Strumenti digitali per il monitoraggio a domicilio del paziente, come sensori, app per la salute e real-world data oggi sono gli ambiti d’innovazione che stanno contribuendo a trasformare il settore Life Science.
Secondo il 93% delle aziende dell’offerta e il 74% dei direttori delle strutture sanitarie entro 5 anni l’Intelligenza artificiale rivoluzionerà la medicina personalizzata, e per il 77% delle aziende dell’offerta e il 55% delle aziende sanitarie le terapie digitali (DTx), soluzioni digitali validate clinicamente per integrare o sostituire le terapie tradizionali, avranno un impatto rilevante.
In Italia non esiste ancora una normativa di riferimento. A giugno 2023, però, è stata presentata una proposta di legge per definire ambiti d’uso dele DTx e istituire organi per la valutazione e il monitoraggio delle soluzioni.
Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Life Science Innovation della School of Management del Politecnico di Milano.
Italiani fortemente interessati
Il 65% dei pazienti italiani sarebbe disposto a utilizzare una terapia digitale proposta dal medico curante se consentisse di migliorare lo stile di vita e lo stato di salute (77%), e di avere maggior consapevolezza della propria patologia (72%), ma è fondamentale che risponda alle proprie esigenze specifiche (71%) e migliori la relazione con il medico curante (70%).
Circa metà dei medici specialisti e di medicina generale sarebbe disposta a prescrivere una DTx, soprattutto se il paziente possegga le competenze digitali per un corretto utilizzo (72% dei medici specialisti e 69% dei MMG).
Tra i principali benefici riconosciuti dai medici specialisti, emerge la possibilità di avere a disposizione un maggior numero di dati a supporto della ricerca clinica (68%) e prendere decisioni (65%).
Le DTx
L’AI supporta e potenzia la medicina personalizzata grazie alla sua capacità di analizzare grandi quantità di dati e identificare le possibili correlazioni tra dati anche eterogenei, mentre le terapie digitali si confermano un ambito di innovazione rilevante nel panorama mondiale. A livello internazionale l’Osservatorio ne ha censite 93: il 37% nell’area psichiatria, il 14% nell’endocrinologia, il 10% reumatologia e il 10% nell’oncologia.
Il modello di business più adottato è di tipo B2b, che prevede il rimborso della DTx da parte di un’assicurazione a seguito della prescrizione da parte del medico. Il prezzo medio proposto dal produttore di una terapia digitale è poco più di 500 euro per un ciclo di trattamento della durata di 90 giorni, con un aumento di circa il 10% rispetto a quanto rilevato nel 2023.
“Importante misurare i benefici”
“Per favorire la diffusione delle terapie digitali in Italia, una volta che sarà possibile utilizzarle nel nostro Paese, bisognerebbe coinvolgere già ora pazienti e professionisti sanitari – spiega Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio -. È importante avviare sperimentazioni che consentano di comprendere e misurare i benefici e gli impatti sulla salute dei pazienti, sull’attività del medico e sull’intero sistema sanitario, completando le informazioni offerte dagli studi di health technology assessment (HTA) sulle terapie digitali, che continuano a trascurare la valutazione dell’impatto organizzativo effettuata in circa uno studio su dieci”.
