Novanta giorni. È questo, più o meno, il tempo che molti italiani devono mettere in conto prima di riuscire a ottenere una prestazione dal servizio sanitario pubblico. Tre mesi di attesa che, quando la salute chiama, diventano un’eternità. A raccontarlo sono i dati di un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, che fotografano un rapporto sempre più complicato tra cittadini e sanità.
Il risultato è impietoso: nel 2025 circa 26 milioni di persone hanno scelto la sanità privata, mentre 13,6 milioni hanno rinunciato almeno una volta a curarsi. Numeri che fanno rumore, soprattutto se si considera che solo il 23% degli italiani può contare su un’assicurazione sanitaria.
Il problema delle liste d’attesa infinite
Nel dettaglio, l’attesa media per una prestazione pubblica si aggira sugli 87 giorni, che diventano 91 nel Sud. Nel privato, invece, bastano 18 giorni, senza grandi differenze territoriali. La forbice si allarga ancora di più in alcune specialità: per una visita oculistica nel pubblico si arriva a 116 giorni, per una dermatologica a 118. Nel privato, si scende rispettivamente a 15 e 25 giorni.
E poi c’è il tema, sempre più frequente, delle liste chiuse. Quasi sette pazienti su dieci si sono sentiti dire almeno una volta che non c’era nemmeno la possibilità di prenotare.
Quanto costa curarsi subito
Saltare la fila, però, ha un costo. Una prestazione privata costa in media 325 euro. Si parte da poco più di 100 euro per le analisi del sangue, ma si superano facilmente i 700 euro quando si parla di cure odontoiatriche. Un conto salato che molti riescono a pagare solo grazie a un’assicurazione: circa 6 milioni di italiani nel 2025.
Ma la copertura non è uguale per tutti. Al Nord è diffusa quasi nel 29% dei casi, al Centro scende al 25%, mentre al Sud si ferma al 15%.
Quando curarsi significa indebitarsi
Per chi non è assicurato, spesso l’unica strada è il prestito. Secondo l’osservatorio Facile.it – Prestiti.it, nell’ultimo anno sono stati erogati circa 1,4 miliardi di euro in prestiti personali legati alle spese mediche. Dieci anni fa rappresentavano il 3,8% delle richieste totali, oggi sfiorano il 4,5%. Cambia anche l’importo: da quasi 8.000 euro medi nel 2015 a circa 5.800 nel 2025. Segno che non si finanziano più solo grandi interventi, ma cure sempre più comuni: dentista, esami diagnostici, visite urgenti.
Gli esperti di Facile.it lo spiegano chiaramente: dilazionare i pagamenti aiuta molte famiglie a non rimandare cure che, se trascurate, rischiano di diventare problemi più seri.
Rinunce e viaggi della speranza
Il dato più amaro resta quello delle rinunce. L’80% riguarda visite specialistiche, il 52% esami diagnostici, il 16% persino interventi chirurgici. Le cause? Attese troppo lunghe e costi troppo alti. E non tutti partono dallo stesso punto: al Centro-Sud rinuncia il 36% dei cittadini, al Nord il 29%.
A questo si aggiunge la migrazione sanitaria. Nell’ultimo anno 2,6 milioni di italiani hanno lasciato la propria regione per curarsi, scegliendo soprattutto Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia. Un viaggio che spesso non è una scelta, ma una necessità.









