di sicurezza influiscono significativamente sulle scelte di viaggio del 34% degli italiani e del 44% degli stranieri.

Sempre più viaggi all’insegna della sostenibilità

Il 53% degli intervistati dichiara poi di avere scelto già da tempo un modo di viaggiare più green.

Oltre ad adottare buone pratiche, come la riduzione dei rifiuti e il rispetto delle risorse naturali (53%), le scelte ecosostenibili degli italiani in vacanza riguardano la preferenza per alloggi eco-friendly (40%) con misure per ridurre l’impatto ambientale (uso di energie rinnovabili o riciclo dei rifiuti), l’uso di mezzi trasporti sostenibili a basse emissioni di carbonio come il treno (29%) e le destinazioni naturali protette (32%), che preservano e tutelano gli ecosistemi naturali.