Di fronte a una notizia che smentisce le proprie convinzioni, la maggioranza degli italiani tende ad approfondire e verificare con altre fonti. Tuttavia, se la notizia viene da un giornalista solo il 7,1% pensa che sia falsa, mentre la percentuale sale al 24,5% se la fonte è un influencer. E se considerano importante l’informazione (68,4%) dedicano meno di mezz’ora al giorno a scoprire cosa succede in Italia e nel mondo (63,5%).
Secondo i dati di una ricerca promossa dall’Istituto nazionale per la comunicazione (Inc), dal titolo ‘Senza filtri: l’informazione nell’epoca della disintermediazione tra opportunità e caos’, e condotta da AstraRicerche 8 italiani su 10 ammettono di avere difficoltà a capire se una notizia è vera o falsa.
E se l’83,8% confessa di avere creduto a notizie false il 42% le ha condivise sui social.
Di chi è la colpa della diffusione di false notizie?
Sull’influenza e il controllo dell’informazione la percezione è che i poteri economici (60,9%) e politici italiani (60,5%) siano i principali responsabili della diffusione di notizie ‘di parte’ o fake news, seguiti dagli interessi delle piattaforme social (55,9%) e dai poteri politici esteri (55,8%).
E la preoccupazione per le fake news è piuttosto diffusa. Alla maggioranza degli intervistati capita di leggere una notizia e pensare che possa essere falsa (59,5% a volte, 24,2% spesso). La difficoltà nel capire se una notizia è falsa è percepita come media: solo 4 su 10 ritengono che sia molto o abbastanza difficile.
Le regole deontologiche non vanno applicate solo ai giornalisti
Il 62,3% degli intervistati ritiene che le regole deontologiche dei giornalisti dovrebbero essere applicate a chiunque comunichi sui mezzi di informazione. Tuttavia, per il 50,1% anche molti giornalisti non rispettano tali regole. Anche il controllo delle fake news da parte delle piattaforme è un tema caldo.
Il 65,0% pensa che il gruppo di persone che controlla le notizie dovrebbe essere scelto senza preconcetti, e il 60,8% vede un rischio nel controllo basato solo sugli utenti. Interessante è la percezione di chi determina il flusso delle informazioni online, giornalisti e media tradizionali (45,1%), ancora visti come i principali attori, seguiti dalle piattaforme con i loro algoritmi (43,8%).
Profilazione e algoritmi, è più il rischio che l’aiuto
La maggior parte degli utenti (70,0%), riporta Adnkronos, è consapevole che siti e portali online mostrino notizie personalizzate in base alle loro abitudini. Questo è percepito più come un rischio che un aiuto nel trovare le notizie rilevanti.
Ma anche l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nella sintesi delle notizie è considerata più come un rischio che come un aiuto.
Prevalgono infatti i timori di informazioni non corrette (58,4%) e di una minore sollecitazione alla verifica delle fonti (57,0%) rispetto all’aiuto dato agli utenti (37,9%).
